Si allarga il partito di chi vuole una nuova legge elettorale

Se il dialogo tra M5s e Pd non portasse a nulla, lo scenario di un ritorno alle urne diventerebbe più concreto. Ma, senza modifiche al Rosatellum, cambierebbe ben poco

Si allarga il partito di chi vuole una nuova legge elettorale

La prima a parlarne, ormai settimane fa, è stata Giorgia Meloni. Oggi a rilanciare l'ipotesi di un intervento per modificare la legge elettorale è il leader della Lega, Matteo Salvini. Il tema, seppur in via indiretta, viene affrontato anche dai pentastellati.

In attesa della decisione che assumerà il Pd giovedì prossimo sul possibile confronto con i 5 stelle, le forze politiche si interrogano sui vari scenari in caso di fallimento del dialogo tra dem e pentastellati. E l'eventualità di un ritorno al voto già in autunno inizia a essere annoverata tra le variabili in campo. Su cui, però, pesa come un macigno l'incognita del risultato: a legge elettorale invariata, infatti, le chance che si ripresenti la medesima situazione di ingovernabilità sono molto alte. L'unica soluzione sarebbe intervenire sul Rosatellum‚Äč per inserire un meccanismo che garantisca una maggioranza certa. L'ipotesi piu' accreditata è di prevedere un premio di maggioranza, anche se alcuni 'tecnici' dem sostengono che così si creerebbe una legge "impraticabile" e "contraddittoria". 

Per Salvini, basterebbero 15 giorni

Al di là dei tecnicismi, per Matteo Salvini "se si vuole la legge elettorale la approviamo in 15 giorni, siamo totalmente disponibili. E chi prende un voto in più governa, lista o coalizione". Il leader leghista non entra nei dettagli, ma non è un mistero che al Carroccio non dispiacerebbe il premio da assegnare alla lista o partito. Una soluzione che darebbe a Salvini le fiches giuste per terminare l'opa avviata sul centrodestra e, al prossimo giro, essere l'unico leader a decidere senza dover mediare tra varie anime.

Per Salvini, tuttavia, "anche con la legge elettorale invariata il centrodestra vincerebbe". Giorgia Meloni è ancor più audace e azzera i tempi: "ci vogliono 3 ore" per modificare la legge elettorale con l'introduzione del "premio di maggioranza", spiega la leader di FdI, il cui partito ha già avanzato una proposta concreta: premio di maggioranza al 40% o al 37% indipendentemente alla coalizione o alla lista.

Il M5s non vuole il premio di maggioranza

I 5 stelle, seppur il loro leader abbia evocato ufficialmente il voto anticipato in caso di fallimento della trattativa con il Pd, per ora si tiene a debita distanza dal tema della legge elettorale, se non per criticare quella attuale: "Siamo gli unici a non aver votato questa legge elettorale che ci ha spinto in questa situazione", ricorda Alfonso Bonafede.

Anche per il pentastellato Andrea Colletti "questo momento di stallo dipende soprattutto da questa legge elettorale che è stata firmata da Mattarella, e quindi neanche Mattarella può dire di essere completamente esente da colpa...". Il grillino insiste: il Rosatellum "è una legge elettorale idiota, fatta dal Pd, da FI e anche dalla Lega, ricordiamolo, un unicum nel panorama delle leggi elettorali mondiali". E quindi, se fallisse anche il tentativo di dialogo con il Pd e si dovesse tornare al voto già in autunno, per Colletti il Rosatellum andrebbe "migliorato" per avere una legge "decente". "Non ci fa paura tornare al voto - spiega - magari migliorando la legge elettorale, cambiando la soglia di sbarramento per togliere i micro partiti, tutti voti che vanno persi, e togliergli il peso che hanno e con il quale incidono nelle coalizioni che non hanno senso". In ogni caso, il deputato 5 stelle si dice contrario ad una legge elettorale "di stampo maggioritario che secondo me - spiega - non è un bene perché non è giusto che una minoranza nel paese diventi maggioranza in Parlamento: già ci siamo passati con il Porcellum e i 4 anni di Berlusconi e poi con i 5 anni di Pd con il centrodestra".

Pd e FI restano freddi

Tra i 5 stelle, da sempre allergici ai premi di maggioranza, c'è chi inizia tuttavia a ragionare sui pro e i contro e non escludere più a priori tale ipotesi. Ovviamente, nel caso, sarebbe un premio al singolo partito e non alla coalizione. Il Pd, sin dall'inizio favorevole all'inserimento del premio di maggioranza, strada poi abbandonata pur di raggiungere l'intesa con Forza Italia, resta scettico e preferisce non partecipare al dibattito. "Non mi sembra un tema all'ordine del giorno", taglia corto Lorenzo Guerini. Secondo alcuni esperti dem, inoltre, "nel Rosatellum il premio di maggioranza è la quota di seggi assegnati con l'uninominale. Per introdurlo bisognerebbe togliere quella quota e assegnarla con il premio di maggioranza. Altrimenti avresti un sistema troppo ibrido: un proporzionale con una quota uninominale assegnata col maggioritario, con un premio di maggioranza calcolato sulla quota proporzionale", insomma "una schifezza". Infine, anche Forza Italia preferisce non affrontare la questione. Del resto, è nota la contrarietà di Silvio Berlusconi a elezioni anticipate, e modificare la legge elettorale spianerebbe la strada proprio alle urne.



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