Rompere o non rompere. Salvini a un bivio

Il pressing dei leghisti sul capo perché faccia saltare il banco non è mai stato così forte come in queste ore. Il ministro dell'Interno intende però prendere ancora tempo

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È il momento di far saltare tutto, anche Matteo Salvini si sta convincendo: è ormai un vero e proprio 'tam tam' quello che circola nella Lega. Non si tratta solo del pressing dei governatori del nord, irritati per lo stop sull'autonomia, o del malessere di qualche 'big'. Da tempo lo stesso Giancarlo Giorgetti confida ai suoi interlocutori che occorre ragionare sulla possibilità di aprire una nuova fase, anche perché, questo il ragionamento che avrebbe fatto in queste ore a più di un dirigente di via Bellerio, questo governo ha esaurito la sua spinta, rischia di impantanarsi.

"Sarebbe come una liberazione"

I nodi sul tavolo - dall'autonomia alla riforma fiscale e a quella sulla giustizia - restano per ora irrisolti. Ma la preoccupazione nella Lega è che non ci siano margini di scioglierli. Ecco perché tra diversi 'big' si sta facendo strada l'ipotesi di arrivare al via libera sul dl sicurezza bis per poi tirare le somme se non arriva un cambio di registro - questa la tesi - da parte del Movimento 5 stelle. Salvini ne avrebbe parlato con i suoi ministri in una riunione al Viminale proprio prima di partire per Helsinki. "Sarebbe come una liberazione", spiega un dirigente della Lega. "Siamo ad un buon punto", esulta un altro esponente del partito di via Bellerio.

Nel Carroccio c'è chi pensa che si possa andare al voto ad inizio ottobre (il 6 è la data cerchiata in rosso), ma al momento Salvini si tiene le mani libere. Ha lanciato un messaggio a Luigi Di Maio che nella Lega risuona come un vero 'ultimatum'. Tuttavia per ora il vicepremier del partito di via Bellerio non ha ancora dato il mandato ai suoi di strappare. I suoi fedelissimi gli ripetono che succederà comunque in breve tempo, che i cittadini (e i sondaggi) sono dalla parte della Lega. Ma Salvini ha preso ancora un po' di tempo. In ogni caso - ha chiarito - l'unica alternativa sarebbe il voto. E qualora invece dovesse nascere un esecutivo di 'salvezza nazionale' la Lega se ne starebbe all'opposizione. Il timore del resto è che possa formarsi una nuova alleanza Pd-M5s. 

Insomma il vicepremier leghista è di fronte ad un bivio. Nessun contatto per ora con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nè con il vicepremier Di Maio, ma ci sono mediatori in azione per evitare l'accelerazione sulla crisi. Ad alzare il livello di tensione per il Movimento 5 stelle è stato la questione russa, con la Lega intenzionata a sviare l'attenzione dal caso dei presunti finanziamenti. Per la Lega, invece, la distanza si è ulteriormente acuita con il voto sul presidente della Commissione Ue.

I sospetti su Conte

Nel partito di via Bellerio c'è chi racconta di un sospetto sull'operazione portata avanti dal presidente del Consiglio. Ovvero che il premier Conte voglia fare il commissario. Fonti di governo sottolineano che si tratta di una assurdità, ma sta di fatto che proprio sull'Europa si è registrata una spaccatura difficile da ricomporre. Con la consapevolezza di Giorgetti - secondo quanto ha riferito ad alcuni interlocutori - che la strada per candidarsi al ruolo di commissario sarebbe diventata ormai impraticabile.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio si è poi recato al Colle per comunicare l'intenzione di fare un passo indietro. E per sondare - stando a quanto raccontano fonti parlamentari leghiste - l'atteggiamento del Colle di fronte ad una possibile rottura nel governo.

Le prossime ore saranno decisive quindi per la maggioranza, sebbene siano stati smentiti dal diretto interessato i 'boatos' di Montecitorio secondo i quali Salvini avrebbe potuto salire al Quirinale domani parlare con il Capo dello Stato Sergio Mattarella. Possibili novità potrebbero arrivare oggi sull'autonomia anche se il Movimento 5 stelle e il premier Conte continuano a rimarcare la necessità di entrare nel merito, di affrontare le questioni in maniera pacata, senza strappi.

Sulla riforma della giustizia poi - spiegano fonti parlamentari della Lega - il ministro Alfonso Bonafede vorrebbe le mani libere, pensa ad una legge delega al governo ma noi diciamo no ad una mini-riforma. Il passaggio cruciale ci sarà a metà settimana, quando il premier Conte riferirà sull'affaire Metropol. In ogni caso la questione russa separa M5s e Lega. Basta attacchi sul piano della trasparenza e della legalità e con il gioco di mettere i leghisti tra gli impresentabili: dietro lo sfogo di Salvini sulla mancanza di fiducia, "anche a livello personale" tra Lega e M5s è questo il messaggio inviato dal segretario del partito di via Bellerio al Movimento 5 stelle. 



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