L'idea di censire i Rom commentata dalle grandi firme dei giornali

Gramellini denuncia la ricerca "spericolata" del consenso, per Calabresi "la pietà è morta". Zagrebelsky denuncia l'incostituzionalità dell'idea

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La cronaca, ormai, la conoscono tutti. Il ministro dell'Interno Matteo Salvini annuncia l'intenzione di fare una 'anagrafica' dei rom presenti in Italia, poi corregge su un più sobrio 'monitoraggio' (secondo il Corriere dopo che Giuseppe Conte lo ha richiamato all'ordine) mentre le opposizioni si indignano e gridano alla schedatura razzista. Ma la questione del 'censimento' tiene banco sulle prime pagine dei quotidiani italiani che vi dedicano appassionati editoriali. 

A partire da Massimo Gramellini che, sul Corriere, parla di 'ricerca (spericolata) del consenso'. "L'irresistibile linea 'cattivista' di Salvini conosce il primo inciampo" scrive, "Finora le sortite del leghista in capo avevano goduto di una certa benevolenza mediatica. Dettavano l'agenda politica senza incontrare altri ostacoli che l'indignazione, ininfluente e scontata, della sinistra in disgrazia. Stavolta invece qualcosa è andato storto (...) Sarà interessante vedere come evolverà il salvinismo. L'uomo che lo interpreta è in sella all'umore del Paese. Gramsci direbbe che ne ha conquistato l'egemonia culturale, premessa di quella politica. È lui, non i grillini, a dare il tono al discorso pubblico (...) Un vero leader non si limita a cercare il consenso, ma è disposto persino a metterlo in gioco per affrontare sul serio i problemi. E nessun problema complesso come l'immigrazione è mai stato risolto con parole a effetto. Serve un'azione lenta e paziente, a tratti noiosa, non condensabile in un tweet e nemmeno in un post. Sarebbe questa la terza strada, finora poco battuta da tutti, e si chiama politica".

Su Repubblica Mario Calabresi parla di "morte della pietà". "Ogni giorno Matteo Salvini lancia una parola d'ordine, alza la tensione, incattivisce gli animi" scrive, "Molta propaganda, nessun effetto pratico, ma un risultato sicuro: occupare completamente il dibattito e l'agenda politica. Gioca sulle paure degli italiani, sul malinteso che serva un linguaggio violento e muscolare per garantire la sicurezza. Niente di più sbagliato. Se hai l'onore di essere ministro dell'Interno, devi diventare campione della legalità e delle regole, non puoi continuare a fare il propagandista. (...) Il linguaggio e le pratiche sono spaventose, l'uso di parole che paiono casuali ma servono a fare l'occhiolino e a stuzzicare vecchi e nuovi razzismi: "i rom italiani purtroppo ce li dobbiamo tenere"; "la crociera"; "la pacchia". Un crescendo indegno".

La Stampa affida alla penna di Vladimiro Zagrebelsky, ex giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo (ma anche fratello del celebre costituzionalista Gustavo) il compiuto di smontare la prospettiva di Salvini ricordando che "la Costituzione vieta qualunque discriminazione basata, tra l'altro, sulla razza o l'etnia". "E non solo l'espulsione, ma anche la sola schedatura dei rom, in quanto tali, sarebbe una violazione della Costituzione. Non si tratterebbe di una vera e propria schedatura come ha successivamente precisato lo stesso ministro Salvini ma la sostanza non cambia. Con la Costituzione entreremmo (uso il noi, tutti noi italiani) in conflitto anche con norme basilari della Dichiarazione universale dei diritti umani, della Convenzione europea dei diritti umani, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea".

Zagrebelsky liquida le parole di Salvini come "Niente più che propaganda. Propaganda terribile" e ricorda ciò che avvenne in Francia "anni orsono" quando "un gesto dimostrativo si rivelò anch'esso un fatto di propaganda politica, senza effetti pratici". "Il governo di Lega e 5Stelle, protagonista il ministro Salvini e silenti gli altri, produce ogni giorno una raffica di provocazioni, con propositi inattuabili, se anche fossero giustificati (...) Le semplificazioni di sapore razzista umiliano il governo e l'Italia. Creano problemi, invece di risolverli".

Sul Giornale, il direttore Alessandro Sallusti, difende Salvini assicurando: "escludo conoscendolo che il ministro voglia aprire una sorta di caccia al rom, così come non ha mai avuto intenzione di discriminare gli immigrati che hanno titolo per entrare e rimanere in Italia. In entrambi i casi non si tratta di 'schedare' o 'discriminare', ma di fare un po' di ordine (...) Porre un problema delicato, che non è razziale ma di sicurezza, non è reato e, anzi, può giovare a tutti. Come dimostrano dopo il blocco della nave Aquarius le aperture all'Italia di Macron e della Merkel sull'emergenza immigrati. Stiamo ai fatti. Le opinioni, semmai, dopo.

Claudio Cerasa sul Foglio denuncia la tattica del governo: distrarre per non affrontare i temi reali del Paese. "Meglio parlare di rider che parlare di Ilva. Meglio parlare di ong che parlare di Libia. Meglio parlare di rom che parlare di Iva. Meglio parlare dei Mondiali che parlare di sanzioni". scrive, "Meglio parlare di ciò che si deve fare piuttosto che ammettere ciò che si può fare. Meglio alzare la voce sulle cose piccole, trasformandole in cose grandi, che usare la voce per affrontare le cose grandi, trasformando i temi veri in temi piccoli".

Trionfante il Tempo, che proprio poche ore prima, lanciando un reportage sui campi nomadi  nella Capitale, si appellava a Salvini. "La linea dura paga: il Carroccio è il primo partito nei sondaggi (...) È chiaro che affrontare il fenomeno, che produce così tanto disagio nelle popolazioni residenti, soprattutto nelle fasce periferiche, è una cosa che è sotto gli occhi di tutti. Ciò che rende ancora più improcrastinabile il progetto del ministro è il fatto di voler contrastare un bacino di microcriminalità adulta da un lato, ma anche di educazione all'illegalità che riguarda i minori nei campi rom. D'altra parte è una dimensione, che come il tempo stesso dice, non può attendere. Il buonismo non è solo il cancro della logica e dell'etica ma anche il rifiuto di prevenire razionalmente reati e disumanità varie, anche verso bambini che saranno gli abitanti dell'Italia di domani".

 

 



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