Riforma costituzionale: come cambia il Senato

Cosa succede se al referendum del 4 dicembre vince il No e cosa cambia se vince il Sì

Riforma costituzionale: come cambia il Senato
 aula senato

di Serenella Ronda @serenellaronda

Roma - Approvata in via definitiva dalla Camera lo scorso 12 aprile, la riforma costituzionale che modifica oltre 40 articoli della seconda parte della Carta, dovrà ora passare al vaglio del referendum del prossimo 4 dicembre.

COMPOSIZIONE DEL NUOVO SENATO

Con la riforma costituzionale oltre alle sue funzioni il Senato cambia radicalmente anche la sua composizione: dai 315 senatori attuali si passerà a 100. Di questi, 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 componenti di nomina del presidente della Repubblica.

COSA SUCCEDE SE AL REFERENDUM VINCONO I SI'

Qualora alla consultazione popolare dovessero prevalere i Si', ovvero i cittadini italiani dovessero confermare la riforma, le modifiche alla composizione del Senato andranno a regime non prima del 2020, se non addirittura nel 2022 per 'colpà della Sicilia. Il che vuol dire che la nuova composizione del Senato dei 100, cosi' come disciplinato dal ddl Boschi, sarà 'ultimatà e quindi effettiva, con i senatori di ciascuna Regione eletti dai Consigli Regionali seguendo le scelte degli elettori, solo quando tutte le Regioni italiane avranno svolto le elezioni. Nel frattempo, varrà un norma transitoria con la quale le Regioni indicheranno direttamente quei consiglieri che avranno anche il ruolo di senatori, senza il coinvolgimento degli elettori.

COMPOSIZIONE E TEMPI

Il futuro Senato sarà l'istituzione che rappresenterà gli organi territoriali: sarà infatti composto da 100 senatori, di cui solo 5 di nomina del Capo dello Stato. Gli altri 95 senatori saranno 21 sindaci (uno per Regione, e uno spettante alla Provincia Autonoma di Trento e Bolzano) e 74 consiglieri regionali. Questi ultimi saranno eletti tenendo conto delle indicazioni degli elettori alle elezioni regionali, che si andranno a svolgere via via a seconda delle diverse scadenze del mandato: la prima Regione ad andare alle urne sarà la Sicilia, nell'autunno 2017, ma i nuovi eletti saranno anche senatori solo qualora la legislatura dovesse terminare in maniera anticipata. Se la legislatura andrà invece a scadenza naturale, nel 2018, paradossalmente la Sicilia diventerà l'ultima regione ad eleggere i senatori con il nuovo metodo, ovvero nel 2022. Nel 2018 sono 5 le Regioni che andranno al voto: Lombardia, Lazio, Molise, Val d'Aosta, Friuli. Le altre Regioni, in attesa delle rispettive elezioni, si avvarrebbero delle norme transitorie. Nel 2019 saranno chiamati a votare i cittadini di altre 5 Regioni: Sardegna, Piemonte, Abruzzo, Emilia Romagna, e Calabria. Infine, le elezioni si svolgeranno nel 2020 per le ultime 7 Regioni: Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Umbria, Campania e Puglia. Tra le curiosità, da sottolineare il nuovo Senato, visto che le Regioni vanno al voto in momenti diversi, si rinnoverà di volta in volta a rotazione, mano mano che vengono eletti i vari consigli regionali.

COSA SUCCEDE SE AL REFERENDUM VINCONO I NO

Se il voto dei cittadini dovesse premiare il No, la riforma costituzionale non entrerebbe in vigore. Di conseguenza, il Senato resterebbe cosi' come è previsto e regolato dagli articoli 57, 58 e seguenti della Costituzione. In sostanza, i senatori continuerebbero ad essere 315, a cui si aggiungono i senatori a vita nominati dal Capo dello Stato e gli ex presidenti della Repubblica. Nulla cambierebbe nemmeno per le funzioni dei due rami del Parlamento e l'iter delle leggi: resterebbe, infatti, il bicameralismo perfetto e il rapporto fiduciario con il governo resterebbe in campo sia alla Camera che al Senato, chiamati entrambi a votare la fiducia all'esecutivo.
Il problema sorgerebbe al momento del termine della legislatura o qualora le Camere dovessero venire scolte in anticipo: con l'entrata in vigore dell'Italicum, lo scorso luglio, il Senato non ha un proprio sistema di voto. L'Italicum, infatti, è stato concepito in funzione della riforma costituzionale - che elimina l'elezione diretta dei senatori - e disciplina l'elezione della sola Camera dei deputati. Dunque, prima delle urne, sarebbe necessario modificare sostanzialmente l'Italicum o, meglio, approvare una nuova legge elettorale. (AGI)