Qualcosa dai risultati dei ballottaggi sembra confortare Zingaretti

Il Partito democratico vede una 'fretana' della Lega di Salvini, e il segretario dem prepara la rivincita in Emilia Romagna 

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Cristiano Minichiello / AGF 
Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico

Il dato che conforta il segretario Pd più delle vittorie in 40 grandi città è la "frenata" della Lega. Dove con "frenata" si intende l'incapacità di sfondare nei risultati con il contributo dell'elettorato ex M5s. Nessun travaso di voti per Salvini: quando l'elettore del M5s non vota il partito di Di Maio si astiene o - pur se ancora in piccola parte - sceglie il campo di centro sinistra.

Sono letti così i dati riguardanti i flussi dei ballottaggi appena conclusi. Tra i primi a segnalare questo elemento è il presidente del partito, Paolo Gentiloni che, poco dopo la mezzanotte, sottolinea: "Nella sfida delle città babbo Salvini non sfonda. Straordinario il nostro successo a Livorno". Segno, per Nicola Zingaretti, che la strada imboccata, quella che porta a un centrosinistra largo e 'civico', è quella giusta.

"Dai territori il segnale è forte: c'è un nuovo bipolarismo. L'alternativa a Salvini è possibile ed è rappresentata dal Pd e da un nuovo centrosinistra", scrive Zingaretti su Facebook. Insieme all'elemento di speranza, tuttavia, ci sono i numeri da pesare attentamente e le "ferite", come le chiama Zingaretti, di sconfitte che bruciano come quelle di Ferrara e Forlì, ma anche quella di Potenza.

In Basilicata, ne sono consapevoli al quartier generale dem, si poteva vincere già al primo turno. Sarebbe bastato che i tre candidati riconducibili al campo del centrosinistra si fossero accordati. Hanno pesato, invece, vecchi rancori e sospetti reciproci, lascito di una stagione che Zingaretti vorrebbe lasciarsi alle spalle. Gli appelli all'unità da parte del segretario sono sempre più frequenti e continueranno anche nei prossimi giorni, anche in vista delle elezioni ad Alghero, Cagliari e Sassari, domenica prossima.

E, ancor di più, guardando all'autunno, quando si voterà in Emilia Romagna. La speranza di Zingaretti è di prendersi una rivincita su Salvini che oggi canta vittoria nella ex regione rossa. In realtà, pur avendo perso a Ferrara e Forlì, il Pd e il centrosinistra vincono nella maggior parte dei comuni della Regione.

Su 235 Comuni al voto, il Pd e il centrosinistra ne conquistano 174, pari al 75 per cento. In provincia di Bologna, Modena e Reggio Emilia Pd e centrosinistra prevalgono nell'80 per cento dei Comuni al voto. Nelle città emiliane con più di 70.000 abitanti il Pd vince in 4 su 6 (Modena, Reggio, Cesena e Carpi). Insomma, l'Emilia Romagna conquistata dalla Lega è una 'fake news', come spiega Marina Sereni: "Parlare di Emilia Romagna a trazione leghista mi pare francamente fuori dalla realtà. Che non esistano più le roccaforti è un dato di fatto, pensarlo è semplicemente anacronistico".

Per consolidare il trend di ripresa e non ripetere gli errori fin qui commessi dal Pd, il leader dem si muove su un doppio binario: un programma che punti decisamente su temi più di 'sinistra' come l'ambiente e la defiscalizzazione del lavoro; uno schema di alleanze che ricalchi a livello nazionale quanto visto fin qui a livello locale. E dunque: un campo largo di forze di centrosinistra, puntando forte sulle esperienze civiche che, come Italia in Comune, possono strutturarsi a livello nazionale.

Il Pd, in questo lavoro, avrà la funzione di aggregatore di forze. Zingaretti ha già da tempo pianificato una 'campagna estiva' che punti su temi cari al mondo di centrosinistra, con particolare attenzione a temi ambientali che stanno decretando il successo dei partiti verdi europei. Dai tedeschi, con Annalena Baerbock e Robert Habeck, agli olandesi, con Jesse Klaver, diventato una vera star come "portatore" di speranze da opporre direttamente al ghigno di Wilders.

Assieme a questo, "meno tasse sul lavoro investimenti e incentivi alle imprese, semplificazione amministrativa, più risorse per scuola università e ricerca per creare nuovo lavoro e benessere". Attorno a questo programma, aggiunge Zingaretti, "costruiamo una nuova alleanza. E cambiamo il Pd, per andare incontro a quella voglia di partecipare e di combattere che sta riemergendo nel Paese. Con il voto di ieri si è fatto un altro passo. La strada sarà lunga e difficile ma siamo in cammino".

Dello stesso avviso il presidente dei deputati Pd, Graziano Delrio, per il quale "il voto di ieri ci dice che il centrosinistra aperto e plurale è l'unica vera alternativa alla destra di Salvini, tanto abile nel cavalcare disagi e paure alimentandole con linguaggio d'odio e costante ricerca di un nemico, quanto incapace di dare efficaci soluzioni ai problemi.

L'ex segretario Maurizio Martina sottoscrive le parole di Zingaretti sottolineando la necessità "di una fase costituente vera e propria per tutti i democratici italiani, ben oltre i confini del nostro partito". E anche l'eurodeputato Massimiliano Smeriglio, già braccio destro di Zingaretti alla Regione Lazio, è convinto che "i risultati di questi Ballottaggi confermano che quando il campo progressista si presenta come espressione di una coalizione larga, civica e plurale, l'idea su cui abbiamo lavorato con Piazza Grande, vince ed è competitivo".



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