Azione e lo scoglio delle firme. O la "scialuppa" di Renzi

Azione e lo scoglio delle firme. O la "scialuppa" di Renzi

Per Carlo Calenda si apre ora la corsa alla raccolta delle firme, secondo i giuristi Clementi, Ceccanti e Guzzetta. Entrambi concordano sulla impossibilità di una deroga, a meno che il leader di Azione non si allei con Italia viva

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© Agf - Renzi, Calenda

AGI. - "Azione da sola non ha la deroga e dunque dovrà raccogliere le firme. Senza coalizzarsi con altri che hanno le deroghe, mi parrebbe assai rischioso tentare di far ammettere comunque le sue liste dagli uffici circoscrizionali senza aver raccolto appunto le previste firme". Francesco Clementi, docente di Diritto pubblico comparato all'Università di Perugia, spiega che il partito di Calenda non ha la deroga necessaria a presentarsi senza dover raccogliere le firme in tutta Italia.

"Dentro questa legge elettorale particolarmente problematica, mi sarei aspettato che Calenda ed Azione avessero mantenuto l'accordo perché non hanno la deroga per le firme. Per cui tenuto conto di ciò, immagino ora che Calenda intenda: o provare a fare una lista con altri che hanno la deroga, oppure che si impegnerà a raccogliere le firme in questi pochi giorni".

"In politica bisogna pensare bene e molto prima di firmare accordi. Una volta sottoscritti, pacta sunt servanda. Responsabilità e serietà per acta et agenda". Così Stefano Ceccanti, esponente Pd e costituzionalista. Ceccanti, nelle sue vesti di studioso delle regole istituzionali, spiega anche adesso, Calenda "ha davanti a sé due strade: o riesce a raccogliere le firme necessarie a presentarsi da solo, e allora può entrare in Parlamento se nel proporzionale supera il 3%, oppure si allea con Italia viva, dato che Matteo Renzi ha la deroga alla raccolta di firme".

"Con il Rosatellum qualsiasi lista che si presenta entra con il 3% dei voti, indipendentemente dal fatto che stia in una coalizione o meno. Le liste che non raggiungono l'1% invece perdono i loro voti. Una coalizione deve avere il 10%. Le liste di una coalizione che stanno tra l'1% e il 3% danno i loro voti ai partiti che hanno superato il 3% (cosa che successe a +Europa a favore del Pd nelle scorse elezioni). Non è semplice capire se ora, dopo la rottura dell'accordo tra Pd e Azione, sarà necessario per Carlo Calenda raccogliere o meno le firme per la sua candidatura. Si tratta di un tema "molto discusso" secondo il Costituzionalista Giovani Guzzetta che vale per Azione, "ma anche per Bonino, Tabacci o i verdi". "Per loro, ora, è un po' giocare con il fuoco" ha sintetizzato parlando all'AGI.
"La legge prevede che i partiti che abbiano avuto un gruppo parlamentare o un certo risultato parlamentare siano esonerati dalla raccolta delle firme - ha spiegato - il problema è che talvolta questi partiti si sono candidati come gruppo altre volte come singoli partiti quindi la questione interpretativa è se la norma valga per la coalizione così come si era presentata o anche per i singoli partiti che erano all'interno della coalizione". "Secondo me l'interpretazione più corretta sarebbe considerare il soggetto politico intero quindi, nel concreto, Calenda dovrebbe raccogliere le firme" ha poi aggiunto.
A decidere su una interpretazione restrittiva o meno della norma sarà l'ufficio elettorale al momento della presentazione delle liste e dei simboli, il che potrebbe quindi portare ad una esclusione delle candidature in caso di interpretazione diversa da quella attesa dai singoli partiri.