Petrocelli ha invitato il Movimento a uscire dal governo "interventista"

Petrocelli ha invitato il Movimento a uscire dal governo "interventista"

L'attuale presidente della Commissione esteri del Senato, di professione geologo: "Questo governo ha deciso di inviare armi all'Ucraina in guerra, rendendo di fatto l'Italia un paese co-belligerante"

guerra ucraina petrocelli vuole m5s fuori da governo

© AGF - Vito Petrocelli

AGI - "L'atto militare della Russia contro l'Ucraina è da condannare, è contrario a tutte le regole della convivenza. Non condivido però la posizione italiana che vuole mandare armi a una delle parti in conflitto. È contraria alla costituzione e al ruolo che l'Italia dovrebbe avere come mediatore. Confermo il mio voto negativo" al decreto. Lo dice Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri del Senato.

"L'atteggiamento del Movimento 5 stelle - aggiunge il parlamentare M5s - è lontanissimo dal programma con cui abbiamo vinto nel 2018". Petrocelli ha ribadito "Non intendo lasciare la presidenza della commissione Esteri del Senato", spiega. "Come ho fatto in tre anni con tre maggioranze diverse, credo di poter portare in ogni consenso locale la voce del governo in carica. Lo farò anche in futuro", aggiunge. 

"Il Movimento 5 stelle prenderà una decisione, può decidere di espellermi. Il presidente Conte può fare quello che vuole. Vogliono espellere un senatore perché non vota per l'invio di armi a un Paese in guerra? Vedano loro quali sono le conseguenze"

Per due volte eletto in Senato ha rappresentato "in maniera molto molto seria il programma del Movimento". Lo dice chi conosce da vicino Vito Petrocelli, l'attuale presidente della Commissione esteri del Senato che ha invitato i 5 Stelle a uscire dal governo Draghi. E lo ribadiscono coloro che con lui hanno stretti rapporti. Lui ripete ai suoi: "Anche in questo caso continuo a rappresentare lo spirito del Movimento".

"Penso che per il M5s sia arrivato il momento di ritirare ministri e sottosegretari dal governo Draghi. Questo governo ha deciso di inviare armi all'Ucraina in guerra, rendendo di fatto l'Italia un paese co-belligerante". 

"Che senso ha confermare la fiducia ad un governo interventista? La maggioranza degli italiani non vuole alcun coinvolgimento del nostro paese in una guerra dagli esiti imprevedibili. Invito tutti i colleghi 5 stelle ad una riflessione su questa proposta" 

"Intanto io confermo la mia contrarietà alla fornitura di armi prevista dal Decreto Ucraina, che ci catapulta nel conflitto in corso, complicando enormemente le possibilita' di giungere ad un accordo di pace"

Vito Rosario Petrocelli, presidente della commissione Esteri del Senato

Geologo di professione, ambientalista convinto

Ma chi è Vito Rosario Petrocelli? Di professione geologo, attentissimo alle questioni ambientali, nel 2013 viene eletto senatore della XVII legislatura della Repubblica italiana nella circoscrizione Basilicata per il Movimento 5 Stelle. Fa parte della commissione Industria di cui eèsegretario. Dal 14 aprile 2014 è segretario d'aula del gruppo M5s al Senato. Il 14 luglio dello stesso anno viene eletto nuovo capogruppo al Senato battendo al ballottaggio la collega di partito Nunzia Catalfo sostenuta dall'ala più dialogante del movimento rispetto a quella più allineata sulle posizioni di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio.

L'8 ottobre 2014, nel corso della dura contestazione al ministro del Lavoro Giuliano Poletti sul Jobs Act, viene espulso dall'aula del Senato dal presidente Pietro Grasso, tra le proteste del M5S. È il primo caso, nella storia della Repubblica italiana, di espulsione di un capogruppo da un'aula parlamentare.

Alle elezioni del 2018 viene rieletto senatore. Il 21 giugno dello stesso anno viene eletto Presidente della III commissione permanente Affari Esteri e emigrazione. Il 29 luglio 2020 viene riconfermato nel medesimo ruolo. In politica estera lo descrivono filocinese e scettico riguardo al genocidio culturale degli uiguri in Cina. Di lui hanno chiesto le dimissioni esponenti della maggioranza dopo la sua decisione di non votare la risoluzione sull'Ucraina, a cui il Senato ha dato l'ok.