Nessuna intesa tra governo e sindacati sulle pensioni

Nessuna intesa tra governo e sindacati sulle pensioni

Il premier Draghi lascia il tavolo per un impegno, Brunetta e Franco proseguono il dialogo, ma per ora non c'è un punto di incontro. Landini. "La crescita deve creare lavoro non precario". Sbarra: "Confronto insufficiente"

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© AGF - Daniele Franco e Mario Draghi

AGI - L'incontro fra Governo e sindacati non è andato bene e, se domani in Cdm non cambierà nulla, i sindacati decideranno iniziative di lotta.

Questo il risultato della riunione di stasera a palazzo Chigi sul ddl di bilancio, che dovrebbe essere varato dopodomani.

Domani il Governo tornerà ad incontrare i sindacati europei e mondiali, a margine dei lavori del G20, ma sarà un incontro puramente formale, non negoziale.

Draghi ha detto chiaro e tondo sulle pensioni che "dal contribuitivo non si torna indietro".

Ma questo non irrita i sindacati. Il segretario della Cgil Maurizio Landini attacca su altre questioni: "Il Governo pensa a una crescita che farà tornare il pil ai livelli pre pandemia dalla fine del primo semestre 2022. Questa crescita non può creare lavoro precario. Il sistema contributivo per le pensioni si regge solo se si pone fine alla precarietà del lavoro".

Pierpaolo Bombardieri (Uil) rimarca che il Governo non ha fatto scelte neppure sulla destinazione degli 8 miliardi di tagli alle tasse.

L'intenzione del Governo - afferma la Uil - è di lasciar decidere le Camere sulla ripartizione tra imprese e dipendenti. "Per assurdo - afferma uno dei sindacalisti presenti alla riunione - potrebbero anche decidere di dare tutti i soldi alle imprese".

 Anche il leader della Cisl Luigi Sbarra parla di "iniziative" del mondo del lavoro e sottolinea che 3 miliardi per gli ammortizzatori sociali sono troppo pochi.

I presenti alla riunione affermano che Draghi è parso "irritato" dalla linea ferma dei sindacati.

Il Presidente del Consiglio ha lasciato la riunione anzitempo per degli impegni. Il ministro per la Pubblica amministrazione Brunetta ha reso noto che i contratti pubblici si chiuderanno entro l'anno.

Per quanto riguarda il capitolo pensioni, i sindacati hanno confermato che il governo pensa di prorogare Opzione donna e di estendere l'Ape sociale ad altre categorie di lavori gravosi, stanziando 600 milioni.

L'esecutivo non ha fatto cenno ad ipotesi di Quota 102 o Quota 104 circolate nei giorni scorsi.

Per Cgil, Cisl e Uil le due misure sono positive ma largamente insufficienti rispetto alla riforma che sarebbe necessaria dopo la fine della sperimentazione di Quota 100.

Insufficienti anche i 3 miliardi per gli ammortizzatori sociali, che non bastano secondo i sindacati a fare una vera riforma del sistema.

Grave la mancanza di risorse per la legge sulla non autosuffieinza. Positiva, invece, la garanzia data dal ministro della Pa Renato Brunetta che i contratti del pubblico impiego si chiuderanno entro l'anno nonché il rafforzamento con 2 miliardi del fondo sanitario nazionale.