Sfida Michetti-Gualtieri per Roma, caccia ai voti di Raggi e Calenda

Sfida Michetti-Gualtieri per Roma, caccia ai voti di Raggi e Calenda

Per la corsa al Campidoglio potrebbero essere determinanti i voti di chi al primo turno ha scelto Raggi, per ora attorno al 20%, o Calenda, al momento al 18%. Roma è, inoltre, il principale banco di prova per un nuovo passo avanti nel dialogo Pd-M5s

campidoglio sfida michetti gualtieri caccia voti raggi calenda

© Minichiello / AGF 
- I candidati a sindaco di Roma Enrico Michetti, Roberto Gualtieri, Virginia Raggi e Carlo Calenda

AGI - Si profila una sfida tra Enrico Michetti e Roberto Gualtieri nel ballottaggio per il Campidoglio. Restano fuori la sindaca uscente Virginia Raggi e Carlo Calenda, che però rivendica un risultato "senza precedenti" per la sua unica lista.

Il prossimo sindaco di Roma, dunque, verrà scelto tra l'avvocato civico schierato dal centrodestra e l'ex ministro dell'Economia per il centrosinistra, con il primo davanti al 30,8% e l'altro ad inseguire al 26,9% quando lo spoglio è circa al 25%.

Ora potrebbero essere determinanti i voti di chi al primo turno ha scelto Raggi, per ora attorno al 20%, o Calenda, al momento al 18%, preferenze capaci di orientare la partita, in una tornata caratterizzata da un forte astensionismo, soprattutto nelle periferie.

Roma è il principale banco di prova per un nuovo passo avanti nel dialogo Pd-M5s, dopo che negli anni della Raggi il rapporto tra le due formazioni è stato complicato.

Gualtieri ripete che non farà apparentamenti ma si rivolgerà "a tutti i romani, a partire dagli elettori di Raggi e Calenda, chiedendo loro di sostenerci al ballottaggio". Poi si dice convinto: "Siamo al ballottaggio e vinceremo le elezioni. Roma può rinascere ed essere governata in modo efficiente".  

Il leader M5s Giuseppe Conte nel pomeriggio ha lanciato un segnale: "I cittadini non possono essere considerati pacchi postali che raccolgono le nostre indicazioni con un vincolo stringente. Ma la nostra proposta politica non può avere affinità con le forze politiche di destra".

Mentre il segretario dem Enrico Letta ha chiosato: "Il M5se va bene quando è in coalizione con noi, è un percorso di convergenza che credo sia abbastanza naturale".  

Dagli elettori del Movimento, dunque, potrebbero arrivare i punti necessari a Gualtieri per il sorpasso sul centrodestra.

Difficile invece che la Raggi esprima una indicazione di voto. Finora la sindaca uscente si è trincerata dietro un interlocutorio: "Aspettiamo dati certi". Ed ha sottolineato: "Al momento a Roma sono l'unica che sta tenendo testa alle corazzate del centrodestra e del centrosinistra con la lista Movimento 5 Stelle e le mie civiche"

Poi c'è Calenda, corteggiato da entrambi gli schieramenti. Il leader di Azione, soddisfatto per il risultato della sua lista omonima che dovrebbe essere seconda o terza, ha ribadito che non farà apparentamenti ma dirà pubblicamente per chi voterà lui.

Non prima di essersi tolto un sassolino dalla scarpa: "Letta dice o noi o la destra? Non lo decide Lui. La presunzione del Pd di decidere loro chi sta dove è sbagliata".

Giorgia Meloni nel pomeriggio ha parlato di "risultato ragguardevole per Calenda e Raggi". Mentre Michetti rifugge i calcoli politici sostenendo: "Mi devo rivolgere a tutti gli elettori di Roma. Io ai giochi di palazzo non ho mai creduto". E aggiunge: "Penso che in due mesi abbiamo fatto una campagna elettorale straordinaria, siamo in testa e mi fa piacere".  

Il voto di lista, con lo spoglio ancora molto parziale, vede FdI avanti attorno al 18%, la lista Calenda al 17%, il Pd sopra il 16% ed il M5s all'11,5%. Se il partito della Meloni gioisce per il risultato, così Calenda, il Movimento vede crollare i consensi rispetto al 35% ottenuto nel 2016.

La caccia ai voti dei candidati arrivati terzo e quarto, dunque, è aperta. Come il risultato finale. Anche se al ballottaggio tradizionalmente l'affluenza è inferiore. Elemento non secondario visto che il primo turno con il 48,8% ha fatto segnare la partecipazione più bassa da quando è stata introdotta nel 1993 l'elezione diretta del sindaco.

Soprattutto nelle periferie più disagiate, che 5 anni fa premiarono in massa la Raggi, si è assistito ad una vera e propria fuga dal voto, con punte di astensione vicine al 60%.