Draghi chiede un Patto per l'Italia: "Nessuno può chiamarsi fuori"

Draghi chiede un Patto per l'Italia: "Nessuno può chiamarsi fuori"

Il premier all'Assemblea di Confindustria: "Dobbiamo cominciare a pensare a un patto economico, sociale, produttivo per il Paese, a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni"

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© governo.it - Mario Draghi all'Assemblea di Confindustria (di spalle, il presidente Carlo Bonomi)

AGI - Un Patto per l'Italia come avvenne nel Dopoguerra per il rilancio economico, sociale e produttivo del Paese. Mario Draghi interviene all'assemblea di Confindustria, la prima in presenza dopo lo stop della pandemia, incassa un lunghissimo applauso e una standing ovation da parte della platea degli industriali, e dal PalaEur lancia la proposta di un Patto tra le forze produttive (e non solo) del Paese, che guardi alle prossime generazioni.

"Dobbiamo cominciare a pensare a un patto economico, sociale, produttivo per il Paese - dice Draghi - ci sono tantissimi temi di cui discutiamo quotidianamente che possono essere materia di questo patto. Possiamo inizziare a lavorare insieme su tanti capitoli", dice.

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© governo.it
Mario Draghi

"Vorrei che oggi tutti noi condividessimo una prospettiva di sviluppo, o vogliamo chiamarla Patto, a beneficio anche dei più deboli e delle prossime generazioni. Nessuno può chiamarsi fuori", continua rivolgendosi alla platea, dove siede tutta la classe dirigente italiana.

Crescita intorno al 6%

Il presidente del Consiglio premette che "l'Italia vive oggi un periodo di forte ripresa - migliore di quello che avevamo immaginato solo qualche mese fa", conferma che le previsioni del Governo, che saranno presentate tra pochi giorni, "stimano una crescita intorno al 6% per quest'anno - a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera".

Va meglio anche la produzione industriale, l'export, l'indice di fiducia delle imprese, ricorda il premier. Migliora anche l'occupazione, aggiunge Draghi, anche se "ci sono ancora aspetti che destano preoccupazione", perché troppi lavoratori hanno ancora un un contratto a tempo determinato, mentre "nel 2020, più di due milioni di famiglie erano in condizione di povertà assoluta".

Accelerare sulle riforme

Ma per "evitare i rischi congiunturali che si nascondono dietro questo momento positivo" - è l'appello del premier - serve "preservare buone relazioni industriali, perché assicurino equità e pace sociale, bisogna accelerare con il nostro programma di riforme e investimenti, per migliorare il tasso di crescita di lungo periodo dell'economia italiana".

Green pass strumento di libertà

"Per assicurare la sostenibilità della ripresa dobbiamo prima di tutto impedire che ci siano altre significative ondate di contagio. Il governo sta agendo con la massima determinazione per evitare nuove chiusure", continua Draghi che definisce il Green pass uno strumento di "libertà e sicurezza" e assicura che se la curva dei contagi scenderà si potrà aprire ancora.

Draghi ribadisce che il governo punta a una "ripresa duratura e sostenibile", aggiunge che non è intenzione dell'esecutivo aumentare le tasse, perché in questo momento "i soldi si danno e non si prendono", ripete che la "transizione ecologica è una necessità", ma che lo Stato deve intervenire a tutela delle fasce più deboli e più fragili.

La richiesta di unità

Poi il premier arriva al cuore del suo intervento, rivolgendosi non solo alla platea degli industriali, ma a tutta la classe dirigente del Paese, con un appello all'unità che ha il sapore di un manifesto politico: "Un governo che cerca di non far danni è molto, ma non basta per affrontare le sfide dei prossimi anni, in primis le tensioni geopolitiche, il protezionismo, ma anche il probabile mutare delle condizioni finanziarie, il graduale affievolirsi degli stimoli di bilancio", premette.

"È quando l'intero quadro di riferimento politico, economico e sociale cambia che più occorre essere uniti per non aggiungere incertezza interna a quella esterna - aggiunge Draghi con un riferimento al secondo Dopoguerra e poi al passaggio epocale legato alla fine del sistema di Bretton Woods. "Dobbiamo cominciare a pensare a un patto economico, sociale, produttivo per il Paese - dice - ci sono tantissimi temi di cui discutiamo quotidianamente che possono essere materia di questo patto. Possiamo inizziare a lavorare insieme".