Dalle piazze ai social, la protesta cavalcata dalle opposizioni

Dalle piazze ai social, la protesta cavalcata dalle opposizioni

Si protesta in moltissime piazze italiane contro i provvedimenti del Governo per contenere l’epidemia, e sui social le forze di opposizione pubblicano fino al 70% dei contenuti

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© ALBERTO PIZZOLI / AFP - Giorgia Meloni e Matteo Salvini

AGI - Il Presidente del Consiglio ha firmato il Dpcm il 24 ottobre contenente le nuove misure per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid-19 e nelle piazze italiane è esplosa la protesta, a volte civile e costruttiva, altre volte violenta e distruttiva: da una parte le persone più colpite economicamente dal coronavirus e dai provvedimenti del Governo, come i ristoratori, baristi, commercianti, imprenditori, dipendenti e precari; e dall’altra i così detti professionisti della paura, gruppi organizzati che cercano di sfruttare la rabbia sociale con finalità eversive, come neofascisti e antagonisti.

Disordini e devastazioni a Torino, Milano e Roma, tensione sociale altissima in tutta Italia, al grido di “fateci lavorare”. Il Covid sta seriamente compromettendo la stabilità del paese e i social rispecchiano perfettamente le tensioni di questi giorni.

Tra tutte le forze politiche la Lega è quella che presidia meglio la piazza social online, dal punto di vista comunicativo, amplificando la protesta delle categorie professionali in difficoltà, in netta ostilità al Dpcm.

Dall’account ufficiale del partito, e dai suoi leader, viene pubblicato il 50% di tutti i contenuti prodotti dal mondo della politica; solo Fratelli d’Italia, all’interno del fronte del centro-destra, prova a contendere visibilità al partito di Matteo Salvini, con il 18% delle pubblicazioni. Si fanno portavoce della sofferenza del paese, ritenendo i provvedimenti del Governo inadeguati, utilizzando il Covid come elemento portante di comunicazione ai fini della lotta politica.

 
Il Partito Democratico sposta invece l’attenzione sulle frange più estreme, cercando di distinguere chi protesta civilmente, da chi invece alimenta il fuoco della violenza.

Lega e Fratelli d’Italia sono i maggiori utilizzatori della comunicazione digitale, raggiungendo fino al 70% dei contenuti pubblicati, a seconda del focus tematico scelto inerente la pandemia. Un monopolio comunicativo che le forze politiche a sostegno del Governo faticano a eguagliare con la stessa efficacia.

 

In sintesi la comunicazione è polarizzata su due fronti: da un lato l’opposizione è al fianco delle categorie più deboli nelle piazze, mentre il Governo cerca di rassicurare lavoratori e manifestanti con i provvedimenti economici in via di attuazione, e al tempo stesso isola e condanna gli estremisti.

Anche le attività culturali vengono severamente penalizzate dal Dpcm. Nonostante le violenze di piazza e la crisi economica provochino la maggiore attenzione della discussione pubblica, Più Europa prova a tenere accesi i riflettori anche su questo importantissimo settore per la vita democratica del paese.

 

Anche sul web e sui social si è parlato molto delle infiltrazioni dei neo fascisti nella piazze: persone che alimentano la protesta per creare disordini, alzare il livello delle tensioni e sfruttare le legittime manifestazioni di cittadini in difficoltà economiche, per finalità a carattere eversivo con nessuna attinenza con il coronavirus.

Vetrine dei negozi e dehors devastati, negozi derubati, cassonetti incendiati. Specialmente in concomitanza con i disordini di Napoli, sul web le ricerche su Forza Nuova hanno toccato il picco più alto degli ultimi anni, a conferma di quanto il timore e la curiosità per questo fenomeno, siano diffusi.

 

 

 

Allargando invece l’analisi sulla distribuzione delle conversazioni, osserviamo che la Campania (per la notte di caos e aggressioni) e il Piemonte (per le devastazioni in centro a Torino) sono quelle dove si è discusso di più sui social, ma in generale il sentiment è negativo all’80%, e solo nell'ultima settimana il numero delle conversazioni è stato altissimo con quasi 70mila post pubblicati.

Facendo un’analisi su Twitter sugli interessi e sui tweet di un campione rappresentativo di persone che hanno scritto contenuti di protesta contro il Dpcm e le misure di contenimento del virus, vediamo che la prevalenza di chi contesta appartiene a una fascia di età molto giovane, compresa tra la Generazione Z (i nati da fine anni ’90 al 2010, la prima generazione nativa digitale, con diffuso utilizzo di Internet sin dalla nascita) e i Millenials (nati tra i primi anni Ottanta e la metà degli anni Novanta).
 
Persone interessate alla politica, ossia nel 24% dei casi sopra la media degli interessi, e alla lettura delle news online (23%); ma si caratterizzano anche per una scarsissima confidenza con i temi a carattere scientifico, con le tecnologie (nonostante utilizzino i social media per comunicare) e per il mondo del lavoro.