La Ue trova l'accordo all'alba. Con il nuovo piano all'Italia vanno 209 miliardi

La Ue trova l'accordo all'alba. Con il nuovo piano all'Italia vanno 209 miliardi

L'intesa dopo oltre 90 ore di negoziati a Bruxelles. Un 'freno d'emergenza' potrà essere attivato anche da un singolo Paese in caso di scostamento dagli obiettivi. Complessivamente il Recovery Fund resta di 750 miliardi, 390 miliardi di sovvenzioni e 360 di prestiti. I 'frugali' strappano una riduzione dei contributi netti al Bilancio comunitario. Conte: "Grande responsabilità per noi. Orgoglioso di essere italiano"

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© John Thys/AFP - Conte e Macron a Bruxelles

AGI - Duecentonove miliardi di euro per l'Italia di cui in 82 in sussidi e 127 in prestiti, migliore della prima proposta avanzata dalla commissione di Ursula von der Leyen. Trovato finalmente l'accordo stamane all'alba dopo oltre 90 ore di trattative sul 'Next generation' Ue'. 

Giuseppe Conte commenta con soddisfazione i numeri della  proposta con cui il presidente del consiglio europeo Charles Michel  ha sbloccato lo stallo imposto dai blocchi dei Paesi cosiddetti 'frugali', Olanda, Svezia, Austria, e Danimarca. "Il governo è forte.

L'approvazione di questo piano rafforza l'azione del governo italiano", ha detto il premier dopo la firma. Mentre con minore entusiasmo è accolto il compromesso raggiunto sulla governance, anche se si considera una vittoria l'aver evitato la pretesa di approvazione dei piani dei singoli Stati all'unanimità in sede di consiglio europeo su cui sembrava irremovibile l'Olanda e che il presidente del Consiglio ha definito piu' volte "inaccettabile e irrispettosa dei Trattati e delle istituzioni europee".

Nella bozza presentata da Michel l'approvazione spetta al consiglio europeo, su proposta della commissione, con maggioranza qualificata.

Dopodiché resta il meccanismo del 'freno di emergenza' in base al quale "se, in via eccezionale, uno o più Stati membri ritengono che vi siano gravi deviazioni dal soddisfacente raggiungimento dei traguardi e degli obiettivi pertinenti, (uno o più governi) possono chiedere al presidente del consiglio europeo di sottoporre la questione al successivo consiglio europeo".

Il che non si traduce esattamente in un veto che può fermare l'esborso delle risorse anche se è un meccanismo che potrebbe rallentarlo. E per Palazzo Chigi non è poi cosi' male, trattandosi, si spiega, di una "semplice discussione che aumenta di un passaggio il dibattito senza bloccare la procedura".