La mossa di Giorgetti sulla legge elettorale

La mossa di Giorgetti sulla legge elettorale

L'obiettivo - si legge nella proposta depositata - è inserire "nella Costituzione il principio che la legge elettorale deve essere approvata a maggioranza assoluta in entrambe le Camere e con votazione palese"

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Giancarlo Giorgetti

Evitare che arrivi una nuova legge elettorale a colpi di maggioranza. La mossa è di Giancarlo Giorgetti che dopo l'invito rivolto alle forze politiche a novembre di riscrivere insieme le regole del gioco, rilancia con una proposta di legge depositata alla Camera dei deputati.

E si tratta di una proposta di riforma costituzionale per introdurre l'articolo 59-bis della Costituzione. Un articolo per impedire che le forze politiche possano intendere la legge elettorale come un abito da indossare su misura. L'obiettivo - si legge nella proposta - è inserire "nella Costituzione il principio che la legge elettorale deve essere approvata a maggioranza assoluta in entrambe le Camere e con votazione palese".

"Stabilendo altresì, che ogni modifica alla medesima legge elettorale trovi applicazione non già immediatamente, bensì per l'elezione delle Camere della seconda legislatura successiva a quella in corso alla data dell'approvazione". La premessa del numero due del partito di via Bellerio è chiara: dal 1993 ad oggi, sono state approvate quattro riforme del sistema di elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, ovvero il 'Mattarellum', il cosiddetto 'Porcellum', l''Italicum' e infine il 'Rosatellum'.

Inoltre in questi anni sono stati "presentati diversi progetti di legge diretti ad agevolare, alla successiva tornata elettorale, i partiti dei rispettivi proponenti o, comunque, a impedire l'ascesa di leader appartenenti ad altri partiti". Per Giorgetti quindi "diversamente da molti altri Paesi democratici dove la stessa legge elettorale è in vigore per lunghi periodi, nel nostro Paese, purtroppo, negli ultimi quindici anni sta prevalendo la cattiva abitudine di promuovere una riforma elettorale in funzione dell'ipotetico risultato elettorale alle successive elezioni".

Accade infatti "che chi fa parte temporaneamente della maggioranza vuole fissare le regole del gioco per vincere la volta successiva e, di conseguenza, stabilisce soglie e sbarramenti non con l'obiettivo di garantire al Paese la governabilità, bensì allo scopo di impedire l'affermazione degli avversari". Da qui questa "proposta di legge costituzionale" che "intende arginare questo fenomeno".

Chiaro però che una proposta di legge costituzionale richiede per avere il via libera tempi non certamente brevi. La Lega che nel frattempo ha presentato alla Camera un'altra proposta di legge per reintrodurre il 'Mattarellum' punta ad andare al voto al più presto. Ma Salvini a differenza della Meloni ha detto sì ad un esecutivo di tipo elettorale.

Un esecutivo che - sottolinea un senatore del partito di via Bellerio - potrebbe avere proprio il tema della legge elettorale, oltre a quello del lavoro e della crescita, come uno dei punti sul tavolo. Ma si tratterebbe di un esecutivo che dovrebbe avere una data di scadenza ben precisa. Ovvero per portare in tempi certi il Paese al voto.

Certo in presenza di una riforma di tipo costituzionale sarebbe piu' facile pensare che quella data possa esserci nel 2021. In ogni caso Salvini anche oggi ha ripetuto che insieme alla sinistra lui al governo non ci andrà mai. Dunque nessuna sponda del 'Capitano' a Renzi, anche se e' stato proprio il leader di Italia viva alla cena avvenuta martedì con i suoi a sottolineare - riferisce chi era presente all'incontro - che l'obiettivo di Iv deve essere quello di spaccare la Lega, dividere Salvini da Giorgetti.

Renzi sempre a quel tavolo ha sottolineato - spiegano le stesse fonti - di aver anticipato la sua proposta - ovvero quello del premierato e di una legge elettorale sul modello di quella dei sindaci - a diversi interlocutori, anche di centrodestra, ottenendo un interesse trasversale. In realtà non c'è nessuna apertura da parte del centrodestra, con FI e Fdi che puntano su un sistema che preveda un premio di maggioranza alla coalizione.

Ma FI resta sempre in fibrillazione. Un gruppo di responsabili che tenga dentro anche qualche esponente azzurro potrebbe appalesarsi al momento del voto sull'agenda 2023 del premier Conte oppure qualora dopo l'eventuale scontro tra Conte e Renzi dovesse comunque essere necessario scendere in campo per allungare la legislatura e sostenere magari un esecutivo istituzionale. "Berlusconi - spiegano da Lega e da FdI - ci ha garantito che non uscirà nessuno".