La missione di Salvini in Libia, spiegata da Salvini

Dai centri di identificazione alla retorica delle torture,  cinque ore di viaggio in 10 frasi

Migranti Salvini libia
MAHMUD TURKIA / AFP
 
 Matteo Salvini con il premier libico Ahmed Mahiteeq

Il ministro degli Interni Matteo Salvini, di ritorno dalla visita lampo a Tripoli, si dice sicuro di aver trovato sintonia con le autorità libiche e non mostra alcuna preoccupazione per il trattamento dei migranti, torna a sparare contro la Francia e contro le Ong e assicura che tornerà in Libia prima della fine dell'estate.

Il segretario della Lega twitta foto di cotolette e patatine mangiati a bordo dell'aereo che lo riportava in Italia e in conferenza stampa non nasconde la propria soddisfazione per l'esito della missione "pur senza trionfalismi".

Ecco cosa ha detto per spiegare il senso del viaggio e raccontarne l'esito:

Centri di identificazioni fuori dalla Libia

I centri "di protezione e identificazione dei migranti saranno ai confini esterni della Libia". "Presto ci sarà una missione a partecipazione italiana con i Paesi coinvolti: Niger, Mali, Ciad e Sudan". "Voglio tornare in Libia entro l'estate, per portare una solidarietà concreta". 

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In Libia non si torturano i migranti

"Ho visitato un centro di accoglienza e protezione per mille migranti che sar pronto entro un mese con la collaborazione dell'Unhcr: vale contro la menzogna e la retorica per cui in Libia si tortura e si ledono i diritti civili". "In cinque ore di missione non ho scoperto l'universo libico. E' possibile che ci siano dei campi gestiti male e che ci siano collusioni con i trafficanti di migranti, ma in una situazione di totale instabilità noi dobbiamo sforzarci di dare il nostro sostegno concreto a quelle che sono le autorità locali internazionalmente riconosciute. La guardia costiera libica in mare ha dimostrato grande serietà ed efficienza al di sopra di ogni sospetto: sono gli equipaggi delle navi delle Ong ad essere assai più pericolosi per la vita degli stessi migranti e di tutti gli altri".

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Ungheresi buoni, francesi cattivi

"L'Ungheria è inadempiente al piano di ricollocamento dei migranti: avrebbe dovuto prenderne 300 dall'Italia e non lo ha fatto. Ma la Francia ne avrebbe dovuto prendere 9 mila. Se Orban, che secondo molti è il pericolo numero uno, è cattivo, Macron è quindici volte più cattivo...".

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Fermare i trafficanti, ma non solo 

"Bloccare il business dell'immigrazione clandestina significa evitare l'intervento dannoso e pericoloso di navi straniere che procedono senza alcun rispetto delle regole internazionali, mettendo in pericolo i libici e gli stessi migranti". "In Libia ci hanno detto di condividere appieno questo approccio e di proseguire su questa strada, l'unica per fermare un traffico che vede le Ong consapevolmente o inconsapevolmente complici e protagonisti".

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La logica di Dublino è superata 

"La logica di Dublino va superata, risale ad una epoca in cui i numeri del fenomeno erano totalmente diversi. La priorità del governo italiano è la protezione delle frontiere, non i respingimenti interni".  "Angela Merkel ha detto che l'Italia è stata lasciata sola: bene, sottoscrivo riga per riga, ora lei e Macron siano coerenti, passino dalle parole ai fatti".



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