Mattarella ha firmato la grazia per Umberto Bossi

L'ex leader della Lega era stato ritenuto colpevole in via definitiva del reato di vilipendio all'allora presidente della Repubblica (Giorgio Napolitano) e condannato a un anno e 15 giorni di reclusione 

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato - ai sensi di quanto previsto dall'art. 87 comma 11 della Costituzione - un Decreto di concessione della grazia in favore di Umberto Bossi. L'atto di clemenza individuale ha riguardato la pena detentiva ancora da espiare (un anno di reclusione) inflitta per il delitto di offesa all'onore e al prestigio del Presidente della Repubblica (c.d. vilipendio: art. 278 c.p.), in riferimento a fatti commessi nel 2011. A seguito di provvedimento della Magistratura di sorveglianza Bossi è stato affidato in prova al servizio sociale.

Nel valutare la domanda di grazia, in ordine alla quale il Ministro della Giustizia a conclusione della prevista istruttoria ha formulato un avviso non ostativo, il Presidente della Repubblica ha tenuto conto del parere favorevole espresso dal Procuratore generale, delle condizioni di salute del condannato, nonché della circostanza che in relazione alle espressioni per le quali e' intervenuta la condanna il Presidente emerito Giorgio Napolitano ha dichiarato di non avere nei confronti del condannato "alcun motivo di risentimento"

"Sono molto contento. Ringrazio sia il Presidente della Repubblica Mattarella sia il Presidente Napolitano", ha commentato Umberto Bossi dopo aver appreso la notizia della grazia.

Il fatto risale al 29 dicembre del 2011, lo scenario è quello del palco della 'Berghem Frecc', la piu' famosa festa invernale della Lega Nord. Umberto Bossi, da poco più di un mese ex ministro delle Riforme, avrebbe lasciato dopo qualche mese, il 5 aprile 2012, la guida del Movimento da lui fondato travolto dallo scandalo sui rimborsi elettorali. Sul palco di Albino, in provincia di Bergamo, ha al suo fianco i colonnelli Roberto Maroni e Roberto Calderoli.

Il senatu'r tuona contro l'allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, colpevole, a suo giudizio, di aver organizzato, quell'anno, le celebrazioni dei 150simo dell'Unità d'Italia. "Abbiamo un grande progetto che porterà alla Padania. O con le buone o con le cattive. Perché stavolta ci siamo rotti davvero le scatole. Stavolta abbiamo subito anche il presidente della Repubblica che e' venuto a riempirci di tricolori. Sapendo bene che il Tricolore non piace alla gente del Nord: altro che democrazia", dice Bossi. Il quale poi invita i militanti a mandare "un saluto al presidente della Repubblica".

Seguono fischi. "D'altra parte - aggiunge, con riferimento alle origini del capo dello Stato - nomen omen: Napolitano". Dal palazzetto si leva un grido "Terrone". "Ma no... non lo sapevo che era un terun...", commenta ironicamente Bossi, facendo seguire il gesto delle corna.

Per questo episodio, l'ex leader della Lega verrà stato riconosciuto dalla Cassazione colpevole in via definitiva del reato di vilipendio al presidente della Repubblica e condannato a un anno e 15 giorni di reclusione. Nel settembre del 2018, la prima sezione penale della Suprema corte lo condannerà a pagare duemila euro alla cassa delle ammende, confermando sostanzialmente la sentenza emessa l'11 gennaio 2017 dalla corte d'Appello di Brescia (in primo grado, invece, Bossi era stato condannato a diciotto mesi dal tribunale di Bergamo)



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