"Dal disastro ci salverà la cultura. O un Churchill". Parola di Marina Berlusconi

La figlia del Cavaliere boccia le politiche del governo su reddito di cittadinanza, flat tax e quota 100, ma non sulla gestione della questione migratoria. E in una intervista al Corriere suggerisce: serve uno choc per l'economia

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Franco Cavassi / AGF
Marina Berlusconi

“All’economia serve uno choc subito”. Intervistata dal Corriere della Sera, Marina Berlusconi, Presidente di Mondadori e della holding Fininvest, va a testa bassa contro le politiche del governo pentastellato. “Bisognerebbe concentrare le risorse su investimenti e sostegni alle imprese: tagli fiscali, meno burocrazia, incentivi all’occupazione. Lasciando perdere quota 100 e reddito di cittadinanza. Che daranno ben poco in termini di sviluppo e lavoro, anzi, ruberanno un altro po’ di futuro alle prossime generazioni», dichiara al vicedirettore di via Solferino Daniele Manca.

Mostrando, al tempo stesso, una buona dose di preoccupazione per lo stato della compagine che regge le sorti di Palazzo Chigi, che “nasceva già con l’affanno di promesse elettorali esplosive per i conti pubblici e doveva tenere assieme due forze sempre più divise”); la litigiosità tra Di Maio e Salvini, che “ha portato ormai all’immobilismo”; per le sorti dell’economia, visto che “mentre gli altri rallentano noi ci fermiamo o addirittura arretriamo”; infine, per “una politica che ha abdicato al suo ruolo”.

Sulla situazione del Paese, il giudizio di Marina Berlusconi si attiene “ai dati che arrivano da fonti diverse e tutte autorevoli: peggiorano di giorno in giorno”. Perché scrivere dei numeri su un pezzo di carta “o su Facebook” è piuttosto semplice, “ma non si possono trasformare in realtà con un gioco di prestigio”. Così lei si augura che questo “anno bellissimo” come l’ha definito il premier Conte non si tramuti in annus horibilis “tra reddito di cittadinanza e presunte flat tax”, che tuttavia pure suo padre Silvio ha proposto e sostenuto come cura per l’economia. Ma all’intervistatore che glielo fa notare, lei risponde solamente: “In una forma diversa”. Insomma, non c’è paragone tra le due proposte.

Tanto più che dal governo non sono venute indicazioni su come si intenda finanziarla, “visto che ormai le casse sono vuote”. E sull’aumento dell’Iva 2020 “non si sa ancora in che modo intendano scongiurarla” puntualizza. Da qui la necessità di uno choc per l’economia.

Valutando però i passi compiuti dal governo in questo suo primo anno di vita, Marina Berlusconi osserva che se “certe emergenze come l’immigrazione sono state gestite”, su economia e infrastrutture c’è solo da augurarsi “che almeno la parte più responsabile di questo governo si fermi a riflettere”.

Cosa significa questa affermazione? Attesa su Salvini, bocciatura Di Maio”? La primogenita di casa Berlusconi non vuole dare pagelle ma soffermarsi a riflette sulle dinamiche del Paese, sulla sua “classe dirigente”, dicitura che non può essere considerata alla stregua di una “parolaccia”. Perché il dramma attuale di un Paese, non solo l’Italia par di capire, “non è quello di avere una classe dirigente, ma di non averla o che non sia adeguata e competente”.

E infatti Marina Berlusconi allarga lo sguardo ed esemplifica così la situazione: “Pensi al disastro semiplanetario che ha combinato un premier evanescente come Cameron, con il suo referendum da giocatore d’azzardo sulla Brexit. Pensi alle conseguenze sempre più drammatiche dello scriteriato intervento di Sarkozy in Libia, o a certi tweet di Donald Trump, che terremotano Borse e mercati...”.

Quindi un plauso a Winston Churchill, “quel burbero leader che pur promettendo ‘lacrime e sangue’ riuscì a mobilitare il suo Paese e salvò tutti noi dal nazismo”. Perché “la politica vera deve saper creare consenso anche su scelte che chiedono sacrifici” mentre oggi “mi pare che la politica, un po’ ovunque, si rifugi negli slogan, nei social, nella più trita demagogia perché non è più all’altezza di coltivare ideali e grandi progetti. Ma questa è la fine della politica e non fa certo bene alla democrazia” che sfocia invece nell’antipolitica e il populismo. E che insieme all’intolleranza “nascono da disagi reali, sono il frutto avvelenato della cattiva politica, di una crisi economica infinita, di una insicurezza diffusa. E il web è stato benzina sul fuoco”. Chi ci salverà? “La cultura, i libri, non sono la ricetta miracolosa, ma un antidoto sì. Del resto, continuare a investire sui libri, come stiamo facendo”.

Il pretesto dell’intervista è dato dal fatto che tra pochi giorni si terrà l’assemblea chiamata mercoledì ad approvare il bilancio della Mondadori, che “apre un nuovo capitolo di azienda concentrata sui libri” perché “oggi, con l’aria che tira, di libri, di cultura, di approfondimento, abbiamo proprio un gran bisogno”. Casa editrice che “in pochi anni ha visto passare il margine lordo da 51 a oltre 90 milioni; mentre a fine 2019 i debiti dovrebbero scendere sotto i 70 milioni rispetto ai 363 di sei anni fa, nonostante le acquisizioni dei libri Rizzoli e del digitale di Banzai. E grazie a questi risultati vogliamo tornare a crescere, guardando anche all’estero”, all’Europa, ma non per fuggire dall’Italia, perché “qui siamo nati e qui resterà sempre il cuore delle nostre aziende”.

In conclusione, un passaggio sul padre Silvio: “Da figlia, l’idea di un’ennesima e faticosa campagna elettorale non mi entusiasma. Ma da figlia so anche che mio padre non rinuncerebbe mai a impegnarsi per quello in cui crede. (…) Non ha alcuna intenzione di tirarsi indietro”



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