Nell'affollata corsa per le nomine Ue manca solo l'Italia

Roma, che in questa fase resta ai margini della trattativa ed è impegnata nel braccio di ferro con la Commissione sulla eventualità di una procedura per debito, non ha un suo nome da spendere. "Il nostro candidato è quello che sarà pronto a cambiare le regole" ha detto Conte

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Dursun Aydemir / ANADOLU AGENCY
Giuseppe Conte

Niente accordo al Consiglio europeo sulle nomine ai vertici delle Ue. I 28 non hanno trovato una maggioranza su un candidato per il pacchetto di nomi che dovrà guidare le istituzioni nella prossima legislatura, a cominciare dalla presidenza della Commissione europea, e hanno rinviato la decisione ad un vertice straordinario convocato per il 30 giugno.

Nel frattempo, ha detto il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, le trattative andranno avanti per cercare un accordo che rispecchi la "diversità dell'Unione europea".

I governi, per adesso, mettono definitivamente una pietra tombale sull'ipotesi che il prossimo presidente della Commissione possa essere uno degli 'Spitzenkandidaten', ovvero uno dei candidati di punta delle principali forze politiche a Strasburgo, e danno mandato allo stesso Tusk di negoziare un accordo con i gruppi parlamentari.

Non c'è una maggioranza sugli 'Spitzenkandidaten', dice Angela Merkel che almeno formalmente, ha difeso fino all'ultimo la candidatura del Popolare Manfred Weber. Tuttavia, ha aggiunto la cancelliera, "vogliamo una soluzione comune con il Parlamento europeo", e "non vogliamo una crisi con il Parlamento in nessuna circostanza".

Il popolare Manfred Weber, il socialista Frans Timmermans e la liberale Margrethe Vestager non hanno la maggioranza attorno al tavolo del Consiglio europeo - aggiunge Emmanuel Macron - e dunque sono di fatto fuori dalla corsa per la presidenza della Commissione. Sgomberato il campo dagli 'Spitzen' tutte le ipotesi restano aperte.

Dopo una lunga giornata di contatti e di trattative in cui si sono inseguite diverse ipotesi, compreso quella della presidente croata Kolinda Grabar Kitarovic come soluzione di compromesso per la presidenza della Commissione, un accordo resta lontano. L'obiettivo è quello di arrivare a delle personalità che riflettano criteri politici, geografici e di genere: esclusi i tre candidati 'di punta' continuano a farsi i nomi del francese Michel Barnier per la Commissione, dei liberali Mark Rutte e Charles Michel per il Consiglio, della tedesca dei Verdi Ska Keller per la presidenza del Parlamento.

Ma la trattativa è talmente intricata che potrebbe essere del tutto ribaltata nei prossimi giorni. Quanto alla Bce, che fa parte del pacchetto complessivo, i nomi in lizza rimangono quelli del tedesco, Jens Weidmann, dei finlandesi Olli Rehn e Erkki Liikanen, e dei francesi Francois Villeroy de Galhau e Benoit Coeure.

L'Italia, che in questa fase resta ai margini della trattativa ed è impegnata nel braccio di ferro con la Commissione sulla eventualità di una procedura per debito, non ha un suo nome da spendere: "il nostro candidato e' quello che sara' pronto a cambiare le regole" ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte arrivando al vertice.

Il vertice dunque si chiude con una fumata nera, perfetta metafora della giornata riassunta nelle parole del primo ministro irlandese Leo Varadkar: "E' più facile eleggere il Papa che riempire le caselle delle prossime istituzioni europee". 



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