Italia-Argentina, Renzi "entro giugno missione di sistema con 300 imprese"

"Andiamo avanti con le riforme"

Italia-Argentina, Renzi "entro giugno missione di sistema con 300 imprese"
 Matteo Renzi (Afp)

Buenos Aires - (dall'inviato Massimo Maugeri) "Stiamo rimettendo in moto il paese e lo stiamo cambiando, noi andiamo avanti con le riforme e faremo nei prossimi due anni quello che abbiamo fatto nei due anni precedenti". Matteo Renzi chiude la sua due giorni di visita ufficiale in Argentina con una difesa netta dell'azione di governo, replica indirettamente all'attacco del Financial Times secondo cui 'la fortuna del premier si va esaurendo' e conduce un vero e proprio endorsement senza precedenti all'amico Mauricio Macri, neo eletto presidente argentino insediatosi poco piu' di un mese e mezzo fa alla Casa Rosada.

Pur non rispondendo direttamente alle domande dei cronisti sulla polemica del Ft e mentre da Palazzo Chigi si ridimensiona la posizione del quotidiano della City londinese, il premier rivendica invece quelli che considera dei successi dell'azione del governo, a cominciare dalle politiche sul lavoro: "Per mesi ci hanno detto che il Jobs Act era una prevaricazione, una violenza e che avrebbe fatto crescere la precarieta', oggi scopriamo invece che crescono i contratti a tempo indeterminato e anche i mutui". Renzi parla brevemente con i giornalisti sul campo di gioco del leggendario stadio del Boca Juniors, la Bombonera, riceve in regalo la maglia numero dieci degli Xeneises che fu di Diego Maradona e che oggi e' di Carlitos Tevez, e sottolinea che anche questo dato e' il segnale che "L'Italia sta tornando". Noi andiamo avanti con le riforme - dice ai cronisti - stiamo rimettendo in moto il paese, stiamo cambiando l'Italia. Quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni, faremo nei prossimi due anni".

Ma questo e' l'unico passaggio in chiave 'interna' che Renzi si concede. Il resto e' un'appassionata difesa dei legami tra Italia e Argentina che "dopo 18 anni di ritardo" devono tornare a essere quelli tra due nazioni realmente "sorelle". Il premier e' accolto con tutti gli onori, la plaza de Mayo e' pavesata di bandiere tricolori e la stessa Casa Rosada nella notte si tinge di bianco rosso e verde, lancia un appello agli imprenditori italiani ad investire nella capitale del Rio della Plata, sottolinea che dopo l'elezioni di Macri si "apre un nuovo corso" e aggiunge che il rischio Paese e' ormai un ricordo lontano: "Quello che diciamo agli imprenditori italiani e' che questo e' uno dei posti in cui e' piu' solida e stabile la possibilita' di investimento", dice. "Gli imprenditori italiani devono dotarsi della stessa passione della famiglia Macri quando decise di investire qua. E le stesse porte sono aperte da noi".

Entro giugno, annuncia il premier, l'Italia lancera' una vera e propria missione di sistema con 300 imprenditori, mentre in ballo ci sono gia' possibilita' di business concrete in settori diversissimi, dalle infrastrutture all'agroalimentare, all'energia ai trasporti. Non a caso la giornata di Renzi si e' aperta con la visita al cantiere del gruppo Ghella che sta realizzando una linea ferroviaria di 16,5 km, che vale 2 miliardi. Renzi e Macri si conoscono da anni, da quando entrambi erano sindaci delle loro citta', Firenze l'uno, Buenos Aires l'altro. E la confidenza e' evidente, tanto che il presidente argentino si concede una battuta fuori protocollo nei confronti del presidente francese Francoise Hollande, ironizzando sul fatto che un forte rumore del microfono che assorda la sala della conferenza stampa possa esser opera di un boicottaggio dell'inquilino dell'Eliseo. Renzi ricambia ricordando che la famiglia di Macri parti' dalla Calabria, dal piccolo paese di Polistena, per fondare in Argentina un impero dell'edilizia e non solo. Ma malgrado il legame strettissimo, nessun cenno viene fatto tra i due alla questione dei Tango Bond: qualche settimana fa il governo argentino si e' acordato con la task force delle banche per il rimborso dei 50 mila risparmiatori italiani che non aderirono alle due ristrutturazioni del 2005 e del 2010. Fonti di palazzo Chigi riferiscono che il dossier non e' stato discusso. La decisione e' tutta del Parlamento, dove al momento Macri non ha la maggioranza. (AGI)