Imposimato contro Cantone, ha sabotato giunta Raggi

Il giudice attacca il presidente anticorruzione, "sulla Raineri ha commesso ennesimo errore". Di Battista, "abbiamo tutti contro ma romani con noi" 

Imposimato contro Cantone, ha sabotato giunta Raggi
 Imposimato (Imago)

Roma - Ferdinando Imposimato attacca a testa bassa Raffaele Cantone e lo accusa di aver "sabotato" la giunta Raggi. Il presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione parla su Facebook di una "balla a sostegno di Matteo Renzi". "Ed e' grave che Virginia Raggi abbia chiesto a Raffaele Cantone, che gia' aveva dato pareri sbagliati, un parere che poteva essere chiesto al Consiglio di Stato" aggiunge il magistrato, subito condiviso dall'ex assessore capitolino al bilancio, Marcello Minenna.

In un altro post su Facebook, pubblicato ieri, aveva osservato che "Raffaele Cantone ha preso un abbaglio dicendo che la nomina del capo di gabinetto Raineri è irregolare; la scelta è avvenuta in base al potere discrezionale del sindaco di Roma nella scelta degli organi di supporto agli organi di direzione politica. È l'ennesimo errore di Raffaele Cantone".

Dopo due giorni di silenzio interviene su Facebook a proposito della crisi Raggi anche Alessandro Di Battista, membro del Direttorio 5 Stelle:  "Coraggio Virginia. Abbiamo contro tutti quanti. Chi ci vuole fuori si e' mangiato Roma e vorrebbe continuare il banchetto sulle Olimpiadi. Siamo con te. E i romani violentati da 30 anni di oscena partitocrazia stanno con noi". E poi contrattacca: "In Italia c'è un sindaco che amministra una città di milioni di abitanti. Il sindaco ha mentito sulle sue proprietà. Ha nominato assessore un suo socio in affari ed e' stato costretto a rimuovere il suo segretario generale (dopo solo 5 giorni) perche' e' stato rinviato a giudizio per turbativa d'asta. Tutto questo i TG non lo dicono perche' il sindaco non e' del M5S ma e' renziano e si chiama Sala. Quindi tutti muti. Il manovratore non va disturbato".

Intanto Minenna ha deciso solo oggi di manifestare pubblicamente sul social network le ragioni delle sue dimissioni, perche' "mi rendo conto che il silenzio non paga e puo' essere frainteso", spiega, citando uno dei fondatori del Movimento 5 Stelle, Gianroberto Casaleggio, il quale "diceva che 'e' difficile vincere contro chi non si arrende mai'. Ovviamente, quella frase alludeva (e allude) a una 'resistenza' attiva del cittadino ai soprusi, al malaffare e alle tante ingiustizie, piccole e grandi, in cui gli capita di imbattersi nella vita quotidiana", continua, e "quella 'resistenza' deve essere ancor maggiore per il cittadino investito di funzioni pubbliche: funzioni che vanno esercitate - ricorda la nostra Costituzione (art.54) - con 'disciplina ed onore'".

Quindi, ragiona l'ex componente della giunta capitolina, "da 'servitore dello Stato' quale ho sempre sentito di essere, ho accettato il gravoso impegno di assessore al bilancio, patrimonio e alle partecipate del Comune di Roma affidatomi dalla sindaca Virginia Raggi, ispirandomi unicamente ai principi sopra richiamati; cosi', del resto, avevo fatto in precedenza in Consob, poi quando sono stato chiamato dal prefetto Tronca a collaborare al risanamento della Capitale e cosi' faro' anche in futuro: perche' non sono ammesse deroghe ai valori di legalita', trasparenza, disciplina ed onore". Pertanto, "in questi mesi di intenso lavoro ho messo a disposizione dei cittadini e della squadra della sindaca Raggi tutte le mie risorse e competenze tecniche, costantemente ispirando la mia azione esattamente a quei 'valori' non negoziabili di cui mi sento 'portatore sano'", spiega Minenna, e "ho anche, in questi mesi, respinto interferenze e 'compromessi' al ribasso sempre interloquendo con tutti nel rispetto dei diversi ruoli istituzionali". 

"Ho percepito quello che definirei eufemisticamente un 'deficit di trasparenza' nella gestione della procedura di revoca di quella delicatissima e nevralgica figura amministrativa del Capo di Gabinetto" aveva scritto a sua volta su Facebook Minenna "le mie non sono dimissioni 'arroganti' o di 'solidarieta'' rispetto a quelle di Raineri. Dimettersi per avere avvertito disagio di fronte a una scelta non chiara, ne' trasparente in ordine alle autentiche dinamiche ad essa sottese (o retrostanti) e', allora, semplicemente un gesto di umilta' e responsabilita': un gesto, divenuto oramai irrevocabile, che consegno alla sindaca Raggi con l'auspicio di un reale chiarimento nell'interesse comune dei cittadini di Roma" scrive ancora Minenna, e "con la coscienza di aver fatto il mio dovere di perseguire interessi generali e bene comune, valori fondanti e cari al M5S".

"Fanno tutto da soli e dicono che e' colpa dei poteri forti. Alla prossima crisi se la prenderanno con gli alieni" è la secca replica su Twitter il presidente del Pd, Matteo Orfini.(AGI)