"Inaccettabile ingerenza". La Farnesina replica all'attacco cinese su Joshua Wong

Il portavoce dell'Ambasciata cinese, sul profilo ufficiale Twitter della rappresentanza diplomatica, aveva attaccato i politici italiani rei di aver tenuto "un comportamento irresponsabile"  ospitando via Skype l'intervento dell'attivista di Hong Kong

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Le dichiarazioni "rese dal portavoce dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma sono del tutto inaccettabili e totalmente irrispettose della sovranità del Parlamento italiano". Lo affermano fonti della Farnesina in riferimento all'attacco della rappresentanza diplomatica ai parlamentari che hanno partecipato ieri al Senato a una conferenza stampa su quanto accade a Hong Kong. Il Ministero degli Esteri ha espresso all’Ambasciatore cinese "forte disappunto per quella che è considerata una indebita ingerenza nella dialettica politica e parlamentare italiana".

La ricostruzione della vicenda

Fino a due giorni fa quasi alla rissa sul Mes, i parlamentari italiani rispondono oggi quasi compatti a Pechino, che li ha definiti "irresponsabili" per aver ospitato una videoconferenza di Joshua Wong, e spingono la Farnesina a definire quella cinese una "inaccettabile ingerenza".

Sono state parole pesanti, e senza mezzi termini, quelle della Repubblica Popolare Cinese verso i politici italiani che hanno tenuto una conferenza stampa su Hong Kong ieri al Senato, e durante la quale è stato attivato un collegamento video con il leader degli studenti pro-democrazia.

"Joshua Wong ha distorto la realtà, legittimato la #violenza e chiesto l'ingerenza di forze straniere negli affari di #HK", ha dichiarato il portavoce dell'Ambasciata Cinese in Italia sul profilo ufficiale Twitter della rappresentanza diplomatica. "I politici italiani che hanno fatto la videoconferenza con lui hanno tenuto un comportamento irresponsabile".

Alla conferenza sono intervenuti i parlamentari Enrico Aimi (Forza Italia), Andrea Delmastro Delle Vedove (Fratelli d'Italia), Valeria Fedeli (Partito Democratico), Lucio Malan (Forza Italia), Federico Mollicone (Fratelli d'Italia), Manuel Vescovi (Lega), Isabella Rauti (Fratelli d'Italia), Iwobi Tony Chike (Lega).

Le reazioni politiche

La reazione del mondo politico italiano non si è fatta attendere, e ha preso il via da Fratelli d'Italia, che quella conferenza aveva organizzato e tenuto insieme con il Partito Radicale. "Ci aspettiamo una nota ufficiale del Ministero degli Esteri a tutela delle prerogative del Parlamento italiano. Se hanno osato tanto è perché pensano che l'Italia sia ormai sottomessa", ha scritto su Twitter il senatore Adolfo Urso, promotore della iniziativa violentemente censurata dall'Ambasciata cinese. 

"Siamo allibiti dall'arroganza e dalla sfrontatezza con le quali la rappresentanza diplomatica di Pechino si è permessa di censurare l'iniziativa di alcuni parlamentari italiani definendola "irresponsabile", gli ha fatto eco il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato di "far sentir subito e forte la voce del Parlamento italiano a difesa del sacrosanto diritto di deputati e senatori di esprimere le proprie idee e organizzare le iniziative che desiderano".

"Il Ministro degli Esteri dovrebbe convocare immediatamente l'Ambasciatore cinese in Italia", afferma l'altro organizzatore della conferenza, quel Partito Radicale che "continuerà le lotte per la liberazione nonviolenta di tutti i popoli oppressi dal regime cinese, dai tibetani agli uiguri, dai cittadini di Taiwan, infine a quelli di Hong Kong, per non dire della maggioranza han".

"L'ambasciata cinese definisce "irresponsabili" i parlamentari italiani che hanno parlato con il leader della protesta di Hong Kong? Una intromissione inaudita! Chiediamo ai Presidenti di Camera e Senato di tutelare con fermezza la dignità del Parlamento italiano". L'intervento della Farnesina è stato chiesto, poi, da Lia Quartapelle, capogruppo del Pd in commissione Esteri alla Camera - "Le autorità cinesi che oggi esercitano una pressione indebita - mentre il capo della Lega, Matteo Salvini, sottolinea: "Non siamo una provincia cinese (anche se magari Grillo la pensa cosi') e per noi Democrazia, Libertà e Diritti Umani sono dei valori irrinunciabili".

La lunga teoria di dichiarazioni, che vede inizialmente silente il Movimento 5 Stelle e ne chiama in causa i vertici che guidano Camera e ministero degli Esteri, trova esito tre ore dopo l'accusa cinese. Roberto Fico affida a Facebook la difesa del Parlamento, che ha "diritto e il dovere di ascoltare sempre tutte le posizioni e tutte le parti in causa, anche in relazione ad avvenimenti che si svolgono in altri Paesi. Le parole dell'ambasciata cinese - sottolinea - sono profondamente irrispettose".

"Nessuno - afferma Elisabetta Casellati, presidente del Senato - può mettere in discussione le prerogative parlamentari a maggiore ragione laddove riguardino la liberta' di opinione e di pensiero, uno dei capisaldi della nostra democrazia".

La Farnesina non si spinge, per il momento, alla convocazione dell'ambasciatore o a una nota ufficiale, ma fa trapelare una reazione dai toni duri: le dichiarazioni "rese dal portavoce dell'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma sono del tutto inaccettabili e totalmente irrispettose della sovranità del Parlamento italiano".

Il ministero degli Esteri ha espresso "forte disappunto per quella che è considerata una indebita ingerenza nella dialettica politica e parlamentare italiana"



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