Cosa resta dello scontro tra Italia e Francia su migranti e neocolonialismo

Il premier Conte prova a placare gli animi, ma Salvini spera che i francesi si "liberino" di Macron 

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Pierpaolo Scavuzzo / AGF 
 Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini

Luigi Di Maio tiene il punto. Matteo Salvini esce allo scoperto e fa da spalla all'alleato di governo, rincarando, con accuse ancora più dure, le critiche alla Francia. Giuseppe Conte prova a smorzare le tensioni con Parigi. Il giorno dopo la convocazione da parte del governo francese dell'ambasciatore italiano per protestare dopo le frasi di Di Maio che ha sostanzialmente accusato Parigi di impoverire l'Africa, continua a tenere banco il 'caso Francia-Italià.

Da Aquisgrana, dove ha rinnovato il 'patto' con la Germania, firmando il nuovo Trattato di cooperazione, il presidente francese Emmanuel Macron ha affermato che Parigi e Berlino, a suo avviso, "devono assumersi la responsabilità e parlare con una voce sola" contro "i nazionalismi che minacciano l'Europa".

Conte non vuole mettere in discussione l'amicizia con Francia e Germania

Da Roma, ha, invece, rotto il silenzio il presidente del Consiglio. In una nota, Conte ha sostenuto che, "in un momento in cui l'Europa sta attraversando una fase particolarmente critica, schiacciata sotto il peso dei flussi migratori e incapace di esprimere una strategia politica condivisa e solidale, è legittimo interrogarsi sull'efficacia delle politiche globali che stiamo perseguendo sia a livello di Unione Europea sia a livello di Stati singoli". Ma, ha poi aggiunto, "questo non vuol dire mettere in discussione la nostra storica amicizia con la Francia, né tantomeno con il popolo francese. Questo rapporto rimane forte e saldo a dispetto di qualsiasi discussione politica".

Ma quel che sta accadendo nel Mar Mediterraneo, con le tragedie e la difficoltà di realizzare un approccio strutturale al tema della regolazione e della gestione dei flussi, ci impone di allargare lo spettro della nostra riflessione. "Continueremo a lavorare con le istituzioni di governo francesi - oltreché con le istituzioni europee e con gli altri Paesi - fianco a fianco, nelle varie sedi istituzionali, per trovare soluzioni condivise", ha poi assicurato.

Poco prima, Di Maio aveva assicurato che nel mirino non c'è il popolo francese. "Si vuole far passare il dibattito di questi giorni sul franco Cfa come un attacco dell'Italia al popolo francese. Sciocchezze. Il popolo francese è nostro amico. Infatti il dibattito sul franco Cfa va avanti da anni anche in Francia ed è anche nelle rivendicazioni del programma dei gilet gialli", aveva detto.

Salvini si augura che tutto cambi col voto dei francesi

Ieri silente dopo l'esplosione del caso con la Francia, Salvini ha appoggiato in toto le tesi degli alleati di governo. "Quello dei migranti è un problema che ha tante cause, c'è chi va in Africa non a creare sviluppo ma a sottrarre ricchezza a quei popoli e a quel continente e la Francia evidentemente è tra questi. L'Italia no". In diretta Facebook, poi, il ministro dell'Interno si è spinto a esplicitare l'auspicio che i francesi, col voto delle europee di maggio, facciano cadere il governo in carica.

"Ovviamente la polemica non è con il popolo, coi cittadini, ma, in questo caso, è con Macron, che chiacchiera tanto e combina poco, che dà lezioni di generosità, di accoglienza, di bontà, di solidarietà e poi respinge migliaia di immigrati al confine italiano, sia a Ventimiglia che in Piemonte. E quindi spero che i francesi possano liberarsi da un pessimo presidente: l'occasione è quella del 26 di maggio dove finalmente il popolo francese potrà riprendersi in mano il suo futuro, il suo destino, il suo orgoglio, mal rappresentato da un personaggio come Macron".

L'esito dell'incontro tra i ministri degli Esteri 

Nella giornata odierna è emerso da fonti francesi che, sul tema, il ministro degli Esteri francese Yves Le Drian ha avuto una ieri discussione franca con il suo omologo italiano, Enzo Moavero Milanesi, a margine della riunione del Consiglio affari esteri, a Bruxelles, per protestare contro le dichiarazioni di Di Maio.

Le Drian, che è professore di storia, secondo le stesse fonti, avrebbe spiegato al titolare della Farnesina il modo ostile in cui sono state percepite le dichiarazioni di Di Maio. Durante l'incontro a due, il ministro francese avrebbe ricordato a Moavero che se la Francia non da lezioni all'Italia, l'Italia non deve dare lezioni alla Francia.

Interpellato sul 'caso', Moavero ha sostenuto che le dichiarazioni dei politici italiani sulla Francia fanno "parte del dibattito più ampio che ci accompagnerà, e al quale forse dobbiamo abituarci nei suoi toni e nei temi toccati anche più sensibili, verso le elezioni europee".

"Quello a cui siamo più abituati è il dibattito politico anche aspro e duro all'interno degli Stati, perché siamo abituati alle nostre elezioni politiche, regionali e quant'altro. Siamo meno abituati a vedere questo su scala europea", ha aggiunto Moavero.

"Il colloquio con Le Drian è stato franco, estremamente aperto ed esplicito, pero' da inquadrarsi nell'arco dei colloqui che si svolgono fra rappresentanti di Paesi e di Stati che rimangono Paesi e Stati amici e alleati. Con la Francia rimaniamo Paesi amici, alleati, entrambi membri dell'Unione europea. Naturalmente fra Paesi amici, come anche fra persone che sono amiche, ci possono essere dibattiti, discussioni, punti di convergenza e di divergenza. Il tema è sostanzialmente questo, la prospettiva delle elezioni europee fa da catalizzatore di una dialettica politica più vivace e questo può essere l'elemento che viene sottolineato".

Moscovici mette in guardia da uno scontro Italia Francia

Sul tema è tornato anche il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici. "La relazione tra Francia e Italia è molto stretta: qualsiasi scontro tra i due Paesi è un vero peccato. Alcune dichiarazioni sono semplicemente stupide", ha detto. Mentre il presidente del Parlamento europeo, il forzista Antonio Tajani, ha parlato di "balla colossale" propinata dal M5s contro la Francia. Il Pd, dal canto suo, ha chiesto, in aula alla Camera, un'informativa urgente del ministro degli Esteri sullo stato delle relazioni tra Italia e Francia. Una richiesta simile, presentata da Fozra Italia, è stata respinta al Senato.

"Mentre il vicepremier e plurimistro Di Maio tenta di dichiarare guerra alla Francia, la maggioranza al Senato respinge la nostra legittima richiesta di ascoltare il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi per capire se le posizioni di Di Maio siano quelle di tutto il governo", ha lamentato la capogruppo di FI, Anna Maria Bernini. Infine, la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha definito il trattato franco-tedesco di Aquisgrana "una dichiarazione di guerra economica, politica e diplomatica all'Italia".

"Con l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, Francia e Germania compiono un atto ostile contro la terza economia europea: l'Italia. Juncker benedice quest'alleanza e gli europeisti raccontano la favola che è una risposta ai populismi. Bufale. Fratelli d'Italia - ha concluso Meloni - chiede al governo italiano di reagire con durezza e con tutti gli strumenti a disposizione. Sono in gioco i nostri interessi nazionali".



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