Lo scontro nella maggioranza per le parole di Di Maio su Radio Radicale

Il leader del M5s ha detto che i soldi destinati in manovra per l'emittente radiofonica dovrebbero essere dati alle persone colpite dal sisma. Critiche da tutto il resto dell'arco parlamentare: dal Pd alla Lega, che accusano Di Maio di sciacallaggio politico 

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È scontro nella maggioranza su Radio Radicale. Ad agitare le acque sono state in mattinata le parole del capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio: in manovra "ci sono di nuovo otto milioni di euro l'anno per tre anni per Radio Radicale, che ha già ricevuto milioni di contributi dallo Stato. Quegli otto milioni diamoli ai terremotati, alle persone colpite dal sisma". "Sarà uno dei nodi che scioglieremo al vertice di oggi", ha poi aggiunto. Ma le dichiarazioni del ministro degli Esteri sono state criticate da molti esponenti politici. Anche del Partito democratico. 

"Le dichiarazioni di Di Maio su Radio Radicale sono vergognose. I temi vanno affrontati con serietà e non si mischiano temi come quelli del diritto alla conoscenza e del pluralismo dell'informazione a quelli della vita e della sofferenza di persone come i terremotati, che non possono e non devono ogni volta essere strumentalizzate in modo becero per pura propaganda politica di fazione", ha commentato il senatore Pd Roberto Rampi. "Il ministro Di Maio ha molte questioni importanti di cui occuparsi e a cui farebbe bene dedicarsi interamente, lasciando a chi ha le competenze seguire altri temi". 

A Rampi fa eco su Twitter Alessia Morani, sottosegretaria al ministero dello Sviluppo Economico "Per chiarezza: i fondi per Radio Radicale non si toccano. E lasciamo fuori i terremotati da polemiche politiche per piacere". Mentre la deputata Pd, membro della commissione Trasporti, Enza Bruno Bossio, sempre su Twitter scrive:  "Contrapporre l'esistenza di Radio Radicale alla tragedia dei terremotati è becera propaganda. Solo i populisti e i bugiardi hanno paura della libera stampa". 

Critiche da Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia

Ma critiche sono arrivate anche dall'ex alleato di governo, ed è Matteo Salvini a parlare: "Penso che Di Maio stia attaccando se stesso, gli italiani, i valori del M5s e gli elettori stanno scappando, quindi non lo invidio. Come non invidio Conte, Renzi e Zingaretti che ogni giorno che passa, dimostrano il loro nulla al governo". "Siamo a favore di tutte le voci libere che informano gli italiani", ha poi aggiunto il segretario leghista. 

Critici anche i deputati di Fratelli d'Italia e di Forza Italia: "Di Maio strumentalizza i terremotati come oggetto di scambio per Radio Radicale. Non mischiamo i piani delle responsabilità, che ricadono anche sul capo politico del Movimento 5 stelle",  dice il capogruppo FdI in commissione Cultura, e componente della Vigilanza Rai, Federico Mollicone. "Consentire la prosecuzione dell'attività dell'emittente radiofonica delle sedute dei lavori parlamentari è un bene per la democrazia del nostro Paese, grazie anche all'archivio digitale della memoria dell'Italia repubblicana. Siamo pronti alla battaglia d'aula - assicura - per Radio Radicale".

Anche Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia, parla di sciacallaggio politico: "La battaglia di retroguardia dei Cinque Stelle contro Radio radicale non sorprende e non è certo una novità. Ma che nel giorno dell'anniversario del sisma in Umbria Di Maio proponga di destinare quei fondi ai terremotati, dopo che i governi di cui fa parte non hanno fatto nulla per la ricostruzione, è semplicemente sciacallaggio politico. Uno spot vergognoso che gli si ritorcerà contro".

Dura la reazione anche di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera: "Di Maio è leader di un partito di maggioranza che è ininterrottamente al governo dal 1 giugno del 2018, cioè da oltre 500 giorni. Se ancora non ha trovato le risorse per la vergogna nazionale della ricostruzione post sisma, non è che bisogna togliere i soldi a Radio Radicale. Il Parlamento ha già votato, lo ricorda il leader a 5 Stelle?". "Bisogna sfilargli la poltrona - riprende - e mandarlo a fare un altro lavoro. Perché il governo del Paese evidentemente non è mestiere per lui: le sue parole sono indegne, per Radio Radicale, che è un presidio di democrazia, come per i terremotati".

 



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