Riecco #Ciaone. Storia breve del più 'renziano' degli sfottò politici

Dopo la sconfitta elettorale del Pd e le dimissioni annunciate dal segretario, è tornato l'hashtag coniato dal dem Ernesto Carbone (che lo usò per festeggiare il risultato di un altro referendum, quello delle trivelle, dove non venne raggiunto il quorum)

Riecco #Ciaone. Storia breve del più 'renziano' degli sfottò politici
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 Dal film 'Confusi e felici'

Dopo le dimissioni di Renzi è tornato in tendenza su Twitter, puntuale come un orologio svizzero, l’hashtag #Ciaone. Ovvero il modo per molti di sottolineare la fine di un’era politica e della carriera, almeno in posizioni di primissimo piano, dell’ormai (quasi) ex segretario del Partito Democratico. Era già successo nel 2016, all’indomani della vittoria del no al referendum, che le bacheche fossero invase da messaggi di questo tipo.

Ma parliamo di uno sfottò che è entrato a far parte, in questi mesi, del linguaggio politico ritagliandosi sempre più spazio. Soprattutto sui social. Colpendo tutti, non solo il Pd. Una parola così usata da meritarsi persino una voce sul Vocabolario Treccani: “ciaone interiez. e s. m. Nella lingua colloquiale, forma di saluto che esprime ironia o scherno”. Un modo per festeggiare una vittoria e rimarcare, contemporaneamente, una sconfitta altrui.

E ricevere un bel “ciaone” è qualcosa da temere. Significa rimanere isolati e perdere l’opportunità di essere seduti attorno ai tavoli dove si decide qualcosa. Anche a livello internazionale. 

 

Ma com’è cominciato questo tormentone?

Non è stato Renzi a usare #ciaone contro gli avversari politici ma un altro esponente del Partito Democratico, Ernesto Carbone, che lo usò per festeggiare il risultato di un altro referendum, quello delle trivelle, dove non venne raggiunto il quorum. 

 

#Ciaone, dalla Storia ai gelati

C’è chi, come Sebastiano Rizza, ha studiato la presenza della parola, una voce zingarica, nei dialetti italiani. Più precisamente in quello lucano parlato a Trecchina, una cittadina di poco più di duemila abitanti in provincia di Potenza. Una parola il cui etimo è difficile da ricostruire ma che possiede molto fascino proprio per questa sua aura di mistero. Diverse forme di ‘ciaone, ad esempio, si riscontrano in alcune parlate rom presenti nel meridione, con il significato di figlio, ragazzo, bambino.

Makkox, durante Gazebo, programma andato in onda su Rai3, aveva immaginato così l’utilizzo di #Ciaone in altri grandi avvenimenti storici.

 

Al Cinema, in televisione e in Radio

Prima di arrivare in Parlamento e sui social, il termine #ciaone era stato portato alla ribalta da una scena di un film uscito nel 2014 e diretto da Massimiliano Bruno: Confusi e Felici. A pronunciare la parola è Caterina Guzzanti durante una terapia di coppia e davanti a un professionista d’eccezione, Claudio Bisio, per lamentarsi delle prestazioni sessuali del compagno.

Ma già in radio, grazie a Ignazio Failla, speaker di Dimensione Suono Roma, il tormentone era già diffuso. “Diamo a Ignazio quel che è di Ignazio”, insomma.

Un programma radio che ispirò anche un gelato, chiamato #ciaone, presentato al pubblico nel 2013 con un evento dedicato. Ultimo riferimento, ma non meno importante, ci porta al serale di “Amici”, la fortunata trasmissione di Maria De Filippi. Nel 2014, Emma Marrone pronunciò la parola magica che molti trasformarono in una GIF che fece il giro del web.



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