Chi è Armando Siri, l’ex socialista che ama la Lega e la Flat Tax

Iniziò da amico di Bettino Craxi, ma la sua ascesa vera inizia con un incontro segreto. Quello tra Salvini e Bannon

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Agf
Armando Siri

Ex socialista, ex giornalista di Mediaset, Armando Siri, sottosegretario alle Infrastrutture indagato per corruzione, per la Lega è soprattutto l'ideologo del progetto di 'flat tax' al 15%.

Eletto nelle fila del partito di via Bellerio per la prima volta alle politiche del marzo scorso (al Senato), il 47enne genovese fa parte di quella schiera di dirigenti portati dentro la Lega dal segretario Matteo Salvini, affascinato dalle loro tesi.

Come, per esempio, gli economisti euro-scettici Claudio Borghi e Alberto Bagnai, Siri è sostanzialmente un 'outsider' che non ha fatto gavetta di partito ma è stato accolto dentro il Movimento-tribù ex nordista sostanzialmente per volontà del leader nazionale.

I due - ha raccontato lo stesso Siri - si sono conosciuti nel 2012 prima che Salvini diventasse segretario federale (a fine 2013).

A stimolare l'incontro gli studi del futuro sottosegretario sulla flat tax, ovvero i sistemi fiscali con aliquota unica.

Giornalista pubblicista dal 1998, nel passato Siri ha lavorato come redattore a Mediaset ed è stato autore di programmi televisivi.

Si può fare

Da giovanissimo è stato attivista della gioventù socialista, amico personale e collaboratore di Bettino Craxi. Nel 2011 fonda e diventa presidente di Pin, Partito Italia Nuova.

Dal 2014 diventa ufficiale la collaborazione con Salvini, il quale sposa a tutti gli effetti il progetto di flat tax al 15%.

Il 13 dicembre di quell'anno Siri e Salvini organizzano a Milano l'evento 'Aliquota unica si può', cui partecipa anche l'economista statunitense Alvin Rabushka.

Nel maggio 2015 è nominato responsabile economico di 'Noi con Salvini', la formazione ideata da Salvini per 'sbarcare' al Sud, e diventa uno dei collaboratori di fiducia del segretario federale.

Le sue idee sull'aliquota unica vengono accolte nella proposta di legge depositata dalla Lega alla Camera dei deputati nel giugno 2015.

È ideatore e organizzatore del format Scuola di formazione politica, che nel luglio 2015 viene proposto da Salvini come contenitore formativo e didattico rivolto a tutti i simpatizzanti e attivisti della sua area politica.

Ha inoltre lavorato alla stesura del testo di legge che propone l'introduzione del servizio civile obbligatorio e retribuito per tutti i giovani maggiorenni ed è autore della proposta del reddito di avviamento al lavoro.

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CHRISTIAN MINELLI / NURPHOTO 
Matteo Salvini

Toninelli? Non mi risulta

Alle elezioni politiche del 2018 del 4 marzo si candida con la Lega al Senato e viene eletto nel collegio dell'Emilia Ovest. Il 12 giugno viene nominato dal Consiglio dei ministri sottosegretario al Mit.

A testimonianza della fiducia che Salvini ripone in lui da segnalare che nel suo ufficio di Milano - lo spazio Pin, in viale Monte Santo - si tenne il primo incontro, top secret, tra il capo della Lega e l'ex collaboratore di Donald Trump, Steve Bannon, l'8 marzo 2018.

Siri fu protagonista anche della fase pre-formazione del governo M5s-Lega e partecipò attivamente al tavolo tecnico che si occupò di stilare il 'contratto del cambiamento'.

A fine giugno fu vittima di un triplice lapsus televisivo, nel corso del programma di La7 'Tagadà'. Durante un gioco della conduttrice Tiziana Panella, che consisteva nell'indovinare l'identità di un ministro tramite alcuni indizi, il senatore Franco Mirabelli del Pd propose come soluzione il nome di Danilo Toninelli (ministro M5s proprio delle Infrastrutture, il dicastero di Siri).

Il sottosegretario replicò per tre volte: "Ma Toninelli non è ministro".

Dopo un momento d'imbarazzo in studio e un po' di tentennamenti, il leghista ritrattò: "Ah, sì, Toninelli, scusa. Mi sono confuso, perché ho visto la divisa della polizia e intendevo dire che Toninelli non era della polizia, ma era carabiniere".

Dal punto di vista della fedina penale, Siri ha alle spalle un patteggiamento per la bancarotta della sua società 'Mediaitalia'. In una intervista, il leghista spiegò di aver patteggiato per non accollarsi le spese processuali.



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