Perché il voto del Sud potrebbe pesare di più sull'esito elettorale finale

Secondo la proiezione di Quorum/YouTrend, il dato nazionale delle 12 (19,43% degli aventi diritto) restituisce come “proiezione” un dato finale tra il 65 e il 70%. Rispetto al 75% che votò nel 2013, si tratta di un calo dai 5 ai 10 punti percentuali

Perché il voto del Sud potrebbe pesare di più sull'esito elettorale finale
 (Afp)
 Elezioni 2018

Dai dati di affluenza parziali delle 12 emerge una partecipazione che si preannuncia in netto calo rispetto a quella di 5 anni fa. Non è una sorpresa: molti analisti indicavano come molto probabile un calo dell’affluenza, e almeno per ora questa previsione non è stata smentita. Secondo la proiezione di Quorum/YouTrend, il dato nazionale delle 12 (19,43% degli aventi diritto) restituisce come “proiezione” un dato finale tra il 65 e il 70%. Rispetto al 75% che votò nel 2013, si tratta di un calo dai 5 ai 10 punti percentuali.

Raffronti immediati con i dati parziali delle precedenti Politiche non sono possibili poiché in quell’occasione si votò su due giorni (24 e 25 febbraio), ma indicazioni molto utili arrivano anche dal confronto con le ultime due grandi consultazioni nazionali: le Europee del 2014 e il Referendum Costituzionale del 2016. Si conferma tendenza di fondo non nuova, e cioè quella di una maggiore partecipazione nelle regioni settentrionali rispetto a quelle del Mezzogiorno (con Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia sopra il 22% di partecipazione già alle 12 e per contro un dato di Sicilia e Calabria tra il 14 e il 15%).

Eppure, rispetto all’ultimo caso (quello del Referendum) per la prima volta delle elezioni Politiche fanno registrare un calo: il 4 dicembre 2016 alle 12 aveva infatti votato il 20,14%, più di oggi. Non solo: le 5 province in cui l’affluenza è calata maggiormente rispetto a quell’occasione sono tutte al Nord: Modena, Reggio Emilia, Bologna, Milano, Monza Brianza. Rispetto alle due elezioni precedenti già menzionate, poi, sembra esserci un’altra novità: tutte le regioni dal Lazio in giù alle 12 hanno fatto segnare una partecipazione superiore a quella del Referendum 2016, mentre avviene il contrario per tutte le regioni centro-settentrionali (a parte l’Umbria). Questo sembra suggerire che il Sud potrebbe “pesare” relativamente di più rispetto al recente passato.



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