Perché, per il momento, non ci può essere alcuna intesa tra Pd e M5s

Zingaretti vede le urne vicine. E solo con nuove elezioni potrà prendere davvero le redini del partito, nei cui gruppi parlamentari i renziani dominano ancora

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Maria Laura Antonelli / AGF 
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio

Nessun dialogo con il Movimento 5 Stelle. Anzi: urne il più presto possibile. Nicola Zingaretti vede la crisi di governo dietro l'angolo e smentisce qualsiasi ipotesi su una soluzione parlamentare che veda il Partito Democratico andare a sostituire la Lega nel nuovo esecutivo.

Questo per due ragioni: la prima è che il segretario Pd ha preso atto ormai da mesi della chiusura dei Cinque Stelle: "Loro non vogliono", ha sottolineato anche oggi. La seconda è che Zingaretti ha desiderio di quantificare elettoralmente il rimbalzo dei consensi che hanno visto il Pd passare, in pochi mesi, dal 17 al 22 per cento, ben oltre il 18 per cento conquistato dalla Lega alle politiche del 2018.

"Il loro è un teatrino, Di Maio e Salvini sono come il Gatto e la Volpe, recitano due parti nella stessa commedia, non è verosimile nessun dialogo con una forza di governo come il M5S che regge con la sua maggioranza parlamentare il governo con Salvini", ripete ai suoi Zingaretti. C'e' questo dietro la sfida lanciata dal segretario dem a Luigi Di Maio: "La maggioranza dei parlamentari che sostiene questo governo è dei Cinque Stelle. Se Di Maio dice che Salvini sbaglia a dialogare con i nazionalisti, allora non dovrebbe governarci insieme". 

Certo, anche se i consensi espressi nelle urne dovessero rispecchiare quelli dei sondaggi, difficilmente il Partito democratico riuscirebbe a governare: servirebbe comunque una alleanza parlamentare e gli interlocutori, al momento, sembrano pochi. Di sicuro, il segretario potrebbe mettere ordine nel suo partito che, ad oggi, ha una maggioranza negli organi statutari diversa da quella dei gruppi parlamentari, a forte impronta Renzi. Una dicotomia che si riflette anche nel dibattito politico quotidiano, dove deputati e senatori di stretta osservanza renziana non mancano di sferzare il leader del partito ad ogni occasione.

I malumori dei renziani

L'ultima è stata Alessia Morani. La deputata ha rimproverato Zingaretti di non avere valorizzato abbastanza le donne nelle liste per le europee. Obiezione a cui Zingaretti risponde: "Nelle liste ci sono più uomini che donne. Il congresso è finito". Ecco: il punto è che a due mesi dal congresso, la pax Zingarettiana non è stata mai effettivamente riconosciuta nè rispettata sebbene lo stesso Matteo Renzi abbia più volte richiamato alla necessita' di evitare "il fuoco amico", ovvero sostenere il segretario del partito.

Nelle ultime ore, poi, si registra un certo scontento nella minoranza dem per come il segretario sta conducendo la campagna elettorale: qualcuno, in Transatlantico, fa notare che Zingaretti dovrebbe fare campagna elettorale non solo con i "suoi" candidati, ma con tutti. Tra le fila renziane, tuttavia, c'è la convinzione che la crisi non arriverà e che i rapporti tra Salvini e Di Maio virino al sereno immediatamente dopo le elezioni europee e le amministrative del 26 maggio.

Se Salvini farà il pieno dei consensi, è il ragionamento, cambieranno inevitabilmente anche i rapporti di forza a Palazzo Chigi, dove ora sono i M5s ad avere la maggioranza dei ministri, come sottolineano anche da Di Maio nelle ore più calde del caso Siri: un rimpasto, insomma, che coinvolgerebbe - scommettono alcuni parlamentari dem vicine all'ex segretario - i ministri M5s Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli. Questo, viene aggiunto, "sempre che Di Maio non tiri troppo la corda". 



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