Riccardo Muti, direttori come funghi manca professionalita'

(AGI) - Milano, 5 nov. - Riccardo Muti 'bacchetta'l'approssimazione di certi musicisti, che non sapendo farealtro scelgono di dedicarsi alla direzione. E insistesull'italianita' e sull'importanza di salvaguardare le nostreradici. Il maestro e' intervenuto alla presentazionedell'esposizione degli oggetti e ricordi di Arturo Toscanini,alla cui realizzazione ha partecipato attivamente acquistandoil frac di gala del famoso direttore, per poi donarlo alConservatorio, dove - ricorda - mise piede per la prima voltail 2 novembre del 1962. "Oggi i direttori nascono come funghi -lamenta Muti - . Uno non sa piu' cantare e dirige o

(AGI) - Milano, 5 nov. - Riccardo Muti 'bacchetta'l'approssimazione di certi musicisti, che non sapendo farealtro scelgono di dedicarsi alla direzione. E insistesull'italianita' e sull'importanza di salvaguardare le nostreradici. Il maestro e' intervenuto alla presentazionedell'esposizione degli oggetti e ricordi di Arturo Toscanini,alla cui realizzazione ha partecipato attivamente acquistandoil frac di gala del famoso direttore, per poi donarlo alConservatorio, dove - ricorda - mise piede per la prima voltail 2 novembre del 1962. "Oggi i direttori nascono come funghi -lamenta Muti - . Uno non sa piu' cantare e dirige o non sasuonare il flauto e dirige". Ma quello del direttore e' unlavoro serio e profondo. Per capirlo basta andare con ilpensiero a Toscanini. "Uno dei problemi dei nostri tempi, e' lamancanza di preparazione dei direttori di orchestra" continua."Ecco perche' dico che abbiamo dimenticato la lezione diToscanini". E spiega: "Toscanini rappresenta un modo diconcepire il teatro che e' stato dimenticato. I cantanti silamentano perche' non ricevono piu' informazioni dal direttore.Prima la vera regia era quella musicale, non quella scenica.Oggi e' il contrario, si invita un imbecille che si inventa unastoriella e la musica diventa una specie di colonna sonora".Insomma, bisogna prepararsi. E molto. Bisogna che "la scuolaitaliana si rifaccia a quell'esempio di inflessibilita' erigore" che rappresentava Toscanini. Muti ricorda di averstudiato con Antonino Votto, che fu stato assistente diToscanini, "da lui - dice - ho imparato l'essenzialita' dellanostra attivita' direttoriale". "Ho sempre paura di esserefrainteso quando batto sull'italianita'" aggiunge, scherzandopoi con il sovrintendente del teatro alla Scala, Pereira,seduto in prima fila. "Pereira e' austriaco ma la musica non haconfini. Io stesso dirigo l'orchestra di Chicago. Ci sono pero'delle radici che vanno salvaguardate. E il Conservatorio diMilano e' un faro". Un eccellenza come quello di Napoli, doveha studiato pianoforte. "Quando sono uscito da qui - sottolinea- non ho avuto bisogno di andare altrove per assumere quellapatina dorata che non riconosciamo alle nostre scuole. E' perquesto che mi incacchio". Oggi si "corre troppo e non e' colpadi questo o quel teatro". "La societa' e' piu' visiva cheuditiva, adesso i direttori vanno vestiti da indiani - diceMuti - si cambiano durante i concerti, indossano anelli". E ilfrac, "sta quasi scomparendo. Potrebbe essere una buona cosa,ma almeno bisogna presentarsi in modo decoroso. E' unaquestione di rispetto per la musica". (AGI) .