Tutte le città vogliono diventare smart, ma farlo comporta rischi per la sicurezza

Angelo Gazzoni, responsabile di Hexagon per l’Italia, spiega ad Agi: "L’incremento di densità abitativa e di frequentazione dei luoghi pone un fortissimo pericolo per la sicurezza"

Tutte le città vogliono diventare smart, ma farlo comporta rischi per la sicurezza

L’Europa ha fame di sicurezza, lo dimostrano i dati di una ricerca Ihs Markit che ha registrato un aumento della domanda di tecnologie di Command e Control Room al ritmo del 5,9% annuo tra 2015 e 2020. Tradotto, significa che sempre più attori percepiscono la necessità di attivare processi e mettere in piedi strutture dedicate alla sicurezza e alla gestione delle emergenze. “Anche in Italia il trend è simile”, fa sapere Hexagon Safety & Infrastructure, l’azienda svedese che si occupa di soluzioni tecnologiche di questo tipo.

“Un fortissimo pericolo per la sicurezza”

“Le città stanno investendo per diventare smart – spiega Angelo Gazzoni, responsabile di Hexagon per l’Italia -. Significa che cercano di rendere più efficienti i servizi al cittadino soprattutto grazie a una gestione tecnologica. Ma l’incremento di densità abitativa e di frequentazione dei luoghi pone un fortissimo pericolo per la sicurezza”.

In altre parole il tentativo di trasformarsi in smart city, e quindi in realtà innovative grazie all’integrazione di infrastrutture materiali e capitale umano, offre il fianco a rischi. Di che tipo? Per Gazzoni uno dei punti deboli della città del futuro è la gestione delle cosiddette infrastrutture critiche, cioè la rete di trasporti, le telecomunicazioni, o anche l’approvvigionamento di energia, acqua, gas.

“Le possibili ripercussioni dell’assenza di questi servizi sono evidenti”, e pertanto è necessario dotarsi di meccanismi in grado di rispondere a queste esigenze nel modo più rapido e indolore possibile. Per farlo servono “modelli di comunicazione in grado di coordinare tutte le figure che intervengono in questi casi”. Prendiamo il caso di un incidente sulla rete di trasporti: in questo caso gli attori coinvolti non sono soltanto le forze di pubblica utilità, come polizia locale e nazionale, vigili del fuoco, ma anche l’azienda che gestisce il servizio.

Gazzoni ritiene quindi che “un modello di comunicazione integrato, cioè sale di controllo dotate di tecnologie in grado di gestire tutte le persone coinvolte, sia in grado di ridurre i tempi di risposta e ripristinare la normalità, anche salvando persone nel caso in cui vi sia un pericolo di questo tipo”. Non si tratta di inventare tecnologie, spiegano da Hexagon, ma rendere più efficace quelle esistenti.

Nel caso di un’emergenza, insomma, dalla sala di controllo si può gestire tutto il flusso di informazioni proveniente dal luogo in cui è avvenuto l’incidente, scambiarsi dati geolocalizzati in maniera automatizzata, e anche dispacciare, cioè suddividere sul territorio, le risorse utili a gestire l’emergenza. Senza necessità di attaccarsi al telefono, le cui linee in questi casi divengono spesso rapidamente intasate, per gestire l’emergenza.

Sensori, droni e telecamere

Safe city non significa soltanto gestire le comunicazioni e le risorse in maniera coordinata, ma anche prevenire per quanto possibile episodi critici. In questo caso vengono in soccorso una serie di tecnologie come i sensori, cioè quelle sentinelle sparse per la città: “L’Internet of Things genera informazioni che, opportunamente filtrate ed elaborate, possono rappresentare fonti d’informazioni”.

Nel caso di un’alluvione, per esempio, l’obiettivo è riuscire a portare nelle sale di controllo “tutto ciò che gli operatori osservano sul campo, integrato da dati, sensori, numeri, modelli previsionali, previsioni meteo”, spiega Gazzoni. In determinate situazioni di pericolo, dove l’osservazione diretta è più difficile, “ci serviamo di droni e telecamere”. Tutte le informazioni raccolte, se messe a disposizione di una sola sala di controllo, potrebbero quindi migliorare la gestione di emergenze.

Per far prevenzione, poi, le tecnologie si spingono ancora più in là: “Usiamo strumenti di business intelligence, big data, e facciamo analisi dei social network per monitorare i topic più chiacchierati online”, spiega Gazzoni.

E per difendersi dal terrorismo?

“Un attacco terroristico è spesso imprevedibile”, commenta Gazzoni. Ma la tecnologia può comunque aiutare nel gestire il caos che inevitabilmente si genera in situazioni di questo tipo. Per esempio localizzando gli agenti in servizio, che così possono essere organizzati nel modo più efficiente. E le forze di polizia hanno a disposizione telecamere indossabili che consentono alle sale di controllo di vedere esattamente quanto sta succedendo sulle strade. I sistemi di sicurezza di Hexagon, in Italia, vengono già sfruttati dalla provincia di Bolzano che li utilizza per smistare in modo sincronizzato vigili del fuoco, protezione civile e ambulanze. 



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