Crisi: Cnr, peggiora lo stato di salute degli italiani

(AGI) - Roma, 7 lug. - La crisi economica e la crescita delladisoccupazione hanno avuto evidenti conseguenze sui consumi esullo stile di vita delle persone colpite, ma tale ricadutaincide anche sulla salute? Lo studio Impatto della crisieconomica sulla prevenzione cardiovascolare , coordinato daGaetano Crepaldi dell'Istituto di neuroscienze del Consiglionazionale delle ricerche di Padova (In-Cnr) e da Maria GraziaModena dell Universita' di Modena-Reggio Emilia, prova a darealcune risposte a questo interrogativo. Dal documento,presentato al XII Congresso nazionale della Societa' italianaper la prevenzione cardiovascolare (Siprec), nel confronto trai dati del periodo

(AGI) - Roma, 7 lug. - La crisi economica e la crescita delladisoccupazione hanno avuto evidenti conseguenze sui consumi esullo stile di vita delle persone colpite, ma tale ricadutaincide anche sulla salute? Lo studio Impatto della crisieconomica sulla prevenzione cardiovascolare , coordinato daGaetano Crepaldi dell'Istituto di neuroscienze del Consiglionazionale delle ricerche di Padova (In-Cnr) e da Maria GraziaModena dell Universita' di Modena-Reggio Emilia, prova a darealcune risposte a questo interrogativo. Dal documento,presentato al XII Congresso nazionale della Societa' italianaper la prevenzione cardiovascolare (Siprec), nel confronto trai dati del periodo precedente la crisi, dal 1998 al 2002, equelli del 2008-2012, emerge un aumento di condizioni arischio; inoltre, salute e buone abitudini appaiono correlatecon reddito e scolarita'. Tra le persone con minor scolarizzazione a soffrire didiabete nel primo periodo era il 16,3% degli uomini e l'11,6%delle donne, che nel periodo di crisi passano rispettivamente a17,7% e 13,2%. L'obesita' colpiva tra 1998 e 2002 il 21% degliuomini e il 28 delle donne, che nel secondo periodo sonodiventati rispettivamente il 29,1 e il 35,5%.L'ipercolesterolemia e' cresciuta dal 21,3% dei maschi e 28delle femmine, rispettivamente al 40 e al 45,6% , sottolinea ilricercatore dell'In-Cnr. Solo nell'abitudine al fumo disigaretta si registra un calo: negli uomini si passa dal 32,6%al 25,2% e nelle donne dal 19,4% al 18% . Lo stesso confrontoe' stato effettuato sul gruppo di popolazione a piu' altascolarizzazione, sempre mettendo a confronto il 1998-2008 conil 2008-2012: in questo caso si registra una situazione piu'variegata. La percentuale dei maschi affetti da diabete siriduce dal 9,9% all 8,6% e delle donne dal 4 al 3,7%;l'obesita' e' invece in crescita sia tra gli uomini, dal 13,4al 21,8%, che tra le donne dall'11,7 al 17,2%;l'ipercolesterolemia e' in calo tra i primi (dal 43,7 il 31,7%)ma in aumento tra le seconde (dal 22,1% al 32,4%). In caloanche l abitudine al fumo, che passa negli uomini dal 29,3% al20,6% e nelle donne dal 26,7% al 21,3%, quest ultimo e' anche lunico dato in controtendenza nel confronto con le menoscolarizzate, dove fuma il 18%, aggiunge Maria Grazia Modena.Queste differenze si allineano a quanto evidenziato dai datiIstat, che correlano reddito e scolarizzazione nel definire lostato di benessere. Gli stili di vita meno salutari, qualiscarso esercizio fisico e un alimentazione poco sana, spessoappaiono legati a minore reddito e scolarita' , continuaModena. I dati relativi al 2013 indicano che, tra i piu'informati a livello nutrizionale, il 35,3% segue la Dietamediterranea e l'obesita' colpisce il 25%, contro il 31% diseguaci di questo tipo di alimentazione e il 41,5% di obesiriscontrati tra i meno informati, conferma Crepaldi. La Dietamediterranea aiuta a prevenire malattie cardiovascolari,diabete e alcuni tipi di tumore, permette una maggioredisponibilita' e utilizzo di micronutrienti e antiossidanti esi dimostra utile al mantenimento di un buono stato di salute .(AGI) Red/Pgi .