Andrea Vaccari, l'italiano che sta nel cerchio magico di Zuckerberg

Su Messenger adesso si può anche giocare sfidando gli amici. Dietro c'è una bella storia che inizia in uno sgabuzzino 

Andrea Vaccari, l'italiano che sta nel cerchio magico di Zuckerberg

Roma - Se usate Messenger, il popolarissimo servizio di messaggistica di Facebook, dovreste conoscere Andrea Vaccari. Perché è l’unico italiano ammesso alla corte di Mark Zuckerberg. E’ un ingegnere informatico e si occupa di sviluppare prodotti. Se usate Messenger e avete notato che da qualche giorno c’è un nuovo pulsante, sappiate che quel pulsante lo ha aggiunto lui. 

Quel pulsante è l’icona di un telecomando per videogiochi e consente appunto di giocare a decine di giochi con i vostri amici: ci sono classici come PacMan e Space Invaders ma anche molte novità. Funziona così: chatti e intanto sfidi i tuoi amici online con il telefonino.



“La vita sarà molto più divertente”,ha scritto Andrea Vaccari sul blog ufficiale di Facebook. Sicuramente per lui lo è già. La sua storia sembra un film. Nato a Verona, studi al Politecnico di Milano, poi un PhD negli Stati Uniti e una esperienza a fianco di quel genio di Carlo Ratti. Fonda una startup, Glancee, che avrebbe dovuto farti capire cosa avevi in comune con le persone attorno a te. Un bel prodotto ma troppo avanti per i tempi, il mercato non lo capisce. Intanto i soldi della startup  finiscono, i soci gli voltano le spalle ma lui non si arrende. Lascia Chicago per San Francisco e vive in uno sgabuzzino di Mission di 2,5 metri quadrati. Lui che è alto un metro e 90! Quando tutto sembra perduto la svolta: in un bar incontra degli ingegneri di Facebook racconta loro di Glancee e dopo poco Zuckerberg se la compra. E’ il maggio del 2012. Si è parlato di una cifra fra i 5 e i 15 milioni di dollari. Mai confermata- Ma quel che è certo è che Andrea con un clic lascia lo sgabuzzino ed entra nel cerchio magico di Zuckerberg.

Un anno fa mi ha fatto da guida nel quartier generale di Facebook, a Menlo Park, assieme alla moglie che lavora anche lei a Facebook, e mentre mi trasmetteva felicità non potevo far a meno di pensare ai suoi durissimi mesi in uno sgabuzzino di Mission. Anche adesso se fate parte di quel miliardo di persone che usano Messenger, pensate che dietro c’è un giovane italiano che non si è arreso mai e alla fine ha vinto.