È vero che prima di Toninelli nessuno controllava i piloni delle autostrade?

È quanto ha sostenuto il ministro dei Trasporti ospite su La7. Abbiamo verificato

È vero che prima di Toninelli nessuno controllava i piloni delle autostrade?
 (Agf)
 Danilo Toninelli

Articolo aggiornato il 19 gennaio 2019 alle ore 11,00*.

Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, ospite di Omnibus su La7 il 16 gennaio, ha dichiarato (1h 15 min. 20 sec.): “Io sto mandando fuori, e non è mai capitato nella storia, ingegneri del mio ministero a guardare questi piloni [delle autostrade n.d.r.] (…) perché prima [i concessionari n.d.r.] nessuno li controllava”.

Toninelli stava parlando del rischio crolli nell’infrastruttura autostradale e degli obblighi dei concessionari, cioè i privati a cui lo Stato affida la gestione del servizio, di prevenirli. Secondo il ministro, prima del suo arrivo nessuno controllava che i concessionari rispettassero tali obblighi.

Abbiamo verificato e si tratta di un’affermazione falsa.

Chi deve vigilare?

Fa già nascere qualche sospetto sull’affermazione di Toninelli il fatto che dal 2014 esiste un’apposita Direzione che si occupa dei controlli sui concessionari, all’interno del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit).

In base al Dpcm 72/2014, che riorganizza la struttura interna del Mit, infatti, la “Direzione generale per la Vigilanza sulle Concessionarie Autostradali” (Dgvca) ha tra i suoi compiti (art. 5 co.8) proprio la “vigilanza e controllo sui concessionari autostradali, inclusa la vigilanza sull'esecuzione dei lavori di costruzione delle opere date in concessione e il controllo della gestione delle autostrade in concessione” e, soprattutto, la “vigilanza sull'adozione, da parte dei concessionari, dei provvedimenti ritenuti necessari ai fini della sicurezza del traffico autostradale”.

Dunque i casi sono due: o la Direzione generale del Mit non ha svolto controlli dal 2014 fino all’arrivo di Toninelli, mancando ai doveri che le impone la legge – e allora ha ragione l’attuale ministro sostenendo che, prima di lui, nessuno vigilava sui concessionari – oppure la Direzione ha fatto controlli nel corso degli ultimi anni – e allora Toninelli ha torto.

Il ministero lo ha fatto in passato?

* Abbiamo contattato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e in particolare la Dgvca, per chiedere se risultano interventi negli anni antecedenti all’arrivo del ministro Toninelli, e ci hanno risposto come segue: 

"Nel rispetto degli obblighi convenzionali, Capitolo 8 dell’allegato N dello schema di convenzione unica, nel corso dell’anno devono essere effettuate visite semestrali per la verifica del rispetto dei livelli di servizio da parte del Concessionario per i tratti autostradali di propria competenza. Gli elementi posti a verifica sono 17 e riguardano: illuminazione, segnaletica verticale e orizzontale, efficienza barriere sicurezza incidentate, manutenzione verde, integrità recinzione autostradale, pavimentazione. 

"Per quanto riguarda la verifica delle opere d’arte la normativa vigente [Circolare Ministero dei LL.PP. n. 6736-61-A1 del 19 luglio 1967 e Circolare LL.PP. n. 34233 del 25 febbraio 1991] impone agli Enti proprietari, che in applicazione ai disposti di cui all’art. 14 del Codice della Strada per le strade in concessione sono i gestori ovvero nel caso specifico i Concessionari, di effettuare periodiche visite sulle opere d’arte di propria competenza, le cui risultanze vanno conservate unitamente alla documentazione tecnica di ogni opera".


La Relazione attività 2016, della Dgvca, pubblicata a settembre 2017 – la più recente, ma non la sola pubblicamente consultabile – ci permette comunque di verificare l’affermazione di Toninelli.

Qui infatti si legge che “per i controlli sulla gestione e manutenzione della rete autostradale e sull’esecuzione dei lavori [da parte dei concessionari n.d.r.], la Dgvca, anche nel corso del 2016, ha effettuato un attento controllo operativo, sia dello stato manutentivo/gestionale delle autostrade, che del corretto andamento dei lavori”.

In particolare, prosegue la Relazione, “nel 2016 sono state effettuate 1.101 visite ispettive relative all’esercizio autostradale. Durante tali visite sono state accertate le ‘non conformità’ riferibili al nastro autostradale ed alle relative pertinenze (aree di servizio, aree di sosta, svincoli e stazioni di esazione)”.

Anche negli anni precedenti ci sono state centinaia di ispezioni.

Nel biennio 2014-2015, in cui era attiva la Dgvca, le visite ispettive erano state 496 per il primo anno e 820 per il secondo. Nei due anni ancora precedenti, in cui era operativa la Struttura di Vigilanza sulle Concessioni Autostradali (poi sostituita dalla Dgvca), le ispezioni erano state 555 nel 2013 e 1.125 nel 2012.

Questo per quanto riguarda il “monitoraggio tecnico” svolto dalla Dgvca. Ma la Direzione ha svolto anche “verifiche sulla qualità”, con particolare riguardo allo “stato strutturale delle pavimentazioni” e al “livello di sicurezza”.

Inoltre il predecessore di Toninelli, Graziano Delrio, con Atto di indirizzo n. 286 del 7 agosto 2015, aveva fissato la sicurezza dei trasporti come prima “priorità politica” per il 2016, a cui dunque le varie Direzioni generali del Mit si sarebbero dovute conformare.

Conclusione

Toninelli dice una cosa falsa quando afferma che prima del suo arrivo al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti “nessuno controllava” i concessionari.

Un’apposita struttura esiste all’interno del Mit dal 2012, prima come Struttura di Vigilanza e poi come Dgvca, e nel corso del quinquennio 2012-2016 ha compiuto più di 4 mila ispezioni.

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