L'Italia è davvero il Paese europeo in cui i processi durano di più?

La lentezza della giustizia italiana è spesso oggetto di critiche. Andiamo a vedere quanto sono giustificate facendo un confronto con le altre nazioni europee

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La durata dei processi in Italia è da anni al centro delle critiche. Dalla politica all’imprenditoria, sono diversi i settori che hanno spesso lamentato l’ostacolo agli investimenti (italiani e stranieri) rappresentato dai tempi lunghi della giustizia.

Ma qual è la situazione in concreto? Quanto durano i processi civili e penali in Italia? Siamo davvero il fanalino di coda delle classifiche europee?

Andiamo a vedere i numeri.

La durata dei processi in Italia: un confronto con l’Europa

Il Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale (distinta dall’Unione europea) che si occupa di tutela dei diritti umani, dello stato di diritto e della democrazia, pubblica annualmente un rapporto sull’efficienza e la qualità dei sistemi giudiziari europei.

L’ultima edizione disponibile di questo rapporto, redatto da un’apposita commissione (la European Commission for the efficiency of justice, o Cepej), è dell’ottobre 2018 e contiene dati relativi al 2016.

Grazie a questi possiamo sapere la durata media dei processi - civili, amministrativi e penali - in Italia e confrontarla con quella degli altri Stati europei. Il rapporto prende in esame anche Paesi europei che non fanno parte della Ue - come la Russia, la Turchia o l’Ucraina - e che hanno sistemi giudiziari differenti dagli standard dell’Europa occidentale. Noi limiteremo quindi il confronto ai 28 Stati membri dell’Unione.

La giustizia civile

Un processo civile in Italia che attraversi tutti e tre i gradi di giudizio (Tribunale, Appello e Cassazione) dura in media otto anni.

Servono infatti 514 giorni, in media, per concludere il primo grado, quasi mille giorni (993, per la precisione) per il secondo e ben 1.442 giorni per il terzo. In totale, dunque, poco meno di tremila giorni (2.949), corrispondenti quasi esattamente a otto anni.

La media dei Paesi membri del Consiglio d’Europa è invece di 233 giorni in primo grado, 244 giorni in secondo grado e 238 in ultima istanza. In totale, dunque, si arriva a poco meno di due anni (715).

Siamo il Paese con la durata dei processi civili maggiore nell’Unione europea. La sola Grecia fa peggio di noi nel primo e nel secondo grado, rispettivamente con 610 e 1.149 giorni, ma fa meglio in ultima istanza. Non sono riportati i dati relativi al 2016 e al 2014 per il Paese ellenico, ma quelli relativi al 2012 - quando in Italia la durata media del terzo grado era di 1.470 giorni e in Grecia di 346 giorni - descrivono una distanza tale che è difficilmente immaginabile sia stata colmata nel frattempo.

Bisogna però anche considerare che, come dimostrano i dati ministeriali sull’arretrato nella giustizia civile, la maggior parte dei processi viene definito senza bisogno di arrivare a un pronunciamento della Cassazione.

Dunque, nel confronto sui primi due gradi di giudizio civile, possiamo dire che la sola Grecia faccia peggio dell’Italia.

Durante il suo governo, Matteo Renzi aveva sostenuto di aver portato la durata dei processi civili di primo a circa un anno ma, come avevamo allora verificato, si trattava di un’affermazione sostanzialmente scorretta, che si basava su proiezioni oltretutto non in linea con la metodologia Cepej.

La giustizia amministrativa

La situazione è solo leggermente migliore per l’Italia se guardiamo ai dati sulla giustizia amministrativa, cioè quella branca del sistema giudiziario che si occupa - semplificando - della tutela dei diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione.

In Italia un processo amministrativo “completo”, che ha due soli gradi (i Tar e il Consiglio di Stato), dura in media 5 anni abbondanti: 925 giorni in primo grado e 986 in ultimo grado.

Ci sono pochi Paesi europei che fanno peggio di noi: Cipro, dove il primo grado dura 1.582 giorni e l’ultimo grado 2.522 giorni (in totale si arriva a più di undici anni); la Grecia, dove il primo grado dura in media 1.086 giorni, il secondo 915 giorni e il terzo (il sistema è dunque diverso da quello italiano, con un grado in più) 893 giorni, per un totale di quasi otto anni; il Portogallo, con un primo grado che dura 911 giorni, un secondo che ne dura 714 e un terzo 322 (in totale si arriva così a 5 anni e 4 mesi, solo poco più dell’Italia ma con un grado di giudizio in più).

La giustizia penale

Il settore più rapido della giustizia italiana è quello penale: qui un processo che attraversi tutti e tre i gradi di giudizio dura in media 3 anni e 9 mesi (310 giorni in primo grado, 876 in secondo e 191 in Cassazione).

Siamo comunque tra i peggiori nella Ue.

In primo grado, il nostro dato è il peggiore di tutti, con solo Cipro ad avvicinarsi con 304 giorni di durata media. La media europea è invece di 138 giorni.

In secondo grado, il dato italiano è superato solo da quello di Malta (1.025 giorni), che però ha solo due gradi di giudizio.

In terzo grado sono due i Paesi Ue che hanno una durata media superiore a quella italiana: Cipro (653 giorni) e Irlanda (275 giorni).

La media dei Paesi membri del Consiglio d’Europa è invece di 138 giorni in primo grado, 143 giorni in secondo grado e ancora 143 in ultima istanza. In totale, dunque, si arriva a poco più di un anno.

Non possiamo dire con sicurezza, per incompletezza dei dati - mancano ad esempio quelli relativi alla Grecia o quelli del secondo grado aggiornati per Cipro - che l’Italia sia la peggiore nella Ue per durata dei processi penali. Siamo tuttavia sicuramente, se non gli ultimi, nelle ultime posizioni.

Conclusione

In Italia (dati 2016) la durata media di un processo civile è di otto anni, quella di un processo amministrativa è di cinque anni abbondanti e quella di un processo penale di tre anni e nove mesi.

Il confronto con gli altri Paesi dell’Unione europea è necessariamente approssimativo, considerate le differenze tra i vari sistemi giudiziari e l’assenza di dati per tutti gli Stati. Premesso questo, dai dati della Commissione del Consiglio d’Europa che si occupa dell’efficienza dei sistemi giudiziari risulta in modo chiaro che l’Italia si trovi nelle ultime posizioni della classifica.

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