Davvero la Tav ci eviterebbe di avere tre milioni di tir che vanno dall'Italia verso la Francia?

Abbiamo verificato le dichiarazioni del sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri. Cosa dicono i dati e le previsioni 

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Mario Romano / AGF
 Armando Siri, sottosegretario Infrastrutture e Trasporti (AGF)

In un’intervista alla Stampa del 6 agosto, il sottosegretario al ministero delle Infrastrutture Armando Siri ha dichiarato che la Tav “ci evita di avere tre milioni di tir che vanno dall’Italia alla Francia”.

Si tratta di un’affermazione imprecisa, per almeno due motivi. Vediamo meglio i dettagli.

Il traffico di mezzi pesanti tra Italia e Francia

Secondo il report “Sistema dei valichi alpini” del gennaio 2016, curato dall’Osservatorio territoriale infrastrutturale – Nord Ovest (osservatorio creato nel 2001 dalle associazioni industriali di Torino, Milano e Genova), “I tre passaggi della frontiera franco-italiana sui quali si concentra Il traffico di merci sono: Ventimiglia, Frejus e Monte Bianco. Solo una quota marginale transita attraverso altri valichi”.

In particolare, “nel 2013 il numero totale di mezzi pesanti che hanno attraversato il confine [tra Francia e Italia, n.d.r.] si è attestato sui 2,9 milioni” e nel 2014 si è arrivati a 3 milioni (dati della Regione Piemonte – Osservatorio TRANSIT). Sono compresi, solo per il valico di Ventimiglia, anche i bus. Ma, come vedremo tra poco, non dovrebbero avere un impatto determinante ai fini dell’analisi.

A questi 3 milioni circa, vanno poi aggiunti anche i passaggi ai valichi minori, stimati da C.A.F.I. INTERALPES (la conferenza delle Alpi franco-italiane che riunisce vari enti locali italiani e francesi dell’area) – come riporta ancora il report – in circa 250 mila mezzi pesanti all’anno.

Negli anni precedenti il 2013-2014, il totale di mezzi pesanti che attraversava il confine, come riporta uno studio della Regione Piemonte, era simile e anzi leggermente superiore: 3,4 milioni nel 2007, 3,3 milioni nel 2008.

Quanti sono gli autobus?

I bus non hanno probabilmente un impatto determinante. Come detto, al valico di Ventimiglia vengono considerati mezzi pesanti, mentre al valico del Monte Bianco no. Il valico del Frejus, invece, li ha considerati tra i mezzi pesanti tra il 2004 e il 2007, ma non prima né dopo.

Guardando dunque alla variazione dei dati relativi al traffico di mezzi pesanti al valico del Frejus tra 2007 (quando erano compresi i bus) e 2008 (quando non lo erano più), si vede che la differenza è appena di 33 mila unità circa, meno del 4%.

Il 2008 ha visto un lieve calo del traffico pesante sui valichi nel loro complesso rispetto al 2007: a maggior ragione, non sembra che l’apporto dei bus sia decisivo.

La prima imprecisione di Siri

Dunque il numero di 3 milioni di Tir citato da Siri è una stima realistica del numero di mezzi pesanti che attraversano il confine tra Italia e Francia ogni anno, anche in assenza di numeri aggiornati agli ultimissimi anni (abbiamo chiesto i dati sia all’Osservatorio territoriale infrastrutturale – Nord Ovest sia a Società Autostrade, ma siamo ancora in attesa di risposta).

Non è però il numero di Tir che vanno dall’Italia alla Francia, come afferma Siri: questo è infatti solo un senso di direzione, mentre il numero di 3 milioni è corretto se applicato ad ambo i sensi di marcia.

L’impatto della Tav

Secondo uno studio dell’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino-Lione del novembre 2017, realizzato col contributo di vari tecnici esperti della materia, “La costruzione del tunnel di base è l’unica alternativa al ‘tutto strada’ e quindi l’unico modo di onorare l’impegno assunto in sede comunitaria di trasferire per il 2050 il 50% delle merci con la ferrovia”.

Nel 2016, l’arco alpino ai confini con la Francia è stato attraversato da oltre 40 milioni di tonnellate di merci, un dato in linea con quello degli anni precedenti.

Come riporta ancora lo studio dell’Osservatorio, “le stime fatte nell’analisi costi benefici del 2011 hanno dato risultato positivo con un trasferimento modale di 20 milioni di tonnellate dopo otto anni dall’apertura e di 38 milioni dopo trenta anni”.

Dunque, a distanza di trent’anni dall’apertura della Tav Torino-Lione, il flusso di merci tra Italia e Francia - se rimanesse stabile intorno ai 40 milioni di tonnellate - potrebbe essere assorbito al 95% dalla ferrovia e si avrebbe una riduzione di circa 3 milioni di camion in meno ogni anno che attraversano il confine tra Italia e Francia, come dice Siri.

La seconda imprecisione di Siri

Ma le previsioni contenute nell’analisi costi-benefici della Tav Torino-Lione, pubblicata nel 2011 dall’Osservatorio, parlano invece di un aumento significativo dello scambio merci tra Italia e Francia, anche grazie all’infrastruttura ferroviaria.

In particolare si prevede che la domanda di merci attraverso l’arco alpino interessato dal progetto raddoppi nei prossimi trent’anni.

In questo contesto, la riduzione del numero di camion dovrebbe ammontare, sempre secondo l’analisi costi-benefici del 2011, a 1,3 milioni di unità nel 2035 (25 anni dopo l’analisi dunque), e non a 3 milioni.

Conclusione

Siri è impreciso nel parlare di “Tir che vanno dall’Italia alla Francia”, in quanto la cifra che riporta – 3 milioni di tir – è corretta se riferita al traffico in entrambe le direzioni, da e per la Francia.

Al netto di questa imprecisione, la sua frase risulterebbe realistica - comunque in una proiezione a trent’anni - solo ipotizzando che lo scambio di merci tra Francia e Italia rimanesse costante nel futuro.

Ma le analisi sull’impatto della Tav prevedono invece che il volume degli scambi aumenti, arrivando a raddoppiare nei prossimi trent’anni. In quello scenario la riduzione del numero di camion è stimata in 1,3 milioni di unità.



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