Il conflitto senza fine nella striscia di Gaza

L'uccisione di uno dei leader del gruppo Palestinian Islamic Jihad è solo l'ultimo episodio dello scontro tra i palestinesi della Striscia e Israele. Ripercorriamo brevemente la sua storia

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 (Afp)
 Scontri sulla striscia di Gaza, 20 luglio 2018

L’uccisione di Baha Abu al-Ata, uno dei leader del gruppo Palestinian Islamic Jihad (Pij), e di sua moglie da parte di Israele, con un raid mirato il 12 novembre a Gaza, ha provocato nelle ore successive il lancio di diversi missili dalla Striscia verso i territori israeliani. Per ora la risposta palestinese non ha causato vittime.

Ma qual è la situazione a Gaza? Cosa dicono i numeri? Quali sono state le ultime operazioni israeliane in quel territorio e che ruolo ha il gruppo Pij?

Andiamo a vedere i dettagli.

Una breve storia

La Striscia di Gaza misura 363 chilometri quadrati e si estende a nord-est della penisola del Sinai, lungo la costa mediterranea. Confina, oltre che con Israele, con l’Egitto.

Dopo la guerra arabo-israeliana del 1948 il controllo di Gaza fu assegnato dall’armistizio del 1949 all’Egitto, che lo mantenne - tranne una parentesi durante la crisi di Suez del 1956 - fino alla successiva Guerra dei sei giorni del 1967, quando questo territorio venne militarmente occupato da Israele.

L’occupazione israeliana durò fino al 2005, quando il primo ministro Ariel Sharon decise il ritiro delle forze di Tel Aviv dalla Striscia.

Nel 2006 Hamas - organizzazione politica, sociale e militare palestinese vicina alla Fratellanza Musulmana, considerata “terroristica” da Israele e Stati Uniti - vinse le elezioni politiche in Palestina. Fu formato inizialmente un governo di unità nazionale con Fatah, il partito storicamente al potere in Palestina, ma violenti scontri tra le due fazioni fecero rapidamente collassare l’esecutivo.

Nel 2007 Hamas prese il potere a Gaza, mentre Fatah in Cisgiordania (il territorio più vasto, 5.650 km quadrati, controllato almeno in parte dalle autorità palestinesi), e da allora la situazione politica palestinese non si è più sbloccata.

Prima di vedere che cos’è successo a Gaza negli ultimi anni, vediamo qualche altro numero relativo alla Striscia.

La popolazione a Gaza

Le condizioni di vita a Gaza sono storicamente molto difficili. Qui infatti già dal 1948 si concentrarono centinaia di migliaia di profughi palestinesi in fuga dalla guerra. Da un lato l’Egitto non acconsentì mai ad annettere al proprio territorio la Striscia di Gaza e a dare ai palestinesi qui sfollati la propria cittadinanza e dall’altro Israele non permise mai il ritorno di questi profughi nelle loro case.

Oggi a Gaza vivono, secondo dati delle Nazioni Unite, 1,6 milioni di persone, di cui la metà minorenni. La densità della popolazione è di quasi 4.500 abitanti per chilometro quadrato: un dato più di venti volte superiore a quello italiano (circa 200 abitanti per chilometro quadrato) e tra i più alti al mondo.

Quasi il 40 per cento della popolazione vive in condizione di povertà, la disoccupazione è al 26 per cento (quella giovanile al 38 per cento) e il blocco a cui è sottoposta la Striscia - di cui parleremo tra poco - impedisce l’accesso alla grande maggioranza (85 per cento) delle aree di pesca e a una quota importante (35 per cento) delle superfici coltivabili.

Le ultime operazioni di Israele a Gaza

Dopo il ritiro israeliano dalla Striscia nel 2005, già l’anno successivo scoppiò un conflitto armato: Israele lanciò nell’estate 2006 l’operazione Summer Rains per contrastare il lancio di missili dalla Striscia di Gaza verso i propri territori e per cercare di liberare un suo militare, Gilad Shalit, rapito da esponenti di Hamas (Shalit verrà liberato solo nel 2011 nel corso di uno scambio di prigionieri).

A questa operazione ne seguì una seconda a novembre, Autumn Clouds, che durò pochi giorni e si concluse con un cessate il fuoco e con il ritiro delle forze armate israeliane entrate nel territorio di Gaza durante la precedente operazione Summer Rains.

Il cessate il fuoco tuttavia funzionò solo in parte: diversi razzi furono sparati anche nei mesi successivi da Gaza verso Israele e di questi lanci si assunse la responsabilità il gruppo Pij.

Dopo la presa del potere nella Striscia da parte di Hamas nel 2007, Israele dichiarò Gaza “territorio ostile”. Tel Aviv allora impose alla Striscia un blocco militare, terrestre e navale, restringendo le importazioni di beni e l’erogazione di servizi - inclusa la fornitura di energia elettrica - verso il territorio palestinese.

A dicembre 2008 Israele, dopo un crescendo di violenze da ambo le parti nel corso dell’anno, lanciò l’operazione Cast Lead (“Piombo fuso”), la più consistente mai avvenuta dopo il ritiro fino a quel momento.

Dopo giorni di intensi bombardamenti dell’aviazione e della marina, entrarono nella Striscia anche le truppe di terra. Le operazioni si conclusero dopo 22 giorni di conflitto, con 1.391 morti tra i palestinesi, di cui 759 civili, e con 13 morti tra gli israeliani, di cui 3 civili.

Negli anni seguenti furono condotte una serie di altre azioni da parte di Israele di minore portata, per colpire tunnel, infrastrutture e soggetti ritenuti pericolosi, fino ad arrivare al novembre 2012, quando ebbe luogo una nuova imponente operazione israeliana, chiamata Pillar of defense.

Questa volta, a differenza che nell’operazione Cast Lead, non furono coinvolte le truppe di terra ma le operazioni consistettero in otto giorni di intensi bombardamenti dall’aria. Le vittime furono 167 palestinesi, di cui 80 civili, e sei israeliani, di cui due civili.

In questa occasione, di nuovo, emerse il ruolo del gruppo Pij nel lancio di razzi, tra cui anche alcuni esemplari (i Fajr-5) fabbricati in Iran. Il sistema israeliano di difesa Iron Dome, dispiegato nel 2011, intercettò la grande maggioranza dei razzi sparati da parte palestinese.

Due anni dopo, nell’estate del 2014, Tel Aviv diede il via all’operazione Protective edge, una massiccia azione sia missilistica sia di truppe di terra contro obiettivi palestinesi - specialmente tunnel e rampe di lancio - nella Striscia di Gaza, durata quasi due mesi (dal 7 luglio a fine agosto)

Questa volta le vittime furono ancora più che nella precedente operazione Cast Lead: 2.104 palestinesi e 72 israeliani.

Da allora ad oggi a Gaza sono proseguite le violenze, con lanci di razzi da parte palestinese e attacchi mirati da parte israeliana, ma il livello di violenze (e vittime) del 2014 non è più stato raggiunto.

Il gruppo Palestinian Islamic Jihad

Il gruppo Pij, secondo quanto riporta il Council on foreign relations, è un’organizzazione militare islamista palestinese, considerata dagli Stati Uniti un’organizzazione terroristica dal 1997 (come Hamas). A differenza di Hamas non partecipa al processo politico in Palestina.

Secondo il Dipartimento di Stato americano il gruppo - pur essendo di matrice sunnita - è in gran parte finanziato dall’Iran, capofila dell’asse sciita, gode di protezione in Siria (altro Paese alleato di Teheran) e conduce operazioni congiunte col gruppo libanese-sciita Hezbollah. Può contare, secondo le stime, su circa un migliaio di membri attivi.

Il Pij è su posizione più estreme di Hamas: come Hamas proclama la volontà di distruggere Israele e di liberare i territori palestinesi dall’occupazione, ma a differenza di Hamas non intrattiene alcun rapporto diplomatico con Tel Aviv e non offre alcun servizio sociale alla popolazione palestinese.

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