Il salvataggio di Carige e il 'salva banche' del Pd sono così uguali?

Matteo Renzi ha duramente attaccato Lega e M5s che in passato avevano 'offeso e insultato' il suo esecutivo per il decreto Salva Banche. Luigi di Maio gli risponde su Facebook. Il provvedimento del 2016 è davvero così simile a quello adottato dal governo Conte per l'Istituto ligure?

Il salvataggio di Carige e il 'salva banche' del Pd sono così uguali?

Il governo Lega-M5s ha “salvato” Banca Carige (Cassa di risparmio di Genova e Imperia) con un decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri il 7 gennaio e pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’8 gennaio.

Immediatamente sono nate le polemiche. Matteo Renzi, ad esempio, ha attaccato duramente Lega e M5s, accusandoli di aver "offeso e insultato" i governi della precedente legislatura per il salvataggio delle banche salvo poi fare sostanzialmente lo stesso con Carige. Il vicepresidente del Consiglio e ministro Di Maio ha provato a marcare le differenze via Facebook, ma alcuni esponenti dell’opposizione, come l’onorevole Luigi Marattin (Pd), gli hanno risposto punto su punto.

Proviamo a fare un po’ di chiarezza e vediamo quali sono le differenze tra il decreto “salva banche” varato dal precedente governo nel 2016 – duramente criticato a suo tempo dal M5s – grazie a cui sono state “salvate” Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e quello del governo Lega-M5s per salvare Banca Carige.

I due decreti a confronto

Mettiamo a confronto il testo del decreto legge 237/2016 del governo Gentiloni con il testo del decreto legge 1/2019, del governo Lega-M5s su Carige.

Le differenze tra i due testi sono evidenziabili con alcuni strumenti online – noi abbiamo utilizzato diffchecker – che permettono appunto di verificare dove, e in che modo, i due testi siano diversi.

Il risultato della comparazione è che non ci sono differenze significative: i due decreti legge sono sostanzialmente identici.

L’articolo 1 di entrambi i decreti prevede che «al fine di evitare o porre rimedio a una grave perturbazione dell'economia e preservare la stabilità finanziaria […] il Ministero dell'economia e delle finanze è autorizzato […] a concedere la garanzia dello Stato su passività di nuova emissione» della banca in questione. Nel caso di Carige, l’articolo 1 fissa il limite della garanzia a 3 miliardi di euro.

Per confronto, nel d.l. del 2016 era stato costituito un fondo da 20 miliardi, ma dedicato non a una singola banca ma in generale al sistema creditizio italiano. Come già detto, ne hanno in concreto beneficiato Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca.

In entrambi i casi, membri del governo – nel 2016 Gentiloni, nel 2019 Di Maio – hanno specificato che si tratta di una operazione precauzionale che, hanno dichiarato rispettivamente, «vedremo se sarà necessaria» e «speriamo non serva».

Gli articoli seguenti al primo sono, allo stesso modo, sostanzialmente identici. Le differenze principali dipendono dal fatto che il d.l. del 2016 aveva la caratteristica di rivolgersi potenzialmente alla totalità del sistema bancario, mentre quello del 2019 è dedicato specificamente a Banca Carige. Ma i meccanismi di funzionamento della garanzia (v. Capo I), dell’eventuale intervento dello Stato (v. primi articoli del Capo II) e della “condivisione degli oneri” da parte degli azionisti e obbligazionisti subordinati della banca (il c.d. “burden sharing”) (v. penultimo articolo del Capo II) sono i medesimi.

Questo dipende – come spiega per esempio un approfondimento del Sole 24 Ore  – dal fatto che «sono identiche le norme europee da rispettare per il salvataggio statale, e quindi non cambiano le regole italiane chiamate ad attuarlo». E infatti, prosegue l’articolo del Sole 24 Ore, «il governo Conte ha deciso per una fedeltà assoluta al decreto 2016”»

Conclusione

Il decreto legge con cui il governo Lega-M5s è intervenuto per salvare Banca Carige è sostanzialmente identico al decreto “salva banche” del governo Gentiloni. Le principali differenze dipendono dal fatto che il d.l. del 2016 dava una disciplina generale applicabile a qualsiasi banca che si fosse eventualmente trovata in difficoltà, mentre il d.l. del 2019 riguarda specificamente l’istituto di credito ligure. Ma le parti fondamentali del decreto – cioè la garanzia, l’intervento dello Stato e la condivisione degli oneri – sono di fatto uguali.

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