Davvero col governo Lega-M5s si sono persi 350 posti di lavoro al giorno?

Abbiamo verificato un'affermazione del governatore del Lazio e candidato alla segreteria del Pd, Nicola Zingaretti

Davvero col governo Lega-M5s si sono persi 350 posti di lavoro al giorno?

Il presidente della Regione Lazio e candidato alla segreteria del Pd Nicola Zingaretti ha scritto sull’Huffington Post il 7 febbraio che "Da quando è in carica il Governo, si sono già persi 75 mila occupati: 350 posti di lavoro al giorno. In particolare, crollano i contratti a tempo indeterminato, mentre aumentano quelli precari, sta cioè fallendo l’obiettivo prioritario del cosiddetto ‘decreto dignità’".

È un’affermazione corretta nella prima parte, al netto di un’imprecisione, e scorretta nella seconda.

Il dato sugli occupati

A maggio 2018, ultimo mese prima che si insediasse il governo Conte il primo giugno, gli occupati secondo l’Istat* erano 23,345 milioni. A dicembre 2018, ultimo dato disponibile all’8 febbraio 2019, gli occupati erano diminuiti a 23,269 milioni. Dunque il calo è stato pari a 76 mila unità, quasi la cifra esatta che cita Zingaretti.

Se poi dividiamo questi 76 mila occupati in meno per i 214 giorni trascorsi dal primo giugno al 31 dicembre, otteniamo in effetti 355 occupati in meno al giorno.

Non è del tutto corretto identificare gli “occupati” coi “posti di lavoro”: la prima è una categoria più ampia, che include per esempio anche tutti coloro che svolgono lavori occasionali o temporanei e non hanno un vero e proprio posto di lavoro, inteso come un impiego stabile e continuativo. Secondo la definizione Istat, infatti, gli “occupati” sono "le persone con più di 15 anni che nella settimana a cui si riferisce l’intervista hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuita".

*Percorso: Lavoro e retribuzioni > Offerta di lavoro > Occupazione > Occupati – dati mensili

I contratti a tempo indeterminato e non

Per quanto riguarda l’andamento dei contratti, ce ne eravamo occupati di recente partendo da una dichiarazione di Bonafede, che parlava di un “boom” dei contratti a tempo indeterminato.

Come avevamo verificato allora, sulla base dei dati dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps, l’andamento dei nuovi contratti a tempo indeterminato stipulati dopo il cosiddetto “decreto dignità” è più o meno in linea con l’andamento negli stessi mesi dell’anno precedente. Cioè dopo un calo in estate, a settembre, ottobre il numero dei nuovi contratti è salito. Grazie all’edizione più recente del report dell’Inps possiamo aggiungere all’elenco anche novembre.

Non è dunque vero che sia crollato il numero di questi contratti. Anzi, se confrontiamo 2017 e 2018, il miglioramento più significativo è nelle trasformazioni di contratti a termine e apprendistati in contratti a tempo indeterminato. Ad ogni modo, questa dinamica di forte aumento era già cominciata, nel 2018, prima del “decreto dignità”, anche se successivamente si irrobustisce.

Anche i contratti a tempo determinato, i contratti “precari” citati da Zingaretti, aumentano. Secondo l’ultimo report dell’Inps, relativo al periodo gennaio-novembre 2018, sono infatti in crescita "tutte le componenti: contratti a tempo indeterminato +5,9%, contratti a tempo determinato +4,3%, contratti di apprendistato +11,9%, contratti stagionali +6,3%, contratti in somministrazione +2,4% e contratti intermittenti +7,7%".

L’errore di Zingaretti

Zingaretti anche in questo caso confonde il dato sui nuovi contratti, che abbiamo appena visto, con quello sugli occupati. Se infatti torniamo a guardare i dati Istat* sugli occupati, vediamo che gli occupati dipendenti a tempo indeterminato sono passati da 14,928 milioni a maggio a 14,806 milioni a dicembre 2018, con una perdita di 122 mila unità (-0,85%).

Nello stesso periodo, gli occupati dipendenti a tempo determinato sono passati da 3,046 milioni a 3,130 milioni, con un aumento di 84 mila unità.

Dunque è vero che gli occupati a tempo indeterminato diminuiscono, anche se sembra esagerato parlare di un “crollo” per una diminuzione inferiore a un punto percentuale, e quelli a tempo determinato aumentano. Ma, di nuovo, occupati e contratti sono cose diverse.

Il dato sugli occupati, ci hanno spiegato dall’Istat, è infatti uno dato di “stock” mentre quello sui nuovi contratti è un dato di flusso. È quindi possibile che il flusso aumenti leggermente mentre lo stock, per varie cause (pensionamenti, licenziamenti, inattività eccetera) diminuisca. In generale, ribadiscono dall’istituto di statistica, sono dati che non andrebbero comparati.

Inoltre l’Inps non conteggia alcune categorie, in particolare i lavoratori domestici e gli operai agricoli, che invece conteggia l’Istat e questo è fonte di ulteriori possibili discrepanza.

*Percorso: Lavoro e retribuzioni > Offerta di lavoro > Occupazione > Occupati – dati mensili

Conclusione

Zingaretti ha ragione sulla perdita di 75 mila occupati negli ultimi sei mesi del 2018, anche se poi è impreciso quando, facendo il calcolo della perdita giornaliera, li qualifica come “posti di lavoro”.

Ha invece torto quando parla di un crollo dei contratti a tempo indeterminato e di un aumento di quelli precari. Come abbiamo visto, aumentano sia i primi che i secondi. Avrebbe ragione, al netto nell’esagerazione sul “crollo” dei tempi indeterminati, se parlasse di occupati e non di contratti.

La precisazione di Zingaretti*

In merito ai dati sui posti di lavoro persi dall'inizio del mandato al governo Conte, oggetto del nostro fact checking, il comitato che sostiene la candidatura di Nicola Zingaretti al congresso Pd precisa che:

"Gli occupati in meno tra maggio e dicembre 2018 sono 75 mila e non 76 mila. Per la precisione gli occupati passano da 23.344.877 di maggio a 23.269.458 quindi 75.419 in meno che in base alle regole matematiche sugli arrotondamenti si approssimano a 75 mila e non 76 mila".

"Per quanto riguarda i dati sugli occupati a tempo indeterminato e non, tutti i dati utilizzati sono fonte Istat, e proprio come indicato anche dalla nota AGI non andrebbero comparati con quelli Inps. Abbiamo usato i dati Istat, in quanto, pur se con alcuni limiti, più appropriati a descrivere statisticamente i fenomeni occupazionali. La terminologia precisa è occupati e non contratti, siamo d'accordo, sulla definizione di crollo possiamo avere opinioni diverse, resta il fatto che la flessione in 7 mesi è dello 0,8% che oltre a essere un dato molto alto in termini assoluti, 122 mila occupati in meno, rappresenta la variazione piu' negativa in 7 mesi dal luglio 2013".

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