L'Italia è davvero prima al mondo per siti Unesco e biodiversità?

Abbiamo verificato le dichiarazioni del fondatore di Eataly, Oscar Farinetti, a Piazza Pulita

L'Italia è davvero prima al mondo per siti Unesco e biodiversità?

Oscar Farinetti, imprenditore e fondatore di Eataly considerato politicamente vicino a Matteo Renzi, è stato ospite di Piazza Pulita su La7 lo scorso 2 novembre. Ha fatto diverse affermazioni che abbiamo sottoposto al nostro fact-checking.

Italia, il Paese più bello del mondo

Farinetti ha parlato per prima cosa della bellezza dell’Italia, dichiarando (min. 1.42’40’’): “Il fatto che l’Italia sia il Paese più bello del mondo è ufficiale, non è un’opinione: abbiamo 53 patrimoni Unesco, numeri uno al mondo, il 70% del patrimonio artistico della Terra, la più grande biodiversità del mondo".

Si tratta di un mix di affermazioni corrette e sbagliate.

I siti Unesco

Sui siti Unesco Farinetti ha ragione: al 2017 sono 53 i siti considerati patrimonio dell’umanità che si trovano in Italia (l’Unesco è l’agenzia delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura). Siamo primi nella lista, seguiti da vicino dalla Cina, che ha 52 siti.

Il patrimonio artistico

Per quanto riguarda il patrimonio artistico, quella di Farinetti è invece un’affermazione sbagliata. Proprio i dati dell’Unesco lo rendono evidente. In totale nel mondo ci sono 832 siti culturali e di questi “solo” 48 sono in Italia (per arrivare al totale di 53 sopracitato bisogna aggiungere i 5 siti naturali). Si tratta dunque del 5,77%, e non del 70%.

Ci eravamo già posti in passato il problema se fosse possibile utilizzare un altro criterio, oltre a quello dei siti culturali Unesco, ma avevamo avuto rassicurazione proprio dall’agenzia dell’Onu che la nostra metodologia fosse corretta e l’unica possibile.

La biodiversità

Anche per quanto riguarda la biodiversità, Farinetti sbaglia. Con “biodiversità” – semplificando una questione che è in realtà assai più complessa – indichiamo il numero di specie, animali e vegetali, che abitano un determinato ambiente.

L’Italia non rientra nemmeno nella lista stilata dal Centro di monitoraggio per la Conservazione della Natura (UNEP-WCMC), un'agenzia delle Nazioni Unite, dei 17 “Paesi megadiversi”, Paesi contenenti cioè la maggioranza delle specie viventi e pertanto considerati come i più ricchi di biodiversità del pianeta.

Al primo posto nella lista si trova appunto il Brasile; seguono poi Australia, Cina, Colombia, Ecuador, Filippine, India, Indonesia, Madagascar, Malesia, Messico, Papua Nuova Guinea, Perù, Repubblica Democratica del Congo, Stati Uniti, Sudafrica, Venezuela.

Andando a vedere i numeri più da vicino, in effetti, non sembra esserci molta partita. In Italia, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ci sono quasi 7.000 diverse specie vegetali. In Brasile, nella foresta amazzonica, secondo il WWF ce ne sono almeno 40.000.

Per quanto poi riguarda la fauna, in Italia ci sono 58.000 diverse specie - il più alto numero in Europa, sempre secondo l’Ispra. Di queste il 98% sono specie di invertebrati, e appena il 2% di vertebrati (1.258 specie).

Sempre in Brasile ci sono invece circa 100.000 specie di invertebrati e, tra i vertebrati, bastano i soli pesci (oltre 3.000 specie) per superare il numero dell’Italia. Alle specie di pesci dell’Amazzonia si possono poi aggiungere quelle di mammiferi (427), uccelli (più di 1.300), rettili e anfibi (rispettivamente 378 e più di 400).

È dunque sbagliato sostenere che abbiamo la più grande biodiversità del mondo.

https://www.sharethefacts.co/share/d12d4d34-a943-4093-bf6b-f60bbdff38c0

Il turismo in Sicilia

Farinetti ha poi affermato che (min. 1.43’35”): “La Sicilia ha 1.428 chilometri di costa ma fa un terzo dei turisti stranieri che vanno da Rimini a Riccione, che sono 21 chilometri di costa”.

Si tratta di un’affermazione sbagliata.

Partiamo dai dati geografici: le coste sicule – secondo l’annuario statistico della Regione – si sviluppano complessivamente per 1.484 km, più o meno la cifra citata da Farinetti.

Per quanto riguarda i turisti, secondo il database Istat (percorso: Servizi, Turismo, Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi-dati annuali, Tipo di esercizio-dati regionali e provinciali) nel 2016 in Sicilia si sono registrati 1.943.943 arrivi di stranieri. In Emilia Romagna nello stesso anno se ne sono registrati 2.774.625. Questo dato già basta a smentire l’affermazione di Farinetti: l’intera regione del centro-nord fa “solo” il 42,7% in più di turisti stranieri rispetto alla Sicilia, certo non il 300%.

È dunque matematicamente impossibile che il tratto di costa adriatica possa fare il triplo dei turisti dell’intera regione del sud. Tra Rimini e Riccione si dovrebbero infatti concentrare quasi 6 milioni di arrivi di stranieri (più del doppio di quanto non accada realmente nell’intera Emilia-Romagna).

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Il residuo chimico dell’Italia

Farinetti ha poi anche detto (min. 2.01’30’’) che “siamo il Paese più pulito d’Europa, abbiamo il più basso residuo chimico d’Europa: 0,003 contro 0,12”.

Per come è posta, l’affermazione non ha un significato molto chiaro. Non è infatti specificato né “di che cosa” sia il residuo chimico – acqua, terra, cibo, rifiuti, materiale inorganico, pesticidi etc. – né l’unità di misura riferita a 0,003 e 0,12 (quest’ultimo dato, poi, resta dal riferimento vago – forse una media europea?).

Possiamo ipotizzare che Farinetti, considerato il suo interesse professionale, stesse facendo riferimento al residuo dei pesticidi negli alimenti. Ma anche con questo punto di partenza è impossibile verificare la sua affermazione.

Come è facilmente verificabile sul sito della Commissione europea, nella sezione dedicata al tema dei residui dei pesticidi negli alimenti (Bruxelles impone delle soglie massime per i residui, a tutela dei consumatori, che non possono essere superate), sono centinaia gli elementi chimici che possono lasciare residui.

Non solo. A seconda degli alimenti, le soglie consentite per uno stesso elemento possono cambiare.

Dunque non siamo in grado di dire per quali elementi e per quali alimenti sia vero o meno che l’Italia “ha un residuo dello 0,003 e il resto d’Europa lo 0,12”.

Conclusione

Farinetti dice nettamente più falsità e imprecisioni che cose corrette. Sulle bellezze dell’Italia riporta correttamente il numero di siti Unesco (e il relativo primato del Belpaese) ma esagera, e non di poco, sul patrimonio artistico e la biodiversità. 

Anche in tema di turismo, pur segnalando una situazione nota per cui il Meridione non sfrutterebbe a sufficienza le proprie risorse, Farinetti esagera fortemente il rapporto tra i turisti stranieri che visitano la Sicilia e quelli che visitano la costa adriatica tra Rimini e Riccione.

Infine Farinetti parla in modo talmente vago di “residuo chimico” che, anche ipotizzando si stesse riferendo a una particolare categoria (cioè i residui chimici dei pesticidi negli alimenti), è impossibile verificare la sua affermazione.

https://www.sharethefacts.co/share/82727dc0-aba2-4e66-a158-900c7425a749

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