Napolitano, Pisapia e la lettura corretta del Rosatellum bis

Il leader di Campo Progressista cita l'ex capo dello Stato in merito all'indicazione del candidato premier nella legge elettorale in discussione. Chi ha ragione 

 

Napolitano, Pisapia e la lettura corretta del Rosatellum bis

Ospite a “Carta Bianca” (Rai3) il 10 ottobre, l’ex sindaco di Milano e leader di Campo Progressista Giuliano Pisapia ha dichiarato (min. 56.40), parlando della legge elettorale in discussione in questi giorni: “Il Presidente Napolitano ha detto (…) che c’è una norma che troppi dimenticano che dice, sulla base dell’attuale proposta di legge, che sia indicato il futuro capo del governo. Questo non è previsto dalla nostra Costituzione”.

Pisapia è impreciso. Napolitano ha detto una cosa un po’ diversa (e corretta).

Cos’ha detto il Presidente Napolitano

L’ex Presidente della Repubblica Napolitano ha scritto di recente in una nota, qui ripresa dall’Huffington Post: “Nel comma 7 dell'art. 1 la proposta riproduce la clausola preesistente, che prevedeva la dichiarazione del nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica da parte dei partiti (…). Ritengo che il sopravvivere di questa clausola ripresenti il grande equivoco già manifestatosi, nel senso che l'elettore sia chiamato a votare per eleggere non solo il Parlamento, ma il capo dell'esecutivo. Qualcosa cioè di incompatibile con i nostri equilibri costituzionali, e che quindi va, a mio avviso, definitivamente eliminato”.

Napolitano fa riferimento all’articolo 1 comma 7 della proposta di legge nota come Rosatellum bis, che modifica la disciplina elettorale. Qui, tra le altre cose, si prevede appunto che “i partiti o i gruppi politici organizzati depositano il programma elettorale, nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica. Restano ferme le prerogative spettanti al Presidente della Repubblica ai sensi dell’articolo 92, secondo comma, della Costituzione”.

Le prerogative a cui si fa riferimento (art. 92 co.2 cost.) sono quelle per cui è il Presidente della Repubblica – consultati i partiti – a nominare il presidente del Consiglio e i ministri. La scelta non spetta agli elettori, che non eleggono direttamente il premier.

L’imprecisione di Pisapia

Dunque non è corretto dire che Napolitano abbia parlato di “capo del governo”. L’ex inquilino del Quirinale ha detto che conservare l’indicazione del “capo della forza politica” – nonostante il richiamo alle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica – mantiene in vita l’equivoco per cui gli elettori voterebbero anche per il presidente del Consiglio.

È dunque l’equivoco che nasce da questa disposizione, e non la disposizione stessa, ad essere “incompatibile con i nostri equilibri costituzionali”. Insomma, dice Napolitano: la norma in sé non ha problemi di incostituzionalità, ma da essa discende un equivoco piuttosto grave.

Le ragioni di Napolitano

Come avevamo verificato in passato questo equivoco, su cui hanno insistito nel corso degli anni numerosi politici italiani (BerlusconiZaiaSalviniMeloni e molti altri), nasce nel 2006. Alle elezioni politiche di quell’anno, Forza Italia inserì nel proprio simbolo il nome del leader, con la dizione “Berlusconi presidente”. Gli elettori, in questo modo, furono rafforzati nella falsa convinzione che il loro voto determinasse la scelta del presidente del Consiglio.

Nella fase finale di quella legislatura – dicembre 2005 – fu poi approvata la nuova legge elettorale, il cosiddetto Porcellum.

Fu in questa legge, la 270 del 2005, che per la prima volta (art. 1 comma 5) venne inserita la previsione, rimasta anche nel Rosatellum bis e criticata da Napolitano, per cui “i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica” o “della coalizione”.

L’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, non ravvisando profili di manifesta incostituzionalità, firmò la legge elettorale che è stata poi usata nel 2006, 2008 e 2013.

Inoltre bisogna sottolineare che la Corte Costituzionale, quando bocciò parzialmente il Porcellum nel 2014, non si occupò della questione dell’indicazione da parte dei partiti di un “capo”.

Conclusione

Dunque, la norma che prevede l’indicazione di un “capo” da parte dei partiti non è incostituzionale. È incompatibile col nostro sistema costituzionale l’equivoco che da tale norma discende – e che viene appunto criticato da Napolitano – per cui gli elettori voterebbero per il capo dell’esecutivo oltre che per il Parlamento. Un equivoco su cui molte forze politiche hanno a lungo marciato e ancora marciano.

Pisapia sbaglia quindi nel dire che Napolitano abbia parlato di “capo del governo”, cosa che l’ex Presidente della Repubblica non ha fatto. Tale espressione del resto non è presente nel testo della legge elettorale e, se ci fosse stata, non sarebbe probabilmente sopravvissuta al vaglio di costituzionalità del Porcellum.

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