Dai migranti al lavoro, l’Italia del Lingotto in 5 fact-checking

Dai migranti al lavoro, l’Italia del Lingotto in 5 fact-checking
 Lingotto 2017 (Afp)

Lo scorso fine settimana, Matteo Renzi ha riunito i suoi sostenitori allo spazio fieristico del Lingotto di Torino, il luogo dove nacque il Partito Democratico nel giugno del 2007. Sono intervenuti gli esponenti più importanti del partito che si sono schierati con l’ex presidente del Consiglio in vista delle primarie: abbiamo scelto qualcuna tra le dichiarazioni più significative.

Matteo Renzi: aumentano gli occupati, ma la situazione pre-crisi è lontana...

Nel suo intervento di apertura, Renzi ha rivendicato i successi del suo governo nel settore del lavoro. "Oggi l’Istat ha dato i dati: il numero degli occupati è il più alto di tutta la serie dal 2008 a oggi", ha detto.

Il 10 marzo l’Istituto di statistica ha pubblicato in effetti i numeri sul mercato del lavoro dell’ultimo trimestre del 2016. Il dato di 22.827.000 occupati è il più alto dal secondo trimestre 2009 (quando era di 22.779.000 occupati). Dall’inizio del 2015 è infatti cominciata l’inversione di tendenza post-crisi e tutti i trimestri hanno visto un aumento degli occupati. Ma non bisogna dimenticare che siamo comunque lontani dai valori precedenti: a metà del 2008 gli occupati erano 23.151.000, oltre trecentomila in più di oggi (su una popolazione totale oltretutto inferiore).

...e le società più grandi del mondo continuano a essere “vecchio stile”

Parlando di quanto sia cambiato il mondo negli ultimi anni, poi, Matteo Renzi ha detto: «Guardate il Lingotto del 2007, guardate la classifica delle principali aziende: in teste c'erano le aziende del petrolio, a livello mondiale, e delle auto. Oggi le principali aziende, le prime dieci a livello mondiale sono quelle che gestiscono l'intelligenza organizzata».

Renzi, però, ha torto, se guardiamo alle classifiche più comuni. Oggi, la classifica Global 500 di Fortune – che si basa sul fatturato – assomiglia abbastanza a quella di dieci anni fa. Nella top ten troviamo diverse società petrolifere – dalla China National Petroleum (#3) alla Royal Dutch Shell (#5), dalla Exxon Mobil (#6) alla BP (#10) – e al secondo posto un’altra società del settore dell’energia, la State Grid cinese. Il primo posto è del gigante della distribuzione Wal-Mart, e l’unica società del settore tecnologico – interpretiamo così l’espressione, piuttosto opaca, “intelligenza organizzata” – è Apple, in nona posizione. È corretto il particolare che riguarda l’industria delle auto, che in effetti ha perso posizioni: nella classifica del 2007 si trovavano ai primi posti General Motors (#3), Chevron (#4) e Ford (#7), mentre oggi restano a rappresentare il settore solo Volkswagen (#7) e Toyota (#8).

Un’altra classifica, Global 2000 di Forbes, si basa invece su un punteggio composto da profitti, fatturato, valore di mercato e asset. Anche in quel caso i giganti tecnologici non compaiono nella top 10 con l’eccezione di Apple (in ottava posizione), mentre sono ancora rappresentate le società petrolifere (Exxon Mobil, #9) e quelle automobilistiche (Toyota, #10). Nella classifica di Forbes hanno molto più peso le società di servizi finanziari, che occupano le prime sette posizioni.

In un caso particolare, invece, Renzi ha meno torto: se si considera la capitalizzazione di mercato, cioè in sostanza quanto vale il totale delle azioni. In questa classifica, troviamo oggi ai primi posti Apple (#1), Alphabet (#2, la società di Google), Microsoft (#3), Amazon (#6) e Facebook (#7), ma a fianco di queste cinque resiste la petrolifera Exxon Mobil (#5). Alla fine del 2006, in effetti, nella top 10 c’erano sei società del settore energetico (contro le due di oggi: l’altra oltre a Exxon Mobil è General Electric), ma nessuna automobilistica. E Microsoft faceva già parte del gruppo di testa (al quarto posto).

Emma Bonino: i numeri degli sbarchi sono ancora più alti

L’intervento di Emma Bonino si è concentrato sull’immigrazione. «Gli sbarchi di questo periodo dell’anno sono il 40 per cento in più degli sbarchi dell’anno scorso», ha detto, sottolineando che gli arrivi sono continuati nonostante gli accordi con paesi terzi (come l’accordo UE-Turchia di un anno fa).

Se guardiamo all’Italia, l’aumento è in realtà molto più alto: secondo il rapporto settimanale più recente dell’UNHCR sulla situazione migratoria nel Mediterraneo, tra il 1° gennaio e il 5 marzo 2017 sono sbarcate sulle nostre coste 15.666 persone, contro le 9.185 dello stesso periodo dello scorso anno. L’aumento è stato quindi del 71 per cento: la cifra citata da Bonino potrebbe essere semplicemente non aggiornata alle ultime cifre, visto che un aumento comparabile (+44 per cento) si era registrato tra gennaio e la fine di febbraio.

La situazione in Grecia, l’altro importante paese del Mediterraneo per l’arrivo di migranti via mare, è invece radicalmente diversa: gli sbarchi, per lo più dopo l’accordo con la Turchia, sono crollati da oltre 121 mila tra gennaio e inizio marzo 2016 a circa 2.600 un anno più tardi.

Vincenzo De Luca ha ragione sull’età dei dipendenti pubblici

Il presidente della regione Campania ha tenuto un intervento con toni molto decisi. Ha proposto che la pubblica amministrazione faccia nuove assunzioni: in particolare, ha discusso di ampliarla con 200 mila giovani del Sud a 900 euro al mese.

De Luca ha citato alcuni dati a sostegno di questa idea. Ad esempio, che tra i dipendenti pubblici italiani «abbiamo un’età media di oltre cinquant’anni».

Il numero si trova nell’ultimo aggiornamento del Conto annuale della PA, curato dalla Ragioneria Generale dello Stato, che fornisce i dati fino alla fine del 2015. Nel documento di commento, ricco di informazioni, si scrive che il numero dei dipendenti pubblici è in calo ininterrotto dal 2008 (da 3,4 milioni a 3,2 milioni di persone).

L’età media è cresciuta di 6 anni e quattro mesi negli ultimi quindici anni e ha raggiunto i 50 anni alla fine del 2015. Per la precisione, la media di tutti i comparti è appena inferiore (49,8 anni) con un massimo nella carriera prefettizia (55 anni) e un minimo nelle forze armate (37,5 anni).

Franceschini e i dati della cultura

Dario Franceschini ha parlato di qualche numero sull’attività del suo ministero, quello delle Attività culturali e del turismo. Ha citato il fatto che le domeniche gratuite nei musei italiani, un’iniziativa avviata nel luglio 2014, abbiano avuto 8 milioni di presenze, «tre milioni e mezzo l’anno scorso».

Il numero è un po’ troppo generoso: secondo i dati dello stesso ministero, le dodici edizioni del 2016 hanno registrato 3,1 milioni di ingressi, oltre il 10 per cento in meno di quanto detto dal ministro. Un numero tra l’altro in calo rispetto al 2015, quando le presenze furono 3,5 milioni.

Se avete frasi o discorsi che volete sottoporre al nostro fact-checking, scrivete a dir@agi.it