Grillo contro Salvini sulla cannabis legale: chi ha ragione?

La prima ha detto che in Italia si vendono prodotti a base di canapa che non hanno effetti stupefacenti. Il secondo ribatte: “Non esistono droghe depotenziate”. Ecco cosa risulta

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Nel governo Lega-M5s è in corso uno scontro sul tema della cannabis legale. Da un lato c’è il ministro dell’Interno Matteo Salvini (Lega), che l’8 maggio mattina ha dichiarato di avere «l’obiettivo di chiudere uno per uno" gli esercizi che la vendono, cosa ribadita anche l’8 maggio sera durante la puntata di Otto e Mezzo su La7 (min. 37 e ss.) quando ha anche detto che «non esistono droghe depotenziate, esiste la droga, che fa male".

Dall’altro, il ministro della Salute Giulia Grillo (M5s). Grillo, sempre l’8 maggio, ha infatti invitato a «non fare disinformazione" e ha dichiarato: «in Italia non c'è una liberalizzazione delle droghe, né pesanti né leggere. Ci sono negozi che vendono prodotti di canapa con concentrazioni Thc che non hanno effetti stupefacenti".

Ha ragione il ministro Grillo: la cannabis venduta legalmente in Italia non è una sostanza stupefacente. Vediamo i dettagli della questione.

Che tipo di cannabis si può vendere legalmente in Italia?

In Italia la coltivazione, la vendita e il consumo di cannabis sono in generale vietati. Lo stabilisce il d.p.r. 309/1990, che inserisce la cannabis nella tabella II, quella relativa alle droghe leggere. Mentre la produzione e lo spaccio sono reati, il consumo è un illecito amministrativo.

Ma la legge 242/2016 ha introdotto la possibilità di coltivare, vendere e - con certe modalità - consumare la cannabis sativa L (o “canapa utile”) nell’edilizia (la canapa è un ottimo isolante), nell’agricoltura (in particolare per il sovescio, una tecnica di concimazione bio), nell’industria (oli, polveri, carburanti etc.), in alimentari e cosmetici.

Non è previsto, in teoria, che si possa vendere come articolo per fumatori. Chi la vende lo fa sfruttando, in questo caso, l’escamotage di sostenere che sia un deodorante per l’ambiente o un articolo da collezione.

In ogni caso, la cannabis venduta per gli scopi sopra elencati non deve contenere sostanze psicotrope, in particolare il Thc, in quantità più che minimali.

Tali quantità sono stabilite dall’articolo 4 della 242/2016, in base al quale, se il contenuto di Thc è compreso tra lo 0,2% e lo 0,6%, «nessuna responsabilità è posta a carico dell'agricoltore che ha rispettato le prescrizioni di cui alla presente legge".

Secondo una ricerca accademica americana sulla cannabis legale nello Stato di Washington - che è cannabis destinata all’uso ricreativo ed è dunque una droga (leggera) a tutti gli effetti - il quantitativo di Thc presente nella merce venduta nello Stato oscilla tra il 17,7% e il 23,2%. Un livello tra le 30 e le 40 volte superiore al massimo consentito per la cannabis legale in Italia.

Sul fatto poi che, così com’è venduta, la cannabis legale non abbia un “effetto drogante” si può anche citare la ricerca condotta da Giovanni Serpelloni, direttore dell’Uoc Dipendenze di Verona, e presentata alla comunità di San Patrignano.

Serpelloni per prima cosa ha costruito un estrattore domestico a gas butano, seguendo delle istruzioni trovate su internet, con cui ha verificato quanta cannabis legale sia necessario processare per ottenere una che avesse effetti stupefacenti.

Secondo Serpelloni, che insieme ai responsabili di San Patrignano ha una posizione fortemente contraria alla cannabis legale, sarebbe possibile «con 20-30 grammi di prodotto grezzo (...) arrivare ad estrarre un concentrato resinoso di circa 25 milligrammi di principio attivo".

Cioè per arrivare a un 2,5% di Thc (un sesto scarso di quanto ci sia normalmente nella cannabis illegale in Italia, fumata a scopo ricreativo) si devono acquistare 20-30 grammi di cannabis legale. Praticamente per fumare uno spinello molto leggero si dovrebbero spendere centinaia di euro.

Questo procedimento logico oltretutto si può applicare a una serie di sostanze legalmente vendute, anche senza aprire il discorso sull’alcol e sul tabacco.

I semi di papavero usati in cucina, ad esempio, appartengono alla specie da cui si ricava l’oppio. Vengono venduti senza problemi perché, in base alle regole europee, contengono una quantità risibile di alcaloidi (la sostanza psicotropa), ma se qualcuno cercasse di estrarre e concentrare questi semi, otterrebbe una vera e propria droga, oltretutto con possibili effetti letali.

E un discorso simile si potrebbe fare anche con la caffeina del caffè, con la teofillina del té, o con la teobromina presente nel cioccolato.

Conclusione

La cannabis che viene legalmente venduta in Italia non è una droga. Il suo contenuto di sostanze psicotrope (il Thc) è minimale, circa 30-40 volte inferiore a quello contenuto nella cannabis venduta in altri Stati - come l’Olanda o diversi Stati degli Usa - per scopi ricreativi

Per ottenere un qualche, pur tenue, effetto è necessario processare con un apposito estrattore a gas 20-30 grammi di sostanza legale. Quindi ha ragione il ministro Grillo nel sostenere che i prodotti venduti nei cannabis shop "non hanno effetti stupefacenti".

 

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