Gli abitanti dei 'Paesi cesso' si vendicano 'demolendo' gli hotel di Trump

Gli iscritti a Yelp, piattaforma di raccolta di recensioni collaborative sui servizi turistici (30 milioni ogni mese), hanno lanciato una tempesta di recensioni negative. Alcuni alberghi hanno subito perso stelle

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Modi da duro e toni aggressivi sono la cifra del comunicare politico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che col suo stile cerca costantemente di confermare l’idea dell’uomo forte al comando.

Ma a farne le spese potrebbero essere gli asset del Trump imprenditore, che dopo aver definito le nazioni africane e le sudamericane Haiti e El Salvador dei “cessi di Paesi”, è finito al centro di un attacco a colpi di cattive recensioni sui suoi alberghi.

Gli utenti di Yelp, piattaforma per la raccolta di recensioni collaborative sui servizi turistici da 30 milioni di utenti al mese, si sono attivati per lasciare commenti a una stella sulle strutture del presidente, definite, non c’è bisogno di specificarlo, dei “cessi di alberghi”. 

“È un cesso. Il proprietario è un vecchio razzista, non sprecate il vostro denaro”, ha scritto un utente il cui commento è stato citato dal Washingtonian. “Ho sentito dire che puoi ottenere un ‘servizio’ incredibile se porti le tue accompagnatrici russe”, ha scritto un altro.

Denise definisce la sua esperienza nell’International Hotel di Las Vegas “una pessima esperienza, il posto è un cesso incredibile”. I commenti fanno spesso riferimento ai temi caldi della presidenza Trump, e spesso ai paventati legami del tycoon con il governo russo.

La campagna denigratoria ha fatto crollare alcune delle strutture alberghiere del presidente addirittura a due stelle, come nel caso del Trump International Hotel di Washington. Nonostante gli interventi denigratori siano arrivati a migliaia, la piattaforma ha iniziato il monitoraggio delle pagine dedicate agli alberghi, così da eliminare le recensioni palesemente negative.

Come se non bastasse, l’artista del video Robin Bell ha proiettato la parola “Shithole” sull’ingresso dello stesso International Hotel di Washington per circa quaranta minuti, con una pioggia di emoticon a forma di pupù e la scritta “Trump paga le mazzette qui”. Una iniziativa tutto sommato ironica, rispetto all’acredine della frase dalla quale questo movimento ha avuto inizio.



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