Gli Usa hanno chiesto ufficialmente l'estradizione di Assange

Il fondatore di Wikileaks è attualmente detenuto in un carcere di massima sicurezza a Londra. Dovrà rispondere di 18 capi d'accusa per aver rivelato materiale secretato sulle attività dell'esercito Usa in Iraq e Afghanistan

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ALBERTO PEZZALI / NURPHOTO 
Julian Assange

Gli Stati Uniti hanno inoltrato una richiesta formale alla Gran Bretagna per l'estradizione del fondatore di Wikileaks, Julian Assange. Lo riferiscono fonti ufficiali americane citate dal Washington Post. Ora che Stoccolma ha rinunciato a processarlo di nuovo per le accuse di violenza sessuale da parte di due donne svedesi, Londra non avrà il problema di stabilire una priorità. 

Assange è accusato dagli Stati Uniti di aver violato le leggi anti-spionaggio e di aver messo in pericolo fonti americane diffondendo nel 2010 circa 250 mila dispacci e 500 mila documenti riservati sulle attività delle forze armate Usa in Iraq e in Afghanistan e sulle condizioni di detenzione nella prigione di Guantanamo. Documenti che rivelavano numerosi abusi e violenze ai danni della popolazione. Tra essi un video, risalente al 2007, che ritraeva un elicottero che sparava sui civili.

Attacco al Primo Emendamento?

Inizialmente il 47enne australiano doveva rispondere alla giustizia Usa solo di intrusione informatica ma lo scorso mese sono stati aggiunti altri 17 capi d'accusa. Il più controverso è proprio quello che riguarda la violazione dell'Espionage Act tramite "incoraggiare, ricevere e pubblicare informazioni sulla difesa nazionale". Nessuno, sottolinea la Cnn, è mai stato condannato in Usa per questa accusa che, secondo alcune associazioni per i diritti civili, potrebbe costituire un pericoloso precedente. 

L'Unione Americana per le Libertà Civili ha diffuso una nota nella quale ha definito tale capo d'accusa "un assalto diretto al Primo Emendamento", ovvero alla libertà d'espressione. Una nota di Wikileaks parla invece di "follia" e "fine del giornalismo sulla sicurezza nazionale e del primo emendamento". Parole senza senso secondo il generale John Demers, capo della divisione Sicurezza Nazionale del Dipartimento di Giustizia. "Julian Assange non è un giornalista", ha detto.

Manning non parla. Ma c'è un altro testimone

La principale fonte di Assange fu l'ex militare Chelsea Manning, che era stata scarcerata due anni fa e poi è finita di nuovo in prigione, rifiutandosi di testimoniare di fronte al Gran giurì che ha in mano uno dei filoni di indagine contro il fondatore di Wikileaks. Di solito è il dipartimento di Giustizia a indagare i funzionari governativi che rivelano notizie secretate ma, con tale procedura, la Casa Bianca punta a concludere più in fretta il processo a Manning. 

Un ex collaboratore della piattaforma, Sigurdur Thordarson, ha invece deciso di collaborare con l'Fbi e ha risposto, di fronte agli inquirenti della Virginia, a un dettagliato interrogatorio sui rapporti tra Assange e gli hacker. Si può quindi supporre che le dichiarazioni di Thordarson costituiranno la base del castello accusatorio. 

Rifugiato per quasi sette anni nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, Assange è stato arrestato l'11 aprile scorso dopo che Quito gli aveva revocato l'asilo. Ora sconta una pena di 50 settimane per aver violato le condizioni di libertà vigilata ed è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh. Sarà sentito dai magistrati inglesi il 12 giugno, dopo aver saltato un'udienza la settimana scorsa per motivi di salute.
 

 

 



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