Cosa spinge l'Economist a essere pessimista sul futuro dell'Italia. Nonostante la ripresa

Secondo il giornale inglese, servono riforme strutturali, ma queste "provocano rabbia" e "hanno bisogno di governi con maggioranze stabili"

Cosa spinge l'Economist a essere pessimista sul futuro dell'Italia. Nonostante la ripresa

L'economia italiana sta sperimentando "un'inattesa forte ripresa", ma sul futuro del nostro Paese si allungano nuvole nerissime. A tracciare un quadro economico-politico dell'Italia, disegnando uno scenario molto pessimista, è il settimanale britannico The Economist in un articolo dal titolo "Ecco perché l'agitata economia italiana sta tornando in forma". Secondo il giornale, il nostro Paese "beneficia della più ampia ripresa europea, anche se sullo sfondo restano i problemi politici". E che problemi.

Difficile essere ottimisti per l'Italia
 

Persistono i problemi strutturali

"I problemi strutturali persistono per cui è difficile essere troppo ottimisti", scrive l'Economist, anche se l'Italia può contare sul traino della ripresa europea. Tuttavia il governo ha avviato il salvataggio di Mps e di altre due banche venete, contribuendo così a risanare il comparto finanziario. Resta il fatto che il vero problema dell'Italia, "non è economico ma politico".

All'Italia servono riforme strutturali, ma queste "provocano rabbia" e "hanno bisogno di governi con programmi concordati e maggioranze stabili".

Le prossime elezioni

Difficilmente tutto ciò potrà essere garantito dalle prossime elezioni che "dovranno essere tenute maggio". Le leggi elettorali, senza nuove regole, che difficilmente verranno approvate, "sono basate in gran parte sulla rappresentanza proporzionale". Il che significa, secondo The Economist, che M5S "dovrebbe vincere il 25-30% dei posti" in Parlamento. A questo punto però insorge un problema politico, la cui soluzione, secondo il giornale, è inevitabile e molto negativa.

Tornerà Berlusconi 

The Economist spiega così lo scenario post-elettorale che considera più probabile: "Poichè M5S rifiuta di cooperare con i principali partiti, questo potrebbe costringere alla formazione di un governo che include elementi disparati di destra e di sinistra. L'alternativa più probabile, sulla base degli attuali sondaggi, è una coalizione di minoranza conservatrice, che include il partito Forza Italia di Silvio Berlusconi, la Lega Nord e un partito più piccolo che affonda le sue radici nel neofascismo. Le possibilità che un simile governo possa concordare un'agenda di riforme liberali sono remote". 



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