Chi è il "Signor Pensioni" al centro delle polemiche in Francia

Jean-Paul Delevoye, 72 anni, è stato chiamato da Macron per  riformare le pensioni. Per adesso, però, gioca a carte coperte

signor pensioni delevoye francia macron

STEPHANE DE SAKUTIN / AFP
Jean Paul Delevoye

Nella Francia in rivolta contro la riforma delle pensioni, c'è una figura politica che lavora da due anni per realizzare ad ogni costo la promessa elettorale del presidente Emmanuel Macron. È il 72enne Jean-Paul Delevoye - volto storico delll'era Chirac, sostenitore della prima ora di En Marche e oggi uno dei suoi dirigenti - già soprannominato "Monsieur Retraites" ("Signor Pensioni"), entrato ufficialmente nel governo lo scorso settembre in qualità di alto commissario per le pensioni.

In realtà sono già due anni che Delevoye incontra sindacati, dirigenti aziendali, ma anche lavoratori con i quali si è consultato e ha dibattuto ai quattro angoli dell'Hexagone per accompagnare l'esecutivo nella stesura di una riforma ad alto rischio.

Incaricato direttamente dal presidente Macron, il fedele Delevoye sta portando avanti la sua missione col metodo della consultazione e concertazione. Ha persino risposto alle domande dei cittadini giunte online dopo la pubblicazione, lo scorso luglio, delle sue raccomandazioni sulla 'rivoluzionè del sistema pensionistico. Ma finora ha tenuto coperte le sue carte.

"Monsieur Retraites" si è anche speso per spiegare instancabilmente a tutte le parti sociali l'importanza della riforma, i punti forza e le possibili modalità di attuazione. Del resto Delevoye ha alle spalle una lunga esperienza, che fa di lui la 'carta migliore' da giocarsi per portare a casa la riforma.

Sindaco di Bapaume, nella regione industriale del Pas-de-Calais, deputato, senatore, è stato mediatore della Repubblica e presidente del Consiglio economico, sociale e ambientale (Cese).

Nel 2003 da ministro del governo Raffarin di centro-destra ha personalmente negoziato la riforma delle pensioni dei funzionari pubblici per allinearle a quelle del settore privato. Da uomo di destra tradizionale è riuscito a vincere le elezioni per 40 anni nella sua regione natale, storicamente socialista.

Con alto senso delle istituzioni, non ha esitato ad invitare i suoi concittadini a votare a sinistra per arginare l'avanzata dell'estrema destra. Omone di 1 metro 92, apprezzato per la sua bonomia e la profonda conoscenza delle problematiche sociali francesi, in partenza il suo metodo è stato molto apprezzato dai sindacati. ​Delevoye è uno che prende il tempo di ascoltare i suoi interlocutori. Ha subito sposato la necessità di riformare le pensioni, come promesso da Macron nel 2017.

Secondo lui la riforma sul tavolo è un passaggio obbligato, sulla scia degli sforzi profusi da De Gaulle e dai comunisti dopo la Seconda Guerra mondiale per creare un nuovo modello sociale. Il sistema vigente di 42 regimi pensionistici settoriali, molto costoso per lo Stato, deve essere rivisitato. Su questo punto in molti sono d'accordo, ma dopo 2 anni di consultazioni il progetto di riforma sembra avvolto nella nebbia e non è chiaro quale sia la strada da seguire.

Contro Delevoye alcuni dirigenti sindacali, tra cui Serge Mezzasalma della Cgt, che lo accusano di "saper parlare bene ma di non aver fornito alcuna risposta alle nostre proposte per migliorare il sistema attuale e senza nemmeno tenerne conto". La scorsa estate, mentre stava per comunicare le conclusione delle sue consultazioni, si è creata la prima rottura col governo Philippe e Delevoye ha minacciato di rassegnare le dimissioni.

Al centro del dissenso, un'uscita del commissario fermamente contrario alla "clausola del nonno" proposta da alcuni ministri, che suggeriscono di applicare la riforma ai soli neo-lavoratori, creando di fatto un sistema pensionistico a due velocità.

Nel portare avanti la sua delicata missione può ancora contare sulla fiducia di Macron, ma ora le parti sociali lo guardano con sospetto: quello di stringere i tempi per portare a termine la sua road map ed arrivare a una riforma che possa passare. "Anche a costo di squalificare il movimento sociale, ma su questo punto sta fallendo" sottolinea Mezzasalma.

E per alcuni osservatori la forte adesione allo sciopero e alle manifestazioni sono la prova che la missione Delevoye non sta funzionando. Per ora l'unica certezza è che, in un modo o nell'altro la riforma si farà, puntando alla creazione di un regime universale a punteggio. Sui dettagli c'è ancora molto da chiarire. Lo farà la prossima settimana Delevoye che presenterà, finalmente, le sue proposte per alzare il velo sulla riforma fantasma.  



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it