La questione del conflitto di interessi di Baglioni a Sanremo spiegata da chi l'ha tirata fuori

Intervista al critico musicale Michele Monina che sulla questione ha posto alla Rai sette domande ancora in attesa di riposta

La questione del conflitto di interessi di Baglioni a Sanremo spiegata da chi l'ha tirata fuori 

Michele Monina è uno dei più preparati e al contempo temuti (e letti) critici musicali in Italia, questo soprattutto dovuto al fatto che da quando, circa quattro anni fa, dopo una lunga pausa, è tornato ad occuparsi di musica, lo ha fatto concentrandosi più sulla spiegazione del “sistema” che regola la discografia in Italia.

Un sistema che ai più magari non interessa, concentrati, come è assolutamente lecito che sia, ad “utilizzare” la musica come mero intrattenimento in cuffia da un punto A a un punto B della propria città; ma che in realtà è un aspetto, oltreche interessante, fondamentale per capire quali sono i meccanismi che condizionano (e in certi casi, di fatto, limitano) i nostri ascolti.

Il conflitto di interessi di Baglioni

L’ultima battaglia che Monina porta avanti dalle pagine del sito Linkiesta riguarda il Festival di Sanremo e un presunto conflitto di interessi che penderebbe sulla direzione artistica di Claudio Baglioni.

Monina tira in ballo i vertici Rai con sette domande riguardanti in particolare una clausola di trasparenza inserita nel contratto che impone al direttore artistico di non avere alcun “rapporto giuridico con gli artisti, gli autori, le case discografiche, le società editoriali-musicali, le c.d. etichette indipendenti et similia che parteciperanno al Festival della Canzone Italiana”.

Claudio Baglioni è sotto contratto discografico con Sony Music Italia, major che gestisce o distribuisce i partecipanti al Festival Achille Lauro, Anna Tatangelo, Daniele Silvestri, Einar, Enrico Nigiotti, Francesco Renga, Il Volo, Simone Cristicchi e il superospite già annunciato Biagio Antonacci; in più management e booking del direttore artistico Baglioni è in mano a Friends & Partners, società parte della multinazionale CTS Eventim, a sua volta socia di maggioranza di Vivo Concerti e Magellano Concerti, che al Festival porterà Francesco Renga, Nek, Il Volo, Paola Turci, Ultimo, Irama, Ex-Otago e gli altri superospiti Laura Pausini e Luciano Ligabue. L’azienda pare abbia risposto dichiarando, non ufficialmente, che si tratta di una “deroga culturale consensuale” e che il Festival si è trovato nella stessa situazione quando al timone c’era Gianni Morandi, ma Monina, sentito da AGI, risponde:

"Gianni Morandi all’epoca, nel 2011/2012, si è trovato un contratto con quella clausola e di fronte a quella clausola lui ha rifiutato di fare il Direttore Artistico, per cui venne chiamato Gianmarco Mazzi. C’è stata proprio una lite all’epoca. La domanda a questo punto che è stata fatta è “stavolta è stata tolta la clausola?”. Perché se la clausola c’è ancora, come c’è stata in tutti gli anni precedenti, qualcuno ha agito andando contro la clausola. Nessuno vuole far saltare Sanremo, però siccome c’è un cachet piuttosto consistente forse sarebbe il caso che se ne parli. È curioso come viene trattato il cachet di Baglioni, è quello il punto. A me non interessa quanti soldi prende Baglioni, mi interessa quanti soldi prende il suo impresario, che sono circa il 25%, quindi su 800mila euro è una cifra importante. Se prendi 200mila euro e questi 200mila euro li vai a trattare con la madre del tuo braccio destro secondo me un pochino di conflitto d’interessi c’è e neanche piccolo".

Un intricato giro di conoscenze

In questo caso Monina si riferisce alla figura di Ferdinando Salzano, a capo della Friends & Partners, che avrebbe trattato il cachet per la partecipazione al Festival dei Big legati al suo management, nonché, soprattutto, dello stesso Baglioni (quindi il suo, avendo diritto ad una sostanziosa percentuale), con Chiara Galvagni, dirigente Rai responsabile dei contratti delle risorse artistiche e madre di Veronica Corno, stretta collaboratrice di Salzano, così come spiega Monina in un pezzo sempre pubblicato da Linkiesta.

Le sette domande che Michele Monina, tramite lettera aperta, pone ufficialmente a Fabrizio Salini, Amministratore Delegato della Rai e Marcello Foa, Presidente Rai, sono:

  • Che fine ha fatto la salvaguardia di questo principio che dovrebbe essere un baluardo invalicabile per la tv pubblica?
  • Nello stipulare il contratto con Claudio Baglioni è stata mantenuta detta clausola?
  • Se sì, pensate sia stata rispettata?
  • Siete sicuri che un artista legato da contratto a una casa discografica e a una agenzia di booking alle quali sono legati una buona porzione degli artisti da lui selezionati rappresenti la migliore garanzia di trasparenza?
  • È vero che per conferire con il direttore artistico è stato necessario ed è tuttora necessario passare dal suo impresario, immancabile a qualsiasi riunione inerente il Festival?
  • Potrebbero in futuro i dirigenti Rai essere chiamati a rispondere personalmente delle conseguenze di decisioni prese da incaricati in aperto conflitto d’interesse?
  • La RAI, televisione del servizio pubblico, sta dando al Paese un bell’esempio di trasparenza?

Qualcuno dalla Rai ti ha risposto?

Chiaramente no. Ho fatto domande pubbliche e in caso dovevano essere risposte pubbliche e non ho avuto risposte, ma sinceramente ero abbastanza convinto quantomeno che sarebbero arrivate subito, perché mancano tre settimane a Sanremo e io non è che ho finito di fare domande. Ho iniziato. Si è parlato di immigrazione e quindi non si è parlato di conflitti d’interessi. Naturalmente la cosa non riguarda direttamente i vertici Rai perché i vertici Rai potrebbero essere vittime in questa situazione essendo appena arrivati, quindi non hanno sicuramente colpe dirette.

Nemmeno dal mondo degli artisti ti sono arrivati feedback? Perché se è vero che il direttore artistico del Festival ha scelto alcuni artisti per la loro appartenenza ad un determinato management o ad una determinata casa discografica, vuol dire che altri artisti sono rimasti fuori…

Io un feedback in questo caso ce l’ho costante. Io faccio questo lavoro da più di vent’anni ma c’è stata una pausa, io fino a quattro anni e mezzo fa, per una decina d’anni, avevo smesso di scrivere di musica sui giornali; da quando ho ripreso mi occupo più di sistema che di musica, scrivo molti più pezzi in cui racconto “la macchina” che recensioni. È la parte che mi sembra più interessante, perché la musica adesso te l’ascolti direttamente quando esce su Spotify, non c’è bisogno che io stia lì a descriverla, è tutta lì. Da quando ho iniziato a fare questa cosa qui, puoi immaginare, sono diventato il più odiato ma anche il più amato, nel senso che a seconda di quello che dico ricevo quotidianamente feedback da parte di una buona porzione di big della canzone che ovviamente ci tengono non solo a sostenermi (perché quelli che mi odiano non me lo dicono mai in faccia) ma mi raccontano. Come facevo io a sapere che Ligabue sarebbe uscito con un singolo e sarebbe stato superospite (cosa che ho anticipato quasi un mese fa)? Perché su per giù tutti i giorni ricevo informazioni da cantanti. Sono diventato un po' il Masaniello o il Pasquino della situazione. Mi vedono come uno libero che non si fa tanti problemi a raccontare le cose, per cui molti mi hanno raccontato cose, anche alcuni dei cantanti in gara, e non tutti sono felici di essere inseriti in quel gioco lì perché magari qualcuno ambiva a finirci e basta (al Festival), senza finirci perché fai parte di una scuderia. Io non ho dato giudizi musicali nel raccontare questa cosa, non volevo dire “non vi meritavate di essere lì”, perché non lo penso (in alcuni casi si, ma in molti casi no), quindi il punto diventava “se ci sei finito perché sei rappresentato da una determinata agenzia non c’hai meriti artistici”, e non va bene.

Quindi, presumibilmente, ti riferisci ad artisti in quota Sony o F&P?

No, nessuno mi ha detto di esserci finito per quel motivo lì. Il punto non è la Sony e nemmeno F&P, è più Eventim. Perché F&P con Vivo Concerti e Magellano ce ne ha tanti, se li metti tutti insieme, e la Sony in fin dei conti è una delle quattro major, tra l’altro, proprio per sua natura, è quella che c’ha più artisti sanremesi, per cui ogni anno ne piazza sempre tanti.

Quindi c’è qualcuno di questi artisti che non ti ha detto “sono a Sanremo perché sono in quel giro” ma gli da fastidio ci sia il dubbio…?

Si. Io ogni giorno ricevo chiamate anche di insospettabili. Considera che io sono un uomo di mezza età, quindi sto in questo ambiente da tantissimi anni e conosco un sacco di gente, è pure normale che uno si senta di dirmi delle cose. C’è una conoscenza decennale con alcuni artisti per cui magari è normale che uno si lascia andare a confidenze.

Tu quindi il feedback che hai ricevuto, anche da voce diretta degli artisti, è che comunque qualcosa di vero in quello che hai scritto ci sia?

Io l’ho posta in domanda per un semplice motivo: domandare è lecito. Ti faccio un esempio: adesso si sta parlando molto di “Caramelle”, su Sanremo nessuno, a meno che non stai lì, ha delle certezze su come vengono selezionate le canzoni, perché è una scelta che viene fatta in stanze private quindi lo sanno solo loro. Quello che io ho chiesto invece si basa su dei dati di fatto certi, e i dati di fatto certi sono che c’è un conflitto di interessi in potenza, che poi ci sia stato in atto lo devono dire loro. La questione Corno-Galvagni, della dirigente che fa i contratti con Salzano è un dato di fatto abbastanza inoppugnabile. Secondo me, anche se io non mi occupo di contrattualistiche nelle aziende pubbliche, quello è un conflitto d’interessi, quindi mi aspetterei che un’azienda pubblica risponda riguardo a quello. Il che significa, ribadisco, non che non debba esserci Sanremo, perché non l’ho mai pensato, semplicemente ci dessero delle risposte. C’è un conflitto d’interessi? Se c’è un conflitto d’interessi significa che nel contratto ci sono delle clausole e se te queste clausole non le rispetti, immagino, pagherai una penale? Si. Prenderai meno soldi di quelli che devi prendere? Si. Stiamo parlando di soldi pubblici quindi, in teoria, nostri. Io per quello ho posto le domande e detto questo, finché non mi rispondo, le domande restano valide. Non posso dare io le risposte a quelle domande perché il mio ruolo è quello di fare le domande. E neanche i cantanti le possono dare. Le risposte le possono dare solo loro. Loro, perché? Perché sono in un ruolo, i due dirigenti ai quali ho scritto la lettera, per poterle pretendere delle risposte dai diretti interessati. 



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