"Vorremo sempre quello che non possiamo avere". Le lettere di Obama alla fidanzata bianca del college

Le lettere dopo il trasferimento da Atlanta a New York, pubblicate dopo 35 anni. Si capisce dell'animo di un giovanissimo Obama, e dei suoi tormenti

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 (Afp)
 Barack Obama

"Cara Alex, la tua telefonata mi ha dato una spinta. Ascoltare la tua voce è stato come riscoprire un passaggio di un libro che avevo letto qualche tempo fa". Comincia così una lettera di Barak Obama ad una ragazza di cui si era invaghito prima di incontrare Michelle. La Emory University di Atlanta ha ottenuto e tolto dall’ombra dell’intimità nove lettere di quel periodo che rivelano alcuni aspetti del carattere di quello che sarebbe diventato il primo presidente nero degli Stati Uniti. "Risalgono al periodo che va dall’autunno del 1982 alla primavera del 1984", scrive La Stampa. "Barack si è trasferito alla Columbia University di New York, e dalla sua casa sulla 114 a strada si rivolge alla ragazza che è stata il suo primo amore adulto. Si chiama Alexandra McLear. Obama sa che l'amore a distanza non sarà possibile. 

Sembra che noi due vorremo sempre quello che non possiamo avere. Questo è ciò che ci unisce. Questo è ciò che ci separa [...] Sono certo che sai quanto mi manchi, che la mia preoccupazione per te è vasta come l’aria, la mia fiducia in te profonda come il mare, il mio amore ricco e pieno

Lettere da cui si evince un animo giovane e poetico: "Un ragazzo nero con un braccio dietro alla testa, che guarda il soffitto con gli occhi umidi, e una giovane donna bianca che riposa la sua testa sul suo braccio, separati nell’occhio del ciclone". Alcuni passaggi riguardano invece la sua difficile situazione finanziaria: "Una settimana non riesco a pagare il francobollo per spedire un curriculum, e quella dopo devo far respingere un assegno per affittare una macchina da scrivere. Fluttuo fra una incontenibile curiosità, e una pesante, inerte noia".

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 (Linkedin)
 
 Alexandra McLear

E poi la confusione in cui quel periodo lo aveva gettato: "La mie idee non sono più cristallizzate come quando andavo a scuola, ma hanno più immediatezza e peso, che potrebbero risultare utili quando sono più partecipe e meno osservatore esterno". E poi l'isolamento. E il problema del pregiudizio verso i neri: "Preso in mezzo, senza una classe, una struttura o una tradizione che mi sostenga, in un certo senso la scelta di intraprendere un cammino differente è fatta per me. L’unica maniera per attutire i miei sentimenti di isolamento è assorbire tutte le tradizioni, le classi, farle mie, e offrire me stesso ad esse. Prese separatamente, sarebbero inaccettabili e insostenibili. Non distinguo tra la lotta con il mondo e con me stesso".  



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