Sfogliamondo: la retromarcia di Truss e la controffensiva di Kiev

Sfogliamondo: la retromarcia di Truss e la controffensiva di Kiev

I quotidiani internazionali dedicano ancora ampio spazio alle elezioni in Brasile che si appresta a tornare alle urne per il ballottaggio tra Lula e Bolsonaro

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AGI - Due temi compaiono su gran parte delle prima pagine internazionali di oggi: l’Ucraina, inquadrata sotto vari profili ma soprattutto quello dei nuovi successi della controffensiva di Kiev, e l’inversione di marcia sul taglio delle tasse per i ricchi cui la premier britannica Liz Truss ha dovuto piegarsi dopo aver provocato il deprezzamento della sterlina e una rivolta nel suo partito. C’è spazio anche per il ballottaggio che Lula e Bolsonaro dovranno disputare per contendersi la presidenza del Brasile, mentre soltanto Le Monde valorizza il nuovo golpe militare che spinge il Burkina Faso sotto l’ala di Putin.

Washington post

Si è aperto il primo processo per “cospirazione sediziosa” contro membri di un gruppo di estrema destra per l’assalto al Campidoglio dopo la sconfitta elettorale di Trump, e il Washington Post dà risalto alla notizia in prima pagina con un titolo che, citando le parole del pubblico ministero nel suo intervento iniziale, viene definito un attacco “per scardinare un fondamento della democrazia americana”, l’avvicendamento pacifico alla Casa Bianca.

Alla sbarra il leader degli “Oath Keepers” (fedeli al giuramento), Stewart Rhodes, e quattro suoi accoliti che secondo l’accusa hanno pianificato una ribellione armata ammassando un arsenale di armi da fuoco nella vicina Virginia e poi hanno fatto irruzione con la forza nella sede del Congress per impedire la ratifica della vittoria del presidente Biden, “contrastando la volontà degli elettori statunitensi e dei rappresentanti eletti”, secondo il procuratore Jeffrey Nestler. La tesi della difesa è che gli imputati volevano solo garantire il servizio d’ordine alla manifestazione dei trumpiani e non hanno preso parte alle violenze.

In evidenza anche l’Ucraina con l’avanzata delle truppe di Kiev nei territori annessi unilateralmente da Putin: dopo aver ripreso Lyman, si muovono ora “trionfanti” verso Luhansk. Tra gli altri titoli, ancora l’urgano Ian, un servizio sulle violenze sessuali nel mondo del calcio femminile e un focus sul candidato repubblicano al Senato in Pennsylvania, Mehmet Oz, che ha un passato di imbonitore televisivo di una dieta “controversa” basata sull’assunzione di un ormone che viene prodotto dalle donne in gravidanza e la riduzione dell’alimentazione a sole 500 calorie al giorno.

New York Times

Tra i quotidiani internazionali più costanti nel mantenere alta l’attenzione sull’Ucraina, anche oggi il New York Times vi dedica due titoli nella fascia alta della sua prima pagina, occupata per metà da una grande fotografia che fa da richiamo alle notizie sul proseguire della ricerca dei dispersi dopo il passaggio dell’uragano Ian. Il quotidiano descrive i vertici russi nel caos, al punto da non sapere con esattezza i confini dei territori annessi, e cerca di mettere in luce quali rischi correrebbe Putin se facesse ricorso ad armi nucleari tattiche.

Anzitutto, militarmente perché “sono difficili da usare, e più difficili da controllare”, e “più utile come deterrente intimidatorio” che non sul campo di battaglia. In questo senso, “sarebbe un ultimo disperato tentativo di Putin di fermare la controffensiva ucraina, minacciando di rendere inabitabili parti dell'Ucraina”.

Ma anche se vi riuscisse, “i rischi per Putin potrebbero facilmente superare qualsiasi guadagno”, perché la Russia “diventerebbe un paria internazionale e l'Occidente cercherebbero di trarre vantaggio dalla detonazione nucleare per cercare di portare Cina e India, e altri che stanno ancora acquistando petrolio e gas russi, a unirsi alle sanzioni cui hanno finora resistito”. Infine, spinte da veni, “le radiazioni rilasciate dalle armi russe potrebbero facilmente ricadere sul territorio russo”.

Wall Street Journal

La penetrazione delle truppe ucraine verso Sud, nella regione di Kherson, in evidenza con un grande fotografia sulla prima pagina del Wall Street Journal, che dedica però il titolo centrale a un’analisi del mercato dell’auto negli Usa: le consegne di veicoli sono riprese dopo il lungo rallentamento dovuto alle difficoltà di approvvigionamento, ma le auto nuove arrivano nelle concessionarie in un momento di calo della domanda, a causa del rialzo dei tassi che rende i finanziamenti all’acquisto più onerosi, ma anche alla scarsa propensione a cambiare la macchina in questa preoccupante fase dell’economia.

Molte case automobilistiche hanno dunque accusato sul mercato americano cali delle vendite nel terzo trimestre: Toyota ha segnato un -7%, Stellantis un -6%, e Nissan ha fatto anche peggio con un - 23%. Spazio anche alla notizia che la Corte Suprema ha avviato l’esame di vari ricorsi di famiglie di vittime del terrorismo jihadista che accusano Twitter, Facebook e YouTube di essere corresponsabili degli attacchi dello Stato islamico, per averne pubblicato sulle loro piattaforme contenuti propagandistici. Si tratta, sottolinea il Wsj, di “una nuova sfida all'ampia immunità legale fornita alle società Internet dalla legge nota come Sezione 230” e secondo cui le società non possono essere chiamate a rispondere dei contenuti messi on line da loro utenti.

Una eventuale sentenza “potrebbe avere ripercussioni per le aziende e gli utenti di Internet in tutto il mondo”, osserva il quotidiano. Tra gli altri titoli, la clamorosa marcia indietro della premier britannica Liz Truss sul taglio delle tasse per i ricchi, cui ha dovuto rinunciare per la solenne bocciatura dei mercati che hanno determinato il crollo della sterlina e per la rivolta degli stessi Tory, terrorizzati dai sondaggi che danno il Labour in vantaggio di 33 punti.

Financial Times

Il governo Truss si affanna a rassicurare i mercati e dopo il dietrofront sui tagli fiscali per i ricchi, che avevano determinato una precipitosa svalutazione della sterlina perché finanziati con indebitamento, accelera il piano di riduzione del debito: questa l’apertura del Financial Times, che mette in evidenza la ripresa del pound e il raffreddamento della pressione sui titoli di Stato britannici per effetto della rinuncia all’abolizione dell’aliquota del 45% dell’imposta sui redditi.

Ora si aspetta che il cancelliere dello Scacchiere, Kwarteng, pubblichi entro il mese le misure fiscali accompagnate da previsioni ufficiali che inizialmente aveva deciso di posticipare fino al 23 novembre. Insomma, una rincorsa a rimediare ai passi falsi che, sottolinea Ft, “hanno recato gravi danni all’autorevolezza del primo ministro e del suo cancelliere”.

E se Truss insiste nel dire che “non ha mai pensato” di rimuovere Kwarteng, è perché “lei stessa ha partecipato alla definizione del piano fiscale”, rileva il giornale, che mette in risalto, con un altro titolo, anche altri guai per la premier, entrata in polemica con il ministro dell’Industria, Jacob Rees-Mogg, bocciandone le proposte di riforma del mercato del lavoro.

The Times

Liz Truss sotto attacco nel partito conservatore dopo essere stata costretta a fare marcia indietro sui tagli fiscali per i ricchi che avevano prodotto disastrosi effetti sulla sterlina e sul debito pubblico. Questo il tema che il Times sceglie per la sua apertura, in cui offre anticipazioni sull’intervento dell’ex ministra dell’Interno, Priti Patel, alla conferenza dei Tory in corso a Birmingham.

Patel, una delle persone più vicine a Boris Johnson, dirà che il partito “vive o muore sull’economia” e accuserà la premier “di spendere oggi senza pensare al domani”, una linea che rende il debito pubblico “simile al Blob del vecchio film horror” che fagocitando risorse si ingrandisce sempre più e perciò ha bisogno di sempre più risorse. L’ex ministra evidenzierà anche che finora Truss non ha presentato un piano sulla riduzione della spesa pubblica, limitandosi ad annunci senza sostanza. Un altro titolo è per la legge cui sta lavorando la ministra dell’Interno, Suella Braverman, che precluderà categoricamente a tutti i migranti entrati illegalmente nel Regno Unito la possibilità di ottenere mai asilo.

Le Monde

Due fatti internazionali sono in rilievo sulla prima pagina di Le Monde: le presidenziali brasiliane in apertura e il golpe militare filorusso in Burkina Faso al centro. In Brasile, titola il giornale, si giocherà “un secondo turno incerto” tra Lula e Bolsonaro. Il ballottaggio è aperto perché, “dopo una campagna elettorale segnate da fake e news e violenze”, la distanza tra i due sfidanti è molto minore di quella che avevano previsto i sondaggi, con il leader della sinistra ed ex presidente Lula al 48,43% e l’uscente di estrema destra al 43,20%.

Ma i candidati di Bolsonaro hanno trionfato nel voto per il rinnovo del Parlamento, che sarà a maggioranza conservatrice: il partito liberale del presidente si è confermato prima forza alla Camera e lo è diventato al Senato. “Un risultato che testimonia il radicamento del bolsonarismo nella società brasiliana a prescindere dall’esito delle presidenziali”, nota Le Monde.

In Burkina Faso il colpo di Stato guidato dal capitano Brahim Traorè ha rovesciato il regime di un altro militare, il colonnello Sandaogo Damiba, che aveva a sua volta preso il potere con un putsch nel gennaio scorso: l’entrata vittoriosa di Traoré nella capitale Ouagadougou è stata salutata da uno sventolio di bandiere russe, a conferma che il nuovo uomo forte del Paese è legato a Mosca e della “crescente influenza russa nella regione”. I golpisti hanno anche scatenato violenze antifrancesi, con la distruzione di vari simboli dell’ex potenza coloniale.

Le Figaro

Il “grande capovolgimento” nel rapporto dei francesi con il lavoro è il tema su cui punta oggi Le Figaro, che racconta come dopo la pandemia e la diffusione del telelavoro è cambiato l’atteggiamento e sono cresciute sia l’insofferenza per le gerarchie sia la propensione a privilegiare la propria vita privata rispetto alla carriera, sicché un terzo dei lavoratori dipendenti ha rivisto i propri programmi occupazionali. Il giornale vi coglie il segno di un “Occidente stanco”, e scrive: “Ossessionato da tempo dalla lotta alla disoccupazione, questo cancro sociale che distrugge individui, famiglie, a volte interi territori, l'Occidente si trova ora di fronte al suo doppio negativo: la messa in discussione del lavoro. In Francia, in Europa, negli Stati Uniti, le generazioni più giovani, ma anche quelle già affermate nella vita, rifiutano di fare della propria attività professionale il centro della propria esistenza”.

Il lavoro sembra essere diventato “un accessorio al servizio di altre preoccupazioni con nuovi contorni: realizzazione personale, conservazione della vita familiare, ricerca di senso, difesa dell'ambiente”. Sicché “le offerte di lavoro non trovano più accettazione, le dimissioni diventano all'ordine del giorno, i candidati dettano le proprie esigenze ai reclutatori, l'impegno al servizio della propria azienda è ridotto al minimo indispensabile”. Una tendenza per Le Figaro pericolosa e che può innescare il declino delle economie occidentali in favore di altre che dispongono di una forza lavoro più impegnata.

El Pais

“Truss cede al suo partito e ai mercati, e ritira il taglio fiscale per i ricchi”: così titola El Pais nella sua apertura dedicata alla giravolta della premier britannica che “dopo soli 10 giorni” ha dovuto correggere il piano di cui aveva fatto una bandiera.

La vicenda, commenta il giornale, “lascia la Truss in un vuoto di credibilità” e “ci vorrà ben altro che una piccola inversione di marcia per riconquistare la fiducia degli investitori mondiali”, mentre i mercati “continuano ad avere motivo di essere preoccupati per la politica fiscale del governo britannico” che pur senza il taglio delle tasse per i più ricchi continua a prevedere sgravi finanziati con aumento del 4% del già elevato debito pubblico. In evidenza anche i dati sull’economia spagnola, con la crescita rivista al ribasso ma comunque attestata per l’anno prossimo su un robusto 2,1%, le elezioni presidenziali brasiliane e l’Ucraina dove “i russi ripiegano davanti all’offensiva nel Sud”.

Frankfurter Allgemeine Zeitung

Le forniture di armi pesanti all’Ucraina è il tema di apertura della Frankfurter Allgemeine Zeitung, che punta sulla partecipazione della Germania, assieme a Danimarca e Norvegia, al finanziamento della produzione di obici slovacchi “Zuzana 2” da consegnare a Kiev il prossimo anno. Al ritorno da un viaggio a Odessa, il ministro della Difesa Christine Lambrecht ha spiegato che il costo del progetto è di 92 milioni di euro, d ripartire in parti uguali tra i tre Paesi. Berlino inoltre, ha aggiunto Lambrecht, garantirà in tempi rapidi l’invio del sistema di difesa aerea Iris-T SLM.

Intanto, sottolinea la Faz, “dopo la liberazione della città strategicamente importante di Lyman nel fine settimana, le truppe ucraine hanno riconquistato anche alcune città sul fronte meridionale nella regione di Kherson” i russi nei territori occupati “sono sotto pressione davanti all'avanzata ucraina”, tanto che “attualmente, nessuno dei territori ucraini annessi venerdì è completamente sotto il controllo russo”.

Ma, nota il giornale, “Putin è visibilmente indebolito, ma non così debole che lui (o chiunque altro al suo posto) sia costretto a fare marcia indietro”, e dunque, come ha detto il segretario alla Difesa americano Austin, è difficile prevedere l'ulteriore corso della guerra.

Per questo Washington resta cauta e temporeggia sulla fornitura dei missili balistici a corto raggio invocati dagli ucraini: “Per il momento, il governo americano si attiene al suo approccio di aumentare costantemente ma con cautela la pressione su Putin per evitare che la guerra si diffonda alla Nato”, scrive la Faz. In prima pagina spiccano anche la politica interna, col discorso del presidente del Bundestag per la giornata della riunificazione tedesca, le presidenziali in Brasile e il Nobel per la medicina allo svedese Paabo.

China Daily

Il settore immobiliare in Cina “dovrebbe stabilizzarsi ulteriormente nei prossimi mesi grazie a misure politiche di sostegno, che aiuteranno anche a sostenere l'espansione economica complessiva”: lo assicura il China Daily, che mette in primo piano un lungo servizio in cui si pronunciano vari economisti cinesi. Esiste, a loro avviso, “un ampio margine politico per manovrare il mercato immobiliare in un circolo virtuoso”, con le annunciate misure per ridurre i costi di acquisto delle case e aumentare la domanda.

Il giornale mette in risalto anche i suoi dubbi “sul futuro di un tanto decantato piano dell'Australia di acquistare una nuova flotta di sottomarini a propulsione nucleare dagli Stati Uniti e dal Regno Unito, un anno dopo l'annuncio dell'accordo”. I natanti dovrebbero essere assemblati in Australia, ma “non è nemmeno chiaro se la nazione abbia la capacità industriale o l'esperienza tecnica” necessarie né se “possa permettersi di pagarli”, scrive il China Daily.

Quotidiano del Popolo

Gli Usa “esportano inflazione e rallentano l’economia globale”, accusa il People’s Daily, edizione in inglese dell’organo ufficiale del Partito comunista cinese, che dedica un’analisi al rafforzamento del dollaro sull’onda della sequenza di rialzi dei tassi di interesse attuata dalla Fed, la più consistente dagli anni ’80. Questi aumenti del costo del denaro “avranno sicuramente impatti negativi sul mondo e aggraveranno le difficoltà finanziarie dei Paesi in via di sviluppo, poiché i dollari Usa sono al centro del sistema finanziario internazionale”, scrive il giornale, secondo cui, però, “hanno pesato anche su Europa, Giappone e altre economie sviluppate” perché hanno prodotto un deprezzamento dell’euro che ha aggravato l’inflazione.

“Di conseguenza, l'economia europea, già colpita dalla crisi ucraina, subirà una maggiore pressione”, avverte il giornale, secondo cui “essendo la più grande economia mondiale, gli Stati Uniti dovrebbero adottare politiche economiche e finanziarie responsabili e controllarne l'effetto di spillover, in modo da evitare di esportare i rischi di inflazione e recessione nel resto del mondo”.

In mancanza, “di fronte all'egemonia economica degli Stati Uniti, i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo dovrebbero adottare una prospettiva a lungo termine, migliorare il sistema e le regole della governance economica internazionale e rendere la governance globale più equa ed equa”.