"La telefonata tra Erdogan e Putin dimostra che il negoziato non è morto"

"La telefonata tra Erdogan e Putin dimostra che il negoziato non è morto"

Lo sostiene Mesut Hakki Casin, ex ufficiale dell'aeronautica ed esperto di storia militare russa, in un'intervista all'AGI: "È chiaro che la Turchia è in prima fila, ma non basta, è l'Onu che deve scendere in campo come garante"

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© MUSTAFA KAMACI / ANADOLU AGENCY VIA AFP - Erdogan

AGI - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha chiamato al telefono il collega russo Vladimir Putin, l'ennesimo tentativo da parte di Erdogan di mediare tra Mosca e Kiev, una telefonata arrivata in un momento in cui il negoziato sembra giacere su un binario morto e in cui i margini per una mediazione da parte di Ankara sembrano essersi nettamente ridotti, ma non azzerati del tutto.

Ne parla con l'AGI il professor Mesut Hakki Casin, ex ufficiale dell'aeronautica per conto di cui ha preso parte al programma Nato sui jet da guerra americani F-16. Esperto di storia militare russa riguardo cui ha scritto un libro di grande successo, ora professore di diritto e relazioni internazionali, siede al tavolo dei consiglieri della politica estera del governo turco.

"La telefonata di oggi lascia intendere che il negoziato non è morto, anzi potrebbe prendere una direzione diversa. La telefonata di Erdogan ha fatto registrare due sviluppi importanti che vanno sottolineati. Il primo riguarda la costituzione di un meccanismo che garantisca la sicurezza nelle aree contese, dove il conflitto va avanti. Un meccanismo che si basi innanzitutto su un tavolo cui siedono rappresentanti delle parti del conflitto e paesi terzi. È chiaro che la Turchia è in prima fila per ricoprire il ruolo di mediatore, ma non basta, è l'Onu che deve scendere in campo come garante".

"Il secondo step riguarda un osservatorio che consenta di segnalare a tutte le violazioni alle regole di ingaggio e in ultima analisi permetta di prevenire scontri di qualsiasi entita' attraverso la presenza di forze militari di Paesi terzi. La Turchia, come ha detto Erdogan, e' pronta a fare la propria parte e assumere il ruolo di Paese osservatore", ha detto il prof Casin.

La questione del grano

Il secondo sviluppo riguarda il Mar Nero e le derrate di grano bloccate nei porti ucraini che secondo immagini satellitari e le accuse provenienti da Kiev sarebbero oggetto di furti da parte dei russi. Il professor Casin definisce la questione delle forniture alimentari "importante almeno quanto la sicurezza nazionale" e destinata ad avere "ripercussioni enormi, potenzialmente drammatiche sopratutto per i Paesi africani".

"La telefonata potrebbe aver spianato la strada a una soluzione che consenta di sbloccare le tonnellate di grano bloccate nei porti ucraini. Certo è presto per giungere a conclusioni in questo senso, tuttavia a sbloccare la situazione potrebbe essere l'impegno della Russia a sminare il Mar Nero, renderlo di nuovo sicuro, a partire da Odessa. Se la Russia davvero mantenesse fede a questo impegno allora si aprirebbe uno spiraglio per l'abolizione delle sanzioni da parte dei Paesi occidentali che la Nato chiede. Si tratta di due step decisivi per garantire la sicurezza alimentare di tantissimi Paesi, una questione prioritaria su cui le trattative proseguiranno. Per Mosca il blocco del grano e' uno strumento per alleviare le sanzioni ed e' nell'interesse di tutti giungere a una soluzione", ha spiegato Casin.

"Siamo entrati in una nuova fase del negoziato in cui bisogna guardare agli aspetti concreti, che permettano un riavvicinamento tra le parti e e realmente negoziabili. La mediazione della Turchia è stata intensa e sarebbe potuta passare alla storia, ma per capire cosa non abbia funzionato e perché non si sia giunti a un cessate il fuoco bisogna chiedersi se la guerra fosse tra Russia e Ucraina o tra Russia e Nato". 

Nella Nato Italia e Spagna potrebbero sostenere Ankara 

Un punto centrale, che secondo l'ex ufficiale di aeronautica e ora consigliere del governo riguarda anche i rapporti e il peso che Ankara ha assunto all'interno dell'Alleanza Atlantica, negli ultimi mesi in particolare. "La Turchia ha sferrato 4 diverse offensive diplomatiche: la prima con il vertice di Antalya, durante il quale si sono incontrati i ministri degli Esteri di Russia e Ucraina, la seconda con il negoziato di Istanbul di fine marzo che ha portato a una bozza per un possibile accordo, poi saltato per gli sviluppi del conflitto, la terza con il tentativo delle scorse settimane di sbloccare il grano ucraino".

"I primi due tentativi sono andati a vuoto anche perché la volontà di porre fine al conflitto non era condivisa da tutti i membri Nato, Usa in testa e, come detto, questa non è mai stata una guerra tra Russia e Ucraina, altrimenti i tentativi della Turchia avrebbero avuto ben alto esito. Ora siamo giunti al quarto tentativo, che riguarda appunto un meccanismo di controllo sul campo e il passaggio delle derrate di grano attraverso il Mar Nero".

Proprio una convergenza e comunione di intenti all'interno della Nato potrebbe risultare decisiva per giungere a risultati concreti e, secondo Casin, Italia e Spagna sono due Paesi Nato che potrebbero e dovrebbero dare sostegno alla Turchia. Paesi dell'area mediterranea con cui la Turchia ha ottimi rapporti e che già hanno mediato a favore di Ankara nel recente passato, nella disputa relativa il mediterraneo orientale.

"È importante che la Turchia non continui ad agire da sola all'interno della Nato e Italia e Spagna sono i due Paesi con cui condividiamo valori, interessi, posizione geografica e con cui abbiamo agito sempre di concerto in passato senza frizione. Non ci sono conseguenze negative che ricadono sulla Turchia senza toccare Spagna e Italia Paesi importanti che se unissero il proprio sforzo diplomatico a quello della Turchia permetterebbero di fare passi avanti verso la pace".