L'isola di Pasqua dice no al ritorno dei turisti

L'isola di Pasqua dice no al ritorno dei turisti

La popolazione Rapa Nui ha votato contro la riapertura delle frontiere agli stranieri a partire dal prossimo gennaio. Solo il 20% degli abitanti è andato a votare, ma tra questi il 67% ha risposto no

Rapa Nui dice no a ritorno turisti covid

AGI - Con un voto non vincolante, la popolazione dell’Isola di Pasqua si è espressa contro la riapertura del territorio del Pacifico Sud ai turisti stranieri a partire da gennaio 2022. È da marzo 2020 che per le restrizioni contro la pandemia di Covid i 10 mila abitanti dell’isola non vedono un solo turista.

Ai cittadini, al 60% di etnia Rapa Nui di cultura polinesiana, è stata posta la seguente domanda: “Volete riaprire l’isola a partire da gennaio?”. Solo il 20% degli abitanti è andato a votare, ma tra questi il 67% ha risposto no, in tutto 649 voti, contro 320 per il sì e tre schede nulle.

In realtà sulla riapertura dell’isola di Pasqua, 3.700 km dalle coste del Cile, nota per i suoi misteriosi megaliti, a decidere saranno le autorità sanitarie della regione cilena di Valparaiso, della quale dipende a livello amministrativo.

Secondo i bilanci diffusi dalle autorità locali, ad oggi in loco si sono registrati solo 8 casi di Covid-19, zero contagi da settembre 2020 e nessun decesso. Inoltre il 73,1% della popolazione è già vaccinato contro il Covid. La popolazione dell’isola di Pasqua, in proporzione maggiore rispetto a molti altri Paesi nel mondo, si trova di fronte al difficile dilemma tra salute e economia.

In effetti il centro medico-sanitario di Hanga Roa, la capitale, non ha alcuna unità di cure intensive e solo un’ambulanza medicalizzata fatta arrivare un mese fa dal continente per trasportare un paziente in pericolo di vita come conseguenza del Covid.

Tuttavia rifiutare il ritorno dei turisti causerà ulteriori danni all’economia e alla popolazione dell’isola, strettamente dipendenti da questo settore di attività.

 “È molto semplice: sono quasi due anni che siamo chiusi e i nostri redditi si sono ridotti così tanto che bastano a malapena per sopravvivere” ha riferito Salvador Atan, vicepresidente della comunità locale Ma’u Henua