Libano, parla Samy Gemayel: "Da Hezbollah provocazioni quotidiane"

Libano, parla Samy Gemayel: "Da Hezbollah provocazioni quotidiane"

Il leader del partito cristiano maronita Kataeb commenta con l'AGI le violenze scoppiate ieri a Beirut che hanno provocato la morte di 7 persone

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© facebook 
- Samy Gemayel 

AGI -  Da parte di Hezbollah vi sono "provocazioni e aggresioni quotidiane" e i fatti avvenuti ieri a Tayouné, quartiere cristiano della capitale libanese, sono da considerare nell'ambito di un'atmosfera che era già "tesa", afferma Samy Gemayel, presidente del partito cristiano maronita Kataeb, figlio dell'ex presidente del Paese, Amin, e nipote di Bashir, assassinato appena eletto presidente nel 1982, nel pieno della guerra civile. Per risolvere questa situazione, prosegue Gemayel, il cui nonno Pierre fondò Kataeb, noto anche come partito falangista, "l'esercito dovrebbe sequestrare le armi a Hezbollah, che le ha mantenute anche dopo l'uscita nel 2005 della Siria dal Libano con la scusa che servono per difendere il Paese da un eventuale attacco da parte di Israele".

Cosa è accaduto ieri?
"Le milizie di Hezbollah sono entrate nelle strade interne del quartiere cristiano Tayouné, hanno rotto le vetrine dei negozi e aggredito gli abitanti, sia fisicamente che verbalmente. Era impossibile non reagire... fra l'altro, per entrare in queste strade interne hanno prima aggredito l'esercito, che sapendo quanto la situazione è tesa aveva presidiato il quartiere con un posto di blocco strategico. I manifestanti lo hanno sfondato picchiando alcuni soldati".

Chi ha sparato sui manifestanti?
"Né il mio partito né gli altri partiti cristiani presenti nel quartiere hanno rivendicato questi tiri, ma Hezbollah provoca sempre di più e ha organizzato questa manifestazione (insieme con l'alleato Amal, ndr) per intimidire il giudice Tareq Bitar, che sta semplicemente facendo il suo lavoro (con l'inchiesta sull'esplosione al porto di Beirut, ndr). La verità è che vi sono provocazioni quotidiane, aggressioni quotidiane, insulti quotidiani da parte di Hezbollah. Insomma, l'atmosfera era già tesa". 

Quale può essere la soluzione per porre fine alla tensione e agli scontri?
"L'esercito dovrebbe sequestrare le armi a Hezbollah, che le ha mantenute anche dopo l'uscita nel 2005 della Siria dal Libano con la scusa che servono per difendere il Paese da un eventuale attacco da parte di Israele. In realtà i miliziani di Hezbollah sono mercenari al servizio dell'Iran, il loro capo risponde all'Iran e non considera il nostro presidente. Non hanno nulla a che fare con il Libano, non hanno un'agenda politica per il nostro Paese".